ROBERT McCAMMON.
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L'INVASIONE.
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Titolo originale: Stinger. 1987.
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Parte 2.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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18.
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Una nuova ragazza in paese.
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Scendeva la notte. L'insegna elettronica della First Texas Bank segnava
25 gradi alle 8 e 22.
Nel box ridotto a un forno Cody aveva terminato il lavoro della giornata
e radunava gli utensili per dare una ripassata al motore della moto. Verso
le nove il signor Mendoza avrebbe chiuso la stazione di servizio e allora
Cody come al solito avrebbe dovuto prendere la decisione: dormire a casa
e affrontare il vecchio, a un certo punto della notte; rifugiarsi nel fortino,
che era turbolento come un ostello infernale e puzzava di marijuana; oppu-
re dormire sulla Sedia a Dondolo, certo non il pi comodo dei giacigli, ma
di sicuro il pi tranquillo.
Si chin a prendere da una scatola di cartone alcuni stracci puliti; dal ta-
schino gli cadde la fialetta di vetro, che tintinn allegramente sul cemento,
ma non si ruppe. Cody si affrett a raccoglierla, anche se il signor Mendo-
za era in ufficio a leggere il giornale e ad aspettare l'arrivo dell'autobus
della Trailways.
Cody sollev la fiala e guard i cristalli. Una volta aveva provato a fiuta-
re cocaina, per scommessa con Bobby Clay Clemmons, e gli era bastato; la
droga non gli piaceva, si rischiava l'assuefazione e l'impossibilit di conti-
nuare a vivere facendone a meno. Aveva visto diversi 'Gades rovinati dalla
droga, come Mitch, il fratello maggiore di Tank, che quattro anni prima
aveva spinto la sua Mustang sui binari della ferrovia e si era schiantato a
cento all'ora contro un treno in arrivo, uccidendo non solo se stesso, ma
anche due ragazze e il figlio del sindaco Brett. Cody non beveva neppure:
al massimo, nei momenti peggiori, si faceva un paio di "canne", ma non se
la vita di altri dipendeva dalle sue decisioni. Era una stronzata, lasciare che
fosse la droga a ragionare.
Per conosceva gente che avrebbe dato il braccio destro per inalare i va-
pori di quei cristalli. Sarebbe stato facile andare al fortino, riscaldarli su di
una fiamma, e inalarli fino a ridursi il cervello in pappa. Ma non l'avrebbe-
ro aiutato a vedere il mondo con maggiore chiarezza; lo avrebbero solo
convinto che Mack Cade era l'unica via d'uscita da Inferno e che gli con-
veniva saltare alla voce del padrone.
Pos la fialetta sul banco da lavoro e per un momento riflett sui cristalli
e sulle parole del signor Mendoza: l'uomo  responsabile delle proprie a-
zioni. Forse erano stronzate fuori moda, ma forse contenevano un fondo di
verit.
Comunque, aveva gi preso la decisione.
Sollev la destra. Stringeva un martello da muratore. Lo cal sulla fialet-
ta, la fracass in mille pezzi, sbriciol i cristalli giallini. Con l'altra mano
spazz il banco e gett i frammenti in un secchio per la spazzatura, fra
stracci bisunti e lattine d'olio vuote.
Non avrebbe venduto l'anima per seicento dollari al mese.
Mise da parte il martello e continu a raccogliere le chiavi inglesi e a tu-
bo che gli servivano per la Honda.
Un clacson suon due colpi, bassi e profondi. L'autobus della Trailways,
arrivato da Odessa. Cody non alz lo sguardo e continu a lavorare; il si-
gnor Mendoza usc a parlare al conducente, originario di un paesino vicino
al suo, nell'interno del Messico.
I passeggeri, per la maggior parte anziani, scesero dall'autobus per ap-
profittare del gabinetto o dei distributori di dolciumi e di bibite. Ma fra di
loro c'era anche una ragazza con una valigia marrone assai sciupata, che
aveva terminato il viaggio. Si gir a dare un'occhiata al conducente, vide
che parlava a un uomo scuro di pelle, con capelli e baffi grigi. Poi not il
ragazzo biondo che lavorava nell'officina; si avvi verso di lui, portando
con s la valigia.
Cody aveva gi radunato gli utensili necessari e aveva preparato sul ban-
cone le candele nuove. Si chin per iniziare il lavoro, ma dietro di lui la
ragazza disse: - Scusa.
- Il bagno  in fondo all'ufficio. - Cody lo indic con un cenno. Era
abituato a essere interrotto dai passeggeri dell'autobus.
- Gracias, ma vorrei delle indicazioni.
Cody si gir a guardarla. Si raddrizz e si pul le mani sul davanti della
maglietta gi lurida.
La ragazza aveva al massimo diciassette anni: capelli nerissimi, lunghi
alla spalla, viso ovale, zigomi alti, occhi bruni che diedero a Cody un bri-
vido lungo la schiena. Alta sul metro e settanta, aveva fisico snello: nel
gergo di Cody, una gran pivella. Anche se messicana. Aveva la pelle color
caffelatte e non portava trucco, a parte un rossetto assai chiaro. I suoi occhi
non avevano certo bisogno d'aiuti cosmetici, pens Cody; erano profondi e
fermi, anche se un po' cerchiati per il lungo viaggio in autobus. La ragazza
indossava una blusa rossa a quadretti, calzoni beige, scarpe da tennis; dalla
catenina d'argento, un cuore le pendeva nell'incavo del collo.
- Indicazioni - ripet Cody. Gli pareva d'avere in bocca troppa saliva
e temeva di perdere la bava: allora che cos'avrebbe pensato di lui, la pivel-
la? - Ah... certo. - Era sicuro di puzzare come un incrocio fra una fab-
brica di grasso e un cortile di fattoria. - Indicazioni per dove?
- Una casa. Sai dove abita Rick Jurado?
A Cody parve che gli avessero gettato in faccia un secchio d'acqua gela-
ta. - Ah... gi, lo so. Perch?
-  mio fratello - disse la ragazza.
E lui rispose, con un filo di voce: - Oh.
La ragazza si sorprese che il biondo non dicesse altro. L'aveva visto soc-
chiudere gli occhi, al nome di Rick. Come mai? L'orecchino a forma di te-
schio mand uno scintillio. Era un bel ragazzo, di una bellezza un po' rude,
ma pareva promettere guai e in fondo agli occhi aveva un qualcosa di peri-
coloso, che t'avrebbe azzannato in un attimo, se non stavi attenta. E infatti
parve smontarla e rimontarla un pezzo alla volta.
- Allora? - lo incit lei. - Come ci arrivo?
- Da quella parte. - Indic il sud. - Dopo il ponte, a Bordertown.
Abita in Second Street.
- Gracias. - Conosceva l'indirizzo, dalle lettere che il fratello le man-
dava. Si avvi, portando con s la valigia che conteneva tutte le sue cose.
Cody lasci che percorresse alcuni passi e non pot fare a meno d'ammi-
rarne le natiche sode. Una gran bella pollastra, pens, anche se era la sorel-
la di Jurado. Avr preso dalla madre, si disse, perch non assomigliava
certo a quel bastardo d'illegale. Cody conosceva altre ragazze graziose, ma
non aveva mai visto una pivella messicana cos carina; il fatto che fosse
una Jurado la rendeva in un certo senso pi eccitante. - Ehi! - la chia-
m; la ragazza si ferm. -  una bella sfangata, da qui.
- Non importa.
- Forse no, ma da quelle parti  anche dura. - Usc dal box e si pul
meglio le mani. - Voglio dire, non sai mai cosa ti pu capitare.
- So badare a me stessa. - Si avvi di nuovo.
Giusto, pens Cody; vai pure a farti stuprare da uno di quei pazzi ba-
stardi. Alz gli occhi, vide spuntare le prime stelle. A ovest una striscia
rosso scuro tagliava l'orizzonte; la luna si levava, gialla e piena. Dalla
chiesa battista di Inferno provenivano incerti accordi di pianoforte e alcune
voci che si sforzavano di non stonare: le prove del coro. Le luci di Inferno
si erano accese: il guizzo rossastro del neon del Brandin' Iron, le luci bian-
che intorno al tetto della banca, le vistose lampadine multicolori sopra il
deposito d'auto usate di Cade. Le case mostravano quadrati di giallo e la
debole luminescenza azzurrina dei televisori. Su al fortino avevano tagliato
la corrente, ma i 'Gades avevano usato soldi della cassa comune per com-
prare nel negozio di ferramenta lampade a incandescenza portatili ed erano
queste a illuminare il condominio. Dal deposito provenivano lampi di luce
azzurra e spirali di scintille: il lavoro notturno era iniziato e qualcuno ta-
gliava lamiere usando la fiamma ossidrica.
Cody guard la sorella di Jurado allontanarsi, fin quasi al limitare della
zona illuminata intorno alla stazione di servizio. Gli parve che da un mo-
mento all'altro la valigia dovesse vincere la battaglia. Sorrise all'idea che
gli era venuta: se l'avesse messa in pratica, Jurado avrebbe sbraitato con
tanta forza da farsi schizzare dai capelli la brillantina. Perch non realiz-
zarla? Non aveva niente da perdere. E poi, sarebbe stato divertente...
Si decise. Inforc la moto e accese il motore.
- Cody! - chiam il signor Mendoza, fermo poco lontano a sbadi-
gliare insieme al conducente dell'autobus. - Dove vai?
- A fare un'opera buona - rispose Cody. Prima che Mendoza re-
plicasse, acceler e part. Descrisse una curva e si ferm davanti alla sorel-
la di Jurado, proprio al limitare della zona illuminata; la ragazza lo guard
con aria perplessa che si mut in un lampo di collera.
- Salta su - le disse Cody.
- No, vado a piedi. - Scans la Honda e prosegu, con la valigia che
tirava da una parte.
Cody l'affianc, col motore che tossicchiava; era seduto, ma in pratica
portava la moto a passo d'uomo. - Non mordo - disse.
La ragazza non rispose; aveva allungato il passo, ma era ostacolata dalla
valigia.
- Non so nemmeno come ti chiami. Io sono Cody Lockett.
- Mi dai fastidio.
- No, cerco d'aiutarti! - Almeno stavolta lei aveva risposto: era una
sorta di progresso. - Metti la valigia sul sellino fra noi due e reggiti a me:
in due minuti ti porto dopo il ponte e a casa di tuo fratello.
Era arrivata fin l da sola, si disse lei, in un autobus cigolante, con un
uomo che russava sonoramente due posti pi indietro; poteva farcela fino
in fondo. E poi, non conosceva quel ragazzo e non accettava passaggi da
estranei. Si diede un'occhiata alle spalle e not a disagio che non c'erano
luci, da l ai lampioni che illuminavano il ponte. Ma le case erano vicine e
a dire il vero non si sentiva in pericolo. Se lui ci provava, gli avrebbe dato
una valigiata oppure cavato gli occhi.
- Allora, come ti chiami? - riprov Cody.
- Jurado.
- Gi, lo so. Ma di nome?
Lei esit. - Miranda - disse poi.
Cody lo ripet. - Un bel nome. Dai, Miranda, salta su e ti porto dall'al-
tra parte del ponte.
- Ho detto di no!
Cody si strinse nelle spalle. - Va bene, va bene. Ma poi non dire che
non ti ho messo in guardia dal Brontolone. - Gli venne cos, senza pen-
sarci. - Buona fortuna, sul ponte. - Acceler, come per correre via.
Miranda mosse ancora due passi... e sent vacillare la risolutezza. Le
parve che la valigia pesasse pi del normale. Si ferm, la pos a terra, si
massaggi la spalla.
- Cosa c'?
- Niente.
- Ah. Da come ti sei fermata, credevo che qualcosa non andasse. -
Glielo lesse negli occhi. - Non preoccuparti del Brontolone. Di solito,
prima delle otto e mezzo non va in giro.
Lei tese il polso davanti al faro della moto e controll l'ora. - Le otto e
mezzo sono passate - disse.
- Oh. Gi,  vero. Be', prima delle nove non  molto sveglio.
- Di chi parli esattamente?
- Del Brontolone. - Pensa in fretta, si disse. - Tu non sei di queste
parti, quindi non ne sai niente. Il Brontolone si  scavato una tana da qual-
che parte lungo lo Snake River; almeno, lo sceriffo la pensa cos. Comun-
que, di notte il Brontolone esce dalla tana e si nasconde sotto il ponte. Lo
sceriffo pensa che sia un indiano grande e grosso, alto quasi due metri, che
qualche anno fa  impazzito. Ha ucciso un bel po' di persone e... - pensa
in fretta! - e si  beccato in viso del vetriolo. Lo sceriffo cerca ancora di
catturarlo, ma il Brontolone  veloce come le vipere. Per questo, dopo il
tramonto, nessuno attraversa a piedi il ponte. Il Brontolone potrebbe essere
l sotto. Se non attraversi pi che in fretta, il Brontolone sale sul ponte con
la silenziosit del fumo e ti porta gi con lui. Ecco. - S'interruppe e not
che Miranda lo ascoltava ancora. - Farai meglio ad attraversare di corsa.
Certo, la valigia sembra pesante. Se la posi sul ponte, lui sentir il tonfo. Il
trucco  attraversare prima che lui si accorga della tua presenza. - Guard
per un momento dalla parte del ponte. - Non  poi lungo come sembra -
concluse.
Lei rise. Durante il racconto, l'espressione del ragazzo era diventata
fredda, poi scherzosamente sinistra. - Non sono una sciocca! - disse.
-  la verit! - Cody alz la destra. - Parola d'indiano!
Lei rise nuovamente. Quel modo di ridere, si rese conto Cody, gli piace-
va: era pulito, come lui pensava fosse il mormorio d'un ruscello di monta-
gna su sassi levigati, l dove la neve rende tutto bianco e nuovo.
Miranda riprese la valigia, fra le proteste della spalla. - Ho gi sentito
frottole, ma questa le batte tutte!
- Be', vai pure, allora. - Cody si finse esasperato. - Ma non fermarti,
una volta sul ponte. Continua a camminare e non badare a quel che vedi e
senti.
Miranda guard il ponte. Non c'era molto da vedere, solo cemento grigio
e chiazze di luce e d'ombra. A causa d'un lampione rotto, c'era una zona
d'ombra pi ampia, a tre metri dalla sponda pi lontana. Miranda si ritrov
a pensare che, se davvero esisteva un Brontolone, avrebbe colpito in quel
punto. Non era venuta da Forth Worth, cambiando autobus a Abilene e poi
a Odessa, solo per farsi ammazzare da un grosso indiano dal viso sfigurato.
Ma no, era una storia inventata di sana pianta per metterle paura! O no?
- C' la luna piena - disse Cody. - A lui piace, la luna piena.
- Se tocchi una sola parte che non devi toccare, ti mollo un cartone sui
denti - lo avvis Miranda. Si strinse al petto la valigia e si accomod sul
sellino, dietro di lui.
Centro, pens Cody. - Tieniti stretta ai miei fianchi - disse e lei, sen-
za molta convinzione, si afferr alla maglietta sporca. - Faremo una bella
volata, per passare il ponte prima che il Brontolone si accorga di noi. Tie-
niti forte! - Acceler, facendo rombare il motore. Innest la prima.
La moto vibr e s'impenn; per un attimo Cody credette che il peso extra
l'avrebbe fatta ribaltare. Si chin in avanti, per opporsi alla forza di gravit.
Miranda serr i denti per non strillare. Ma poi la Honda saett lungo Re-
publica Road, con la ruota anteriore tocc terra, lasci una striscia di
gomma bruciata; i due ragazzi filarono dritti verso il ponte, col vento in
faccia.
Miranda si aggrapp ai fianchi di Cody, quasi gli artigli la pelle sulle
costole.
Imboccarono a razzo il ponte, racchiusi in un bozzolo di rumore. Gli e-
laborati lampioni con globi di vetro affumicato passarono in un lampo.
Giunse l'ampia pozza d'ombra: a Miranda parve enorme, un pozzo di ca-
trame.
E allora Cody ebbe l'idea folle. Non pot farne a meno. - C' il Bronto-
lone! - grid; e spost la Honda sulla corsia di sinistra, come per sfuggire
a qualcosa che strisciasse sulla spalletta destra del ponte.
Miranda strill. Gli si aggrapp al petto e la valigia stretta fra loro due
minacci di togliere il fiato a entrambi. I capelli le svolazzavano intorno
alle spalle. Per un orribile secondo Miranda immagin che una mano vi-
scida glieli avesse afferrati e cercasse di tirarla gi dalla moto. Continu a
urlare, con occhi che quasi le schizzavano dalle orbite... ma all'improvviso
l'urlo raggiunse il limite e gorgogli in una risata, perch lei sapeva che
non esisteva nessun Brontolone e non era mai esistito, ma avevano oltre-
passato la zona d'ombra e il ponte e ora Cody rallentava nelle vie di Bor-
dertown.
Non riusciva a smettere di ridere, anche se non conosceva quel ragazzo -
quel gringo - e non era sicura che non provasse ad allungare le mani su per
le cosce. Ma lui non ci prov. Miranda allent la stretta sui fianchi e si res-
se di nuovo alla maglietta; Cody si rilass, perch gli aveva quasi strappato
lembi di pelle. Rise con lei, ma si guardava a destra e a sinistra. Era entrato
nel territorio dei Rattlesnakes, doveva stare attento al culo. Ma, per il mo-
mento almeno, aveva un'ottima polizza d'assicurazione appollaiata dietro
la schiena.
Svolt in Second Street, evit un paio di randagi e acceler verso la casa
di Jurado.
19
Una sola notte
Mentre Cody raccontava la storia del Brontolone, Ray Hammond guar-
dava dalla finestra della sua stanza e pensava ai rischi che avrebbe corso se
fosse uscito senza permesso.
Mi farebbero bruciare il culo, si disse; e me lo meriterei.
Eppure...
Da due ore se ne stava chiuso in camera; aveva acceso il mangianastri e
ascoltato in cuffia cassette di Billy Idol, dei Clash, di Joan Jett e degli Hu-
man League, mentre lavorava al modellino in plastica di un SuperBlitzer
Go-Bot. Venti minuti prima sua madre gli aveva portato un panino al pro-
sciutto, patatine e una Pepsi; gli aveva detto che Daufin era ancora immo-
bile in cucina; meglio che lui restasse l, fuori dei piedi, finch gli uomini
dell'aviazione non avessero portato via la creatura... e Ray aveva capito
che sua madre era tormentata da quella prospettiva, ma non aveva scelta.
La creatura in cucina non era pi Stevie, inutile negarlo.
Il pensiero che la sorella non ci fosse pi, anche se il suo corpo era in
cucina, metteva la pelle d'oca. Ray aveva sempre considerato Stevie una
sorta di scimmietta che metteva le mani sulla sua collezione di cassette e di
modellini, e che una volta aveva perfino rischiato di scoprire in fondo al-
l'armadio il nascondiglio dei numeri di Penthouse, ma ovviamente voleva
bene alla marmocchia; l'aveva avuta attorno per sei anni e ora...
E ora, pens, era scomparsa, ma il suo corpo era rimasto. Cosa aveva vo-
luto dire, Daufin, sostenendo che Stevie era illesa? Era sparita per sempre
o no? Una storia bizzarra, bizzarra davvero.
Dalla finestra vedeva un'insegna al neon, blu, pi avanti lungo Celeste
Street, fra il negozio di calzature Boots 'n Plenty e il drugstore Ringwald;
l'insegna diceva: WARP ROOM. Stasera tutti i suoi amici sarebbero stati
l, a fare partite ai videogiochi e illazioni sull'elicottero atterrato nel Pre-
ston Park. Avrebbero messo in giro voci e il locale sarebbe stato pieno di
pivelle. Ma, fra tutti, soltanto lui sapeva la verit.
Giusto, si disse. Oggi m'hanno fregato la sorella e io penso alle ragazze.
X-Ray, sei il re degli stronzi, amico.
Ma sua madre, venti minuti prima, aveva detto una cosa che gli dava an-
cora fastidio: Stai fuori dei piedi.
Pareva quasi il suo secondo nome: Ray "Stai fuori dei piedi" Hammond.
Se non glielo dicevano a scuola i pi anziani, glielo dicevano i genitori.
Perfino Paco LeGrande, oggi, gli aveva detto di stare fuori dei piedi. Ray
sapeva d'essere zero con le ragazze, di non avere un bell'aspetto, di manca-
re completamente di talento negli sport: uno come lui poteva fare solo una
cosa, stare fuori dei piedi.
- Maledizione - disse, a voce bassissima. La Warp Room lo attirava.
Ma in teoria doveva restare l e sicuramente il colonnello Rhodes non vo-
leva che lui andasse a raccontare a tutti che c'era un alieno in visita a In-
ferno. Non pensarci pi, si disse; stai solo qui, fuori dei piedi.
Ma per una notte - per una sola notte - poteva entrare nella Warp Room
ed essere qualcuno, anche senza raccontare niente ad anima viva.
Senza rendersene conto, sganci il saliscendi della finestra.
Uscire senza permesso era un reato grave, pens. Di quelli che fanno
saltare la mosca al naso a pap.
Una sola notte.
Alz di dieci centimetri la finestra a ghigliottina. Ci fu un debole scric-
chiolio.
Era ancora in tempo a cambiare idea, si disse. Ma immaginava che per
un poco i suoi non sarebbero venuti a controllare; poteva andare alla Warp
Room e tornare prima che scoprissero la sua assenza.
Sollev il vetro di qualche altro centimetro.
- Ray? - Un colpetto alla porta e la voce del padre. Ray impietr. Ma
sapeva che il pap non sarebbe entrato, se non glielo diceva lui. - S?
- Tutto a posto?
- S.
- Senti... mi spiace d'averti sgridato. Solo, lo sai anche tu,  un brutto
momento per tutti. Non sappiamo cosa fa Daufin e... e rivogliamo Stevie,
se possibile. Forse non  possibile. Ma c' sempre speranza, no? - Tom
s'interruppe e in quella pausa Ray quasi rimise a posto il vetro, ma il neon
blu della Warp Room gli bruciava negli occhiali. - Vuoi tornare di qua?
- Sto... - Oh, Cristo, pens. - Sto... sto ascoltando un po' di musica,
pap. In cuffia. Rester qui, fuori dei piedi. Silenzio. Poi: - Sei sicuro di
stare bene?
- S, certo.
- Bene. Vieni pure quando vuoi. - I passi del padre si allontanarono
nel corridoio, verso il salottino. Un mormorio di voci: pap e mamma che
discutevano.
Era tempo di muoversi, se voleva andare via. Sollev completamente il
vetro e scavalc il davanzale, col cuore che gli batteva a ritmo di fuga.
Appena fuori, rimise a posto il vetro e corse per Celeste Street verso la
Warp Room. Correre era l'unica cosa che sapeva fare veramente bene.
Scopr che la Warp Room non era affollata come s'aspettava; anzi, c'era-
no solo sei sette ragazzi intorno ai flipper. Le pareti della Warp Room era-
no d'un viola cupo, con stelle scintillanti sparse qua e l. Pianeti colorati
penzolavano dal soffitto e orbitavano sotto la spinta dei ventilatori. I vide-
ogiochi - Galaxian, Neutron, Space Hunter, Gunfighter e dieci altri almeno
- mandavano lampi e ronzii per attirare l'attenzione. Di tanto in tanto l'al-
toparlante di Space Hunter lanciava con voce metallica la sfida: Attenti,
terricoli! Avete il coraggio di misurarvi con lo Space Hunter? Preparatevi
allo scontro! Preparatevi a morire!
In fondo al locale, il gestore - un vecchietto di nome Kennishaw - se ne
stava seduto su di una sedia pieghevole metallica e leggeva un numero del-
la rivista Texas Outdoorsman. Accanto a lui c'era la macchinetta per cam-
biare banconote in monete; sulla parete, un cartello proclamava: VIETATE
LE BESTEMMIE, LE SCOMMESSE E LE ZUFFE.
- X-Ray! Come te la passi, amico?
Robby Falkner e Mike Ledbetter erano fermi accanto al Galaxian. Tutt'e
due studenti del primo anno, erano iscritti al Nerd Club. - Ciao, Ray! -
disse Mike, con voce che non aveva ancora perso il tono acuto. Ray si av-
vicin, lieto di trovare due che conosceva. Not un 'Cade in fondo, impe-
gnato col flipper: lo chiamavano Stop, perch aveva i capelli tinti di rosso
in cima e di verde ai lati.
- Come va? - Robby batt la mano con Ray, mentre Mike si con-
centrava a fare altri punti a Galaxian.
- Bene. E tu?
- Tiro avanti. Che sballo, l'elicottero, eh? L'ho visto decollare. Fichis-
simo!
- L'ho visto anch'io - comment Mike. - Sai cosa ho sentito? Non
era una meteorite, quella che  caduta. Proprio per niente! Era un satellite
lanciato dai russi. Uno di quelli carichi di bombe. Per questo  radioattivo.
- Gi, e tu sai cosa ha sentito Billy Thellman? - Robby si sporse per
condividere con gli altri due ragazzi il segreto. - Non era una meteorite e
neppure un satellite.
- E allora cos'era? - Ray mantenne fermo il tono di voce.
- Era un jet. Un jet supersegreto, che  precipitato. Billy Thellmann
conosce uno che ha preso la macchina per andare a vedere, ma gli uomini
dell'aviazione hanno bloccato Cobre Road. Allora questo tipo  andato a
piedi. Dopo un bella sfangata, alla fine ha visto una gru che raccoglieva da
terra pezzi strani e parecchi uomini in tuta antiradiazioni. Comunque,
l'hanno fermato e gli hanno preso nome, indirizzo e anche le impronte di-
gitali. Hanno detto che potevano sbatterlo in galera perch girava di nasco-
sto da quelle parti.
- Fico - disse Mike.
- Giusto. Gli hanno domandato cosa aveva visto e lui gliel'ha detto e a
quel punto l'hanno messo al corrente del segreto. Billy dice che era un F-
911, l'unico esemplare che aveva l'aviazione.
- Uau - comment Ray.
- Ehi, guardala! - momor Mike, con un gesto furtivo verso una ra-
gazza snella e bionda, appesa alla spalla d'un ragazzo che giocava a Gunfi-
ghter. - Quella  Laurie Rainey. Riuscirebbe a succhiare la cromatura a
un parafango!
- Gran pivella - osserv Robby. - Magra di gambe, per.
- Non le troveresti magre, se ti stringessero il culo! Merda! - Mike
diede una manata al Galaxian, perch aveva finito la partita senza mi-
gliorare il record. Il vecchio Occhio d'Aquila Kennishaw se ne accorse e
voci: - Ehi, ragazzo! Non dare pugni ai giochi! - Terminato lo sfogo,
torn a leggere la rivista.
I tre ragazzi passarono accanto a Laurie Rainey per guardarla pi da vi-
cino e furono compensati da una zaffata di profumo. Laurie si reggeva alla
cintura del ragazzo: chiaro segno, come not Mike, che era pi calda di un
petardo a miccia corta.
- Come mai sei cos silenzioso? - domand Robby a Ray, quando fu-
rono davanti alla fila di flipper.
- Io? Non sono silenzioso.
- Oh, s. Di solito non chiudi un attimo la bocca. Hai i tuoi vecchi sulle
croste?
- No.
- Allora cosa ti rode? - Robby si appoggi a un flipper e con un
fiammifero si pul le unghie.
- Niente. Non ho voglia di parlare, tutto qui. - Il segreto gli bruciava,
ma sapeva di non poter dire niente.
Mike gli diede un pugno fra le costole. - Secondo me, nascondi qual-
cosa, testina.
- No, davvero. - Ray infil in tasca le mani e fiss il linoleum sco-
lorito. A momenti scoppiava a ridere, nel sentire quella stronzata su di un
F-911. Si sforz di non sorridere. - Scordalo.
- Scorda cosa? - domand Robby, infiammandosi all'idea che ci fosse
un segreto. - Forza, X-Ray! Sentiamo!
Ci voleva cos poco, a dirlo. Nel giro d'un minuto, a Inferno tutti avreb-
bero cercato solo lui. Pivelle d'ogni tipo gli si sarebbero accalcate intorno
per sentire la notizia. Ma no, non poteva parlarne! Non era giusto! Per
cominciava ad aprire bocca e non sapeva che cosa ne sarebbe uscito. Nella
mente formava gi le parole: Diciamo solo che so che non si trattava di
nessun F-9...
- Guarda guarda! Dov' la tua amichetta, coglionazzo?
Ray conosceva quella voce bassa e strascicata. Si gir di scatto verso la
porta.
Tre di loro erano fermi sulla soglia: Paco LeGrande, con una protezione
di plastica sul ponte del naso e cerotti alle guance e alla fronte per tenerla
ferma; Ruben Hermosa, ghignante e sudato, con occhi iniettati di sangue
per l'erba; e Juan Diegas, un altro Rattlesnake ben piantato.
Paco zoppic un poco, quando avanz di due passi, con gli stivali mi-
litari che rimbombavano sul pavimento. Nella Warp Room era sceso il si-
lenzio: tutti tenevano d'occhio i tre invasori. - Ti ho chiesto dov' la tua
amichetta - ripet Paco, con un debole sorriso sul viso gonfio, segnato da
cerchi violacei intorno agli occhi. Fece crocchiare le nocche. - Non  qui
in giro a salvarti il culo, eh?
Attenti, terricoli! tuon l'altoparlante dello Space Hunter. Avete il
coraggio di misurarvi con lo Space Hunter? Preparatevi allo scontro! Pre-
paratevi a morire!
- Oh, merda - mormor Mike Ledbetter e indietreggi in fretta.
Robby rimase a fianco di Ray ancora per qualche secondo, prima d'ab-
bandonarlo al suo destino.
- Fai meglio a uscire, amico! - Era Stop. - Sei nel territorio dei 'Ga-
des.
- Parlavo a te? Chiudi il cesso, sgorbio del cazzo! Stop era pi piccolo
dei ragazzi che bloccavano l'entrata e sapeva di non avere possibilit, con-
tro di loro. - Non vogliamo casi...
- Silenzio! - rugg Juan Diegas. - Il tuo culo  mio, stronzo!
Kennishaw si era alzato. - State a sentire, laggi! Non voglio un lin-
guaggio del genere nel mio...
Con movimento rapido e rabbioso, Paco si gir e afferr un flipper.
Gonfi i muscoli e lo rovesci per terra. Le campanelle del tilt risuonarono
come impazzite, il vetro si fracass e dalle viscere del gioco scaturirono
scintille.
Gli altri ragazzi tremarono come cavi nell'uragano. Kennishaw divenne
paonazzo; allung la mano verso il telefono a gettoni appeso alla parete e
cerc una moneta.
- Vuoi perderla, quella mano, figlio di troia? - disse Paco... senza al-
zare la voce, in tono pratico. Kennishaw vide la furia negli occhi di Paco e
sent una fitta di paura; batt le palpebre e mosse le labbra, ma senza emet-
tere suono. Sul suo viso, il rossore lasci posto a un colorito grigiastro.
Tolse di tasca la mano, vuota.
- Muchas gracias - lo sbeffeggi Paco. Torn a guardare Ray Ham-
mond. - Oggi ti sei fatto delle belle risate su di me, vero?
Ray scosse la testa. Gli occhi di Paco erano infiammati e Ray cap che
tutt'e tre i Rattlers erano di sicuro partiti di brutto a furia d'erba, altrimenti
non avrebbero osato venire di sera nella Warp Room.
- Mi chiami bugiardo, fiorellino? - Paco mosse altri due passi e fu a
tiro.
- No.
Juan e Ruben scoppiarono a ridere. Ruben spicc un salto, afferr il mo-
dellino in cartapesta di Saturno e lo strapp dal filo di sostegno. Come un
toro impazzito, Juan si gett contro il gioco Aqua Marines e lo scaravent
a terra.
- Per favore... non... - supplic Kennishaw, incollato alla parete, co-
me una farfalla.
- Io dico di s - replic Paco, per provocarlo. - Dico che ti ho sentito
ridere di me e che ora mi chiami bugiardo.
Se il cuore gli avesse battuto ancora un po' pi forte, pens Ray, sarebbe
sembrato un tamburo umano. Voleva tirarsi indietro, ma non sarebbe servi-
to a niente. Non poteva scappare da nessuna parte. Doveva restare l e af-
frontare Paco, augurandosi che qualche 'Gade capitasse al pi presto da
quelle parti.
- Nessuno vuole fare a pugni, amico! - disse Stop. - Perch non te
ne vai?
Paco sogghign. - Io voglio fare a pugni. - Segu uno schianto e uno
sfrigolio di scintille, quando Juan rovesci un altro gioco. Paco continu a
fissare Ray. - Te l'avevo detto, no? Te l'avevo detto di stare fuori dei pie-
di.
Ray deglut. Laurie Rainey lo guardava, come Robby e Mike e gli altri.
Sapeva che le avrebbe prese: era matematico. Ma ci sono cose peggiori
delle botte: per esempio, perdere la faccia. Sorrise a denti stretti. Perfino
Paco rimase perplesso, per un secondo. Ray gli and incontro e disse: -
Vaffanculo!
Il pugno fu cos rapido che Ray non lo vide arrivare. Lo colp alla ma-
scella, lo sollev in aria e lo sbatt contro il Neutron. Ray ricadde sulle gi-
nocchia, con gli occhiali che gli penzolavano da un orecchio e in bocca il
sapore del sangue. Paco lo afferr per la maglietta, cominci a tirarlo in
piedi.
Stop scatt verso la porta, ma Juan Diegas fu pi svelto: gli moll un
calcio che lo colp alla spalla e gli strapp un grido di dolore. Stop cadde e
subito Juan gli fu addosso, prendendolo a pugni.
Ray vide su di s il viso ghignante di Paco. Alz il pugno per colpirlo,
ma l'altro gli blocc il braccio e lo immobilizz. Dietro Paco, Ruben spic-
cava salti e lanciava urla d'entusiasmo ogni volta che strappava dal soffito
un pianeta.
Paco alz il pugno. Parve formato gigante, con le nocche ruvide e se-
gnate di cicatrici.
Ray si dibatt per evitarlo, in equilibrio sulla punta delle scarpe da ten-
nis. Non trov appiglio.
Il pugno prese lo slancio, esit... e ricadde.
Con la bocca piena di sangue, Ray scivol all'indietro sotto un flipper.
20
Distruzione
- Sana e salva - disse Cody, fermando la moto lungo il marciapiede
davanti alla casa di Rick Jurado. Miranda smont, stringendosi al petto la
valigia, con i capelli spettinati dal vento.
- Nessuno ti hai mai detto che corri come un pazzo?
- No. - Si guard intorno: niente Rattlers per la via; non ancora, al-
meno. Dal deposito di Cade proveniva rumore di martellate.
- Be', te lo dico io. Potevamo ammazzarci tutt'e due.
- Ci si pu lasciare la pelle solo a respirare, da queste parti - rispose
Cody. - Su, entra. - Con un cenno indic la casa. La luce della veranda
era accesa. Si sentiva l'odore di cipolle e di fagioli. - Resto qui finch non
entri.
- Non sei obbligato.
- Sciocchezze.
- Grazie per il passaggio. E per avermi salvata dal Brontolone. - Gli
sorrise e si avvi verso la casa.
- Di niente. - Mentre la guardava salire i gradini e bussare alla porta,
Cody mand su di giri il motore. Era una tipa okay, decise. Peccato che...
be', peccato e basta.
La porta si apr. Nella luce giallastra Cody vide il viso di Rick Jurado.
- Ti ho portato un regalo, Ricky! - grid; e mentre Rick lo fissava, stu-
pito e perplesso, esegu un'inversione a U e lanci la Honda lungo Second
Street.
- Maledetto pazzo idiota! - imprec Rick in spagnolo... e guard la
ragazza ferma alla porta, con la valigia in mano.
- Ciao - disse lei.
- Ciao - rispose Rick, senza riconoscerla; ma l'attimo dopo cambi di
colpo atteggiamento. L'ultima foto ricevuta risaliva a pi di due anni prima
e in quei due anni sua sorella era cambiata, da ragazzina a donna. - Mi-
randa? - esclam, sorpreso.
La ragazza lasci cadere la valigia e gli tese le braccia. Rick la strinse fra
le sue, la sollev in aria, l'abbracci; si accorse che piangeva e si sent bru-
ciare gli occhi. - Miranda... Miranda, non posso crederci! Come sei arri-
vata? Non... - E poi fu colpito da un pensiero: Cody Lockett con sua so-
rella. Quasi la lasci cadere, con una luce folle negli occhi. - Cosa ci fa-
cevi, con Lockett?
- Niente. Mi ha solo dato un passaggio.
- Ti ha toccata? Giuro su Dio che se ti ha toccata...
- No, no! - Miranda si spavent per l'espressione di Rick: non era la
faccia del caro fratello che le scriveva in bella grafia lettere garbate. - Mi
ha solo portata fin qui dalla fermata dell'autobus.
- Stai lontano da lui!  immondizia! Capito?
- No, non capisco. - Ma cap, in quel momento: vide che Rick porta-
va bracciali ornati di borchie metalliche... la moda macho di molti ragazzi
appartenenti a bande giovanili, su a Fort Worth... e ricord la reazione di
Cody, quando lei aveva nominato il fratello. Fra i due non correva buon
sangue, pens. Soggiunse: - Niente di male, tutto a posto.
Rick fremeva di rabbia. Come osava, quel bastardo, toccare Miranda?
Un altro conto da regolare! Ma si sforz di mascherare la collera, in attesa
di sfogarsi. - Scusa. Non volevo scaldarmi. Entra! - Raccolse la valigia
e prese per mano Miranda. Appena in casa, sprang la porta. - Siediti,
siediti! - disse. Si affann a riordinare la stanza.
- Dov' Paloma?
- Dorme. - Aveva lasciato perdere la cadenza da strada. Diede una
spolverata ai cuscini del sof e li sprimacci. - Vado a svegliarla...
- No, non ancora. Prima ti devo parlare a quattr'occhi.
Rick corrug la fronte. Sembrava una cosa seria. - Di che si tratta?
Miranda si accost allo scaffale dov'erano allineati uccellini in ceramica,
la collezione di Paloma. Prese un cardinale, lisci le ali. Infine si decise a
parlare. - Non torno a Fort Worth - disse. - Mai pi.
- Pestalo! - grid allegramente Ruben. - Fagli il culo!
Paco aveva afferrato Ray per le caviglie e cercava di tirarlo via da sotto
il flipper, ma Ray si aggrapp a una gamba del gioco e non lasci la presa.
Aveva perso gli occhiali, dalla bocca gli colava sangue. Ma ragionava an-
cora con lucidit; cap in quel momento che cosa significa essere un ani-
male ferito braccato dagli avvoltoi.
Robby Falkner si fece coraggio e si lanci alla carica; Paco si gir di
scatto verso di lui e lo colp in pieno viso... uno, due, tre rapidi pugni.
Robby, col naso rotto, emise un debole grido e cadde.
Sul pavimento, Stop strisci via da Juan Diegas, che riprese a sfasciare i
videogiochi. - Smettila! Per favore, smettila! - voci Kennishaw, rin-
cantucciato in un angolo. Stop vide davanti a s la porta spalancata e, con
un occhio chiuso e uno squarcio nella guancia dovuto all'anello di Juan,
balz in piedi e corse in strada. Dietro di lui, Juan rugg: - Distruzione!
- e ribalt il Gunfighter, che schizz scintille azzurrine e vomit quarti di
dollaro.
Stop pass davanti all'ufficio dello sceriffo e continu a correre. Quella
era una faccenda privata dei Renegades e lui sapeva esattamente che cosa
andava fatto.
-  stata lei, vero? - Gli occhi di Rick erano neri e feroci. - Cosa t'ha
fatto?
- Non si tratta di questo. Ecco, dovevo proprio...
Rick le prese la destra: palmo secco e screpolato, unghie rotte... mani da
operaia, non da studentessa. - Vedo - disse, teso. - Ti ha costretto a
lavare i pavimenti.
Miranda si strinse nelle spalle. - Ho fatto dei lavori per alcune persone,
dopo la scuola. Niente di faticoso. Spolverare, lavare piatti e...
- Portare in strada la spazzatura di qualche gringo lardoso?
- Era lavoro. - Ritrasse la mano. - L'idea  stata mia, non sua.
- Gi - sorrise amaramente Rick. - Tu facevi la serva, mentre lei se
ne stava in poltrona ad aspettare che il suo magnaccia la chiamasse, eh?
- Piantala. - Lo fiss negli occhi. - Piantala e basta. Non sai, perci
non puoi parlare.
- So, invece! Diavolo, ho letto le tue lettere! Le ho tenute tutte! Forse
non l'hai mai detto chiaramente, ma sono capace di leggere fra le righe. 
una puta che non vale una cicca. Non so proprio perch sei rimasta con lei
cos a lungo!
Miranda rimase zitta. Mise a posto il cardinale. - Tutti valgono qualco-
sa. Per questo sono rimasta.
- Gi, ringrazia la Madonna d'essertene andata prima che facesse fare
la puttana anche a te! Miranda gli premette il dito sulle labbra. - Per favo-
re - lo implor.
- Parliamo di cose piacevoli, d'accordo? Rick le baci il dito, ma rima-
se accigliato.
- Guarda cosa ho ancora! - Miranda apr la valigia e frug fra gli abi-
ti, finch non trov un foglio piegato varie volte. Lo apr con cura; lo
scotch lungo le piegature impediva che cadesse a pezzi. Rick sapeva che
cos'era, ma lasci che lei lo aprisse e glielo mostrasse. - Vedi? Sembra
quasi nuovo.
Sul foglio c'era l'autoritratto di Rick, eseguito a pastello tre anni prima.
Il viso - molto pi giovane, gli parve - era disegnato con linee forti e ag-
gressive, tutto ombre nere e lumeggiature rosse. Ora il disegno gli parve
davvero dilettantesco. L'aveva fatto in un'ora, guardandosi allo specchio.
- Disegni ancora? - gli domand Miranda.
- Poco. - In camera sua, in una scatola sotto il letto, c'erano decine di
studi a pastello, per la maggior parte su carta rigata da bloc-notes: Border-
town, il deserto, la Sedia a Dondolo, il viso di sua nonna. Ma erano un'atti-
vit privata, di cui nessuno era al corrente, tranne Miranda e Paloma. Rick
si rifiutava di appendere alla parete quei disegni: non voleva che gli altri
Rattlers li vedessero.
- Dovresti sfruttare il tuo talento - disse ancora Miranda. - Andare
al liceo artistico o...
- Basta scuola. Domani  l'ultimo giorno, poi ho finito.
- E allora cosa farai?
- Ho gi un buon lavoro, al negozio di ferramenta. - Nelle sue lettere
non aveva mai detto d'essere un misero magazziniere. - Faccio... ah...
controlli d'inventario. Forse nei week-end potrei mettermi a fare il decora-
tore. Uno abile e svelto guadagna un mucchio di soldi.
- Puoi fare di meglio e lo sai. Questa  la prova. - Indic il ritratto.
- Basta scuola - ripet lui, deciso.
- Mamma diceva sempre che eri... - S ferm, perch capiva di tro-
varsi in un campo minato; poi continu: - Difficile da smuovere come
una carovana di muli.
- Aveva ragione. Una volta tanto. - Guard Miranda ripiegare con cu-
ra il disegno e riporlo. - Allora, cos' accaduto? - le domand; e aspett
di udire l'intera storia, pur sapendo di restarci male.
- Cody! Cody!
Cody smise di riporre gli utensili e alz gli occhi. Stop barcoll verso di
lui e quasi cadde: aveva il viso ridotto a una maschera di sangue. - Lo
stanno ammazzando, Cody! - disse, ansimando. Si pieg in due, sul pun-
to di vomitare; goccioline di sangue schizzarono il cemento. - Il figlio del
signor Hammond. X-Ray. I Rattlers. Sono alla Warp Room e lo stanno
ammazzando!
- In quanti? - Il sangue gli si era mutato in acqua gelida, ma una pul-
sazione infocata gli rintronava nel cranio.
- Non lo so - rispose Stop. Credeva di avere il cervello a pezzi. -
Cinque, sei. Forse sette.
Mendoza, che in quel momento contava l'incasso della giornata, usc
dall'ufficio; nel vedere il viso insanguinato del ragazzo, si ferm di colpo,
a bocca aperta.
Cody non esit. Stacc dalla parete una fascia di pelle contenente una
serie di chiavi inglesi e se la strinse alla cintola. - Cerca Tank, Bobby
Clay, Davy, tutti quelli che trovi. Muoviti!
Stop annu, raccolse le forze e corse via, soldato ubbidiente. Cody infor-
c la moto. Il grido di Mendoza - Cody, aspetta! - fu soffocato dal rom-
bo del motore.
- Maledizione! - Mendoza corse in ufficio, prese il telefono e chiam
lo sceriffo. Rispose Leland Teal, uno dei vice in servizio notturno; Mendo-
za inizi a dirgli che ci sarebbe stato uno scontro di bande, ma Teal perdet-
te secondi preziosi per cercare carta e penna e prendere appunti.
Con una slittata Cody si ferm davanti alla Warp Room. Raggelato, con
occhi fiammeggianti, varc la porta e vide il massacro.
Le macchine dei videogiochi, rovesciate per terra, sputavano scintille.
Ruben Hermosa rompeva a calci il vetro di un gioco; in fondo al locale, il
vecchio Kennishaw, accucciato in un angolo, gemeva: - No... per favo-
re... no... - Juan Diegas aveva afferrato un ragazzo (Robby Falkner, parve
a Cody) e gli sfregava metodicamente la faccia sul pavimento, lasciando
strisce di sangue. Altri ragazzi erano rincantucciati in fondo alla Warp
Room.
E Paco LeGrande, col naso incerottato, tirava calci a Ray Hammond, che
si era raggomitolato sotto un flipper e cercava disperatamente di proteg-
gersi i testicoli. Cody ud l'ansito che sfugg dai denti serrati di X-Ray,
quando fu colpito alla spalla dal pesante stivale militare. Disse: - Basta
cos.
Paco smise di tirare calci, si gir e sogghign. Ruben Hermosa smise di
distruggere i giochi e Juan Diegas lasci Robby Falkner, che rimase diste-
so per terra, in lacrime.
- Ehi, amico! - disse Paco, mostrando le mani aperte. - Stiamo solo
facendo una piccola festa.
- La festa  finita - replic Cody. Si guard intorno. Solo tre Rattlers:
chi aveva detto cinque? Be', forse LeGrande e Diegas valevano due cia-
scuno.
- Secondo me la festa comincia ora - ribatt Paco. Con il ghigno con-
gelato in un rictus, inizi ad avanzare a passo deciso, con tonfo di stivali,
pronto a lanciarsi su Lockett.
Cody lo lasci avanzare e non si mosse.
Ma quando Paco gli fu quasi addosso, mosse velocemente la mano alla
fascia d'attrezzi. Ne tolse una chiave inglese e la scagli, prima che Paco
capisse che cosa succedeva.
La chiave inglese colp Paco alla clavicola; si ud lo schiocco secco del-
l'osso che si spezzava. Paco url di dolore, barcoll all'indietro, con il viso
ancora pi stravolto, e urt Ruben. La chiave inglese cadde ru-
morosamente a terra.
Juan Diegas caric, troppo rapido perch Cody lo schivasse. Colp Cody
con una testata allo stomaco, gli mozz il fiato, lo sollev in aria. Cody
and a sbattere contro il Commando e Juan gli moll una grandine di pu-
gni alle costole. Cody rispose con un montante alla mascella, sfior soltan-
to il bersaglio, cacci le dita negli occhi del Rattler e le torse. Stavolta Juan
url e arretr, strofinandosi gli occhi come un pazzo. Cody non sprec
tempo: avanz d'un passo, si piant per terra e tir a Juan un calcio allo
stomaco. Juan croll, senza fiato.
Ruben Hermosa vibr un pugno a Cody, lo colp alla mascella e lo man-
d a ruzzolare. Un altro colpo gli sfior la fronte. Cody alz le braccia,
evit un terzo pugno, afferr Ruben per la T-shirt e gli piant un diretto in
piena faccia; fu un colpo istintivo, ma centr Ruben al naso. Schizzando
sangue, Ruben cerc di ritrarsi, ma Cody gli fu addosso e lo colp in fac-
cia, mulinando le braccia come pistoni. Ruben barcoll, piegato sulle gi-
nocchia... e in quel momento Paco balz sul Solar Fortress e salt su Cody,
mandandolo a gambe levate.
Ruben se la svign carponi verso la porta. Appena fuori, si tir in piedi e
corse verso Bordertown. Cody aveva sangue in bocca, la vista appannata.
Sent il rumore degli stivali in arrivo e pens: "O mi tiro su, o sono cibo
per avvoltoi". Cerc d'alzarsi, ma era troppo tardi. Lo stivale di Paco lo
colp sotto l'ascella destra, gli provoc fitte di dolore lancinante nelle co-
stole. - Schiaccialo! - grid Juan. Cody si contorse e fu colpito alla
spalla dal calcio successivo. La vista gli si schiariva, ma le gambe non si
muovevano abbastanza rapidamente. Cody guard in su, vide Paco incom-
bere su di lui e apprestarsi a tirare un altro calcio: mirava al mento, per
sbattergli indietro la testa e spezzargli l'osso del collo. Doveva muoversi, e
in fretta.
Ma in quel momento una figura balz sulla schiena di Paco e gli fece
perdere l'equilibrio, mandando a vuoto il calcio. Cody vide il viso san-
guinante di X-Ray... il piccolo figlio di puttana ringhiava.
Paco url di rabbia e allung le mani per togliersi di dosso X-Ray... ma
questi gli afferr la steccatura al naso e tir con tutte le sue forze.
- Le voglio bene - disse Miranda, con voce calma. Sedeva sul divano
e teneva le mani in grembo. - Ma non potevo pi stare con lei. Non lo
sopportavo.
Rick non le mise fretta, perch capiva che c'era dell'altro e doveva la-
sciarla sfogare.
- Andava sempre peggio, con gli uomini - prosegu Miranda. - Co-
minci a portarli in casa. Quegli appartamenti... hanno pareti cos sottili.
- Si torment un'unghia rotta, incapace di guardare in viso il fratello. -
Ha conosciuto un tale. Lui voleva portarla con s in California. - Sorrise
di storto. - Lei diceva che la faceva sentire bella. E sai cosa ha anche det-
to? - Si costrinse a guardarlo negli occhi. - Ha detto che potevamo fare
un mucchio di soldi, in California. Io e lei. Ha detto che ormai ero abba-
stanza cresciuta per cominciare a farmi un po' di soldi veri.
Rick rimase seduto, immobile, con occhi d'ebano e viso simile a pietra
scolpita, ma dentro ribolliva. Sua madre l'aveva lasciato con Paloma,
quando lui aveva cinque anni, e aveva preso con se Miranda, che allora ne
aveva tre; il loro padre aveva abbandonato la famiglia subito dopo la nasci-
ta di Miranda. Rick non sapeva dove fosse ora Esteban Jurado, e non gli
interessava in particolare; ma nel corso degli anni sua madre aveva scritto
a lui e a Paloma lettere amichevoli parlando della propria carriera come
"modella". Pareva sempre che ci fosse in vista una grossa occasione, anche
se non si verificava mai. Poi, a poco a poco, era stata sempre pi spesso
Miranda, a scrivere le lettere. Rick era diventato bravissimo a leggere fra
le righe.
- So cosa pensi, ma ti sbagli - prosegu Miranda. - Mi offriva una
scelta: andarmene o trasferirmi con lei in California. Ma non voleva real-
mente che la seguissi, credo. Voleva che facessi i bagagli, andassi alla sta-
zione degli autobus e comprassi un biglietto per Inferno... proprio come ho
fatto. Ne sono convinta. - La sua espressione era seria come quella del
fratello, ma negli occhi era comparso un luccichio di lacrime. - Per favo-
re, Rick... per favore, non togliermi l'illusione che sia vero.
- Ricardo? - Dal corridoio giunse la voce di Paloma. Prima che Rick
facesse in tempo ad alzarsi e ad aiutarla, la donna entr nella stanza; indos-
sava la camicia da notte di cotone e aveva i capelli in disordine. - Ti ho
sentito parlare con qualcuno.
- Nonna - disse Miranda. E Paloma si ferm di colpo, girando la testa
verso la figura che vedeva confusamente in piedi accanto al sof.
- Chi...
- Sono io, nonna. - Miranda le si accost, le prese gentilmente la ma-
no minuta e macchiata dall'et. - Sono...
- Miranda! - mormor l'anziana signora. - Oh... Miranda... la mia
piccola Miranda! - Le tocc la mano, con dita tremanti le accarezz il vi-
so. - Ormai sei cresciuta! - L'ultima volta che l'aveva vista era una
bambina di tre anni in partenza per il nord su di un autobus della Trail-
ways. - Oh! Come sei bella! Come sei bella! - Miranda cominci a
piangere, di gioia questa volta, e abbracci la nonna. E Paloma decise di
non rivelare mai, n a Miranda n a Rick, d'essere rimasta per un bel pezzo
nel corridoio e d'avere ascoltato tutto.
- Guerra! Guerra! - gridava qualcuno nella via. I cani si misero ad
abbaiare come impazziti.
- Cos' questo baccano? - domand bruscamente Paloma. Il grido
continuava: - Guerra! Guerra! - Tutt'e tre sapevano che cosa signifi-
cava: guerra fra bande.
Rick aveva un nodo in gola. Gir le spalle alla nonna e alla sorella, usc
di corsa sulla veranda. Ruben Hermosa, fermo in mezzo alla via, con la T-
shirt macchiata di sangue, i jeans fradici e infangati perch aveva attraver-
sato il canale d'acqua stagnante dello Snake River, gridava a pieni polmo-
ni. Rick vide Zorro uscire di casa, e poi Joey Garracone, che abitava pi
avanti, seguito da Ramon Torrez della porta accanto. Altri Rattlers rispon-
devano al richiamo. I cani abbaiavano freneticamente e correvano su e gi
per i cortili sollevando mulinelli di polvere.
Rick scese di corsa gli scalini. - Silenzio! - grid e Ruben si zitt. -
Cos' questa storia?
- I 'Gades! - rispose Ruben, perdendo sangue dal naso. - Alla Warp
Room! - Tir Rick per la maglietta. - Un'imboscata... Lockett ha colpito
Paco, con un martello... a Juan ha cavato gli occhi! Oh, gesummio, ho il
naso rotto.
- Parla chiaro! - Rick lo afferr per il braccio, perch Ruben pareva
sul punto di crollare. - Che succede? Cosa facevate dall'altra parte del
ponte?
Giunse di corsa Pequin, gridando gioiosamente: - Guerra! - a imi-
tazione della voce che l'aveva spinto in strada.
- Silenzio! - gli ordin Rick, gridandogli quasi in viso. Pequin mand
dagli occhi lampi di rabbia, ma ubbid.
- A fare un po' di casino... ma senza nuocere a nessuno - spieg Ru-
ben. - Per divertirci, tutto qui. Ci hanno assaliti. - Gir lo sguardo sugli
altri Rattlesnakes. - Stanno ammazzando Paco e Juan! In questo momen-
to! - Sent che il coraggio gli scappava via come un cavallo selvaggio. -
Sei, sette 'Gades, forse di pi...  accaduto troppo in fretta.
- Guerra! - grid Pequin. - Prenderemo a calci in culo i 'Gades!
- Ho detto di fare silenzio! - Rick afferr Pequin per il colletto, ma il
ragazzo si liber con uno strattone e corse verso Third Street, gridando il
canto di guerra per avvertire i Rattlers che abitavano in quella via. - Fer-
matelo! - ordin Rick; ma Pequin, ubriacato dall'odore della violenza,
correva come il vento.
- Rick, dobbiamo portare fuori di l Paco e Juan - disse Zorro. Teneva
arrotolata sul braccio la frusta, pronta all'uso. - Dobbiamo salvare i nostri
fratelli, amico.
- Un momento, lasciami riflettere. - Ma non riusciva a pensare, aveva
il sangue in fiamme e il grido acuto di Pequin trapassava le pareti di ogni
casa di Bordertown. Non c'era tempo di ragionare, perch gi arrivavano
J.J. Melendez e Freddie Conception, seguiti da Diego Montana, Tina Mu-
lapes e una rossa ben piantata che tutti chiamavano "la Bestia".
- I bastardi uccideranno il nostro sangue! - Era comparso Sonny
Crowfield, con la faccia sudata e resa giallastra dalla luce della veranda. -
Ci vai o no, Jurado? - lo sfid; stringeva in pugno un pezzo di tubo e ne-
gli occhi aveva fame di lotta.
Rick doveva decidere e non c'erano dubbi sulla decisione. Le parole u-
scirono da sole: - Andiamo.
Gli altri lanciarono grida d'entusiasmo. Rick guard Paloma e Miranda,
ferme insieme sulla veranda. Vide sua nonna dire di no, ma non ud la vo-
ce, in tutto quel frastuono... e forse fu meglio. Miranda non capiva bene
che cosa accadesse, ma vide comparire catene e mazze da baseball, mentre
altri ragazzi giungevano di corsa; intu allora che si trattava di uno scontro
fra bande. Rick si tocc la tasca e sent la Zanna di Ges. Gi alcuni corre-
vano a prendere auto e moto, oppure si dirigevano a tutta velocit verso la
sponda del fiume, come se andassero a una fiesta. Ormai la situazione era
incontrollabile, cap Rick; prima che la notte terminasse, sarebbe stato ver-
sato un mucchio di sangue. Il grido di Pequin che chiamava tutti alla guer-
ra echeggi per Bordertown.
La signora Alhambra, dall'altra parte della strada, gridava a Zorro di ve-
nire a casa; ma il ragazzo disse a Rick, in tono pressante: - Muoviamoci!
Rick annu, si mosse per salire i gradini della veranda, dalla nonna e dal-
la sorella... ma non c'era tempo. Sul viso gli scese la maschera da duro. Di-
struzione, pens; gir la schiena alle due donne e si avvi alla macchina,
simile alla vendetta fatta persona.
21
Palla di fuoco
L'urlo di Paco aleggiava ancora. Il ragazzo, disteso per terra, si contor-
ceva e si teneva il naso di nuovo sanguinante.
T'ho beccato, pens Ray... e poi Juan Diegas lo colp con una sventola
alla tempia e lui scivol sul pavimento come un sacco di biancheria spor-
ca.
Cody si sforz di alzarsi e si tir sulle ginocchia. Juan lo afferr per il
bavero e lo tir su interamente. Con un pugno lo colp in piena bocca e gli
spacc il labbro inferiore. Cody si sent mancare le gambe. Juan lo colp di
nuovo e con l'anello gli apr una ferita sullo zigomo destro.
- Smettetela! Smettetela! - strillava Kennishaw, sempre troppo spa-
ventato per muoversi. Juan alz il pugno per un altro colpo.
- Fermi dove siete! - Il vicesceriffo Leland Teal... mezz'et, pancetta
e faccia da donnola stanca... varc la soglia. L'altro vice del turno di notte,
Keith Axelrod, gli era alle calcagna.
Juan si limit a ridere. Cominci a vibrare il pugno che avrebbe rotto il
naso a Cody.
Due fari colpirono la vetrina di cristallo della Warp Room. Ci fu uno
stridio di pneumatici e un gemito di motore sovralimentato. Juan grid: -
Oh, madre!
Un camioncino scoperto, dipinto a colori mimetici militari, romb sul
marciapiede, evit per un pelo la Honda di Cody, sradic un parchimetro e
con un'esplosione assordante e una pioggia di schegge entr nella vetrina. I
due vicesceriffi si tuffarono di lato per non lasciarci la pelle; il camioncino
fracass un paio di videogiochi e si ferm. Subito Bobby Clay Clemmons
balz gi dal pianale e s'avvent contro Juan Diegas, facendo sibilare una
catena. Tank scatt dal posto di guida, rugg come una belva inferocita e
scalci Paco nelle costole. - Inizia la festa! - grid Jack Doss, lascian-
dosi cadere gi dal camioncino; impugnava una mazza da baseball e assal
i videogiochi, in un parossismo di furore alimentato dalla marijuana. C'era
anche Nasty e incitava tutti alla violenza. Davy Summers, in cima al ca-
mion, cercava qualcuno da pestare; Mike Frackner si scol una birra, ac-
cartocci la lattina e la tir contro la testa di Juan.
Nella cucina degli Hammond, Tom si vers ancora una tazzina di caff e
in quel momento ebbe l'impressione che Daufin si fosse mossa. Solo di un
millimetro, forse una semplice contrazione di muscoli. Jessie e Rhodes, nel
salotto, discutevano il da farsi. Tom mise nel caff un cucchiaino di zuc-
chero. Di nuovo, con la coda dell'occhio, colse un movimento. Si accost a
Daufin: il suo viso - il viso di Stevie - era sempre immobile, con lo sguar-
do fisso. Ma... s! Ecco!
La mano protesa verso la finestra tremava.
- Jessie? - chiam Tom. - Colonnello Rhodes? - I due giunsero
subito. - Guardate. - Indic con un cenno la destra di Daufin. Nel giro
di qualche secondo il tremito pareva pi marcato.
Il petto di Daufin si mosse, con uno spasmo che fece trasalire Jessie.
- Cos'? - disse Tom, allarmato. - Non pu respirare?
Jessie tocc il torace di Daufin: il respiro era leggero e rapido. Sent le
pulsazioni della giugulare. - Il cuore le batte all'impazzata - disse, tesa.
La scrut negli occhi: le pupille si erano dilatate quanto una monetina da
dieci cent. - Senza dubbio  in atto una sorta di reazione - disse Jessie,
con voce calma, ma con lo stomaco in subbuglio. La mano protesa di Dau-
fin continu a tremare e ora il tremito le risaliva lungo il braccio.
Il respiro le gorgogli nei polmoni, esal dalle labbra e form quella che
a Jessie parve una parola.
- Cos'ha detto? - Rhodes si mantenne a distanza dalla creatura.
- Non so, esattamente. - Jessie guard in viso la bambina e rimase
sconvolta nel vedere che le pupille si erano rapidamente contratte fino alle
dimensioni di capocchie di spillo e cominciavano a dilatarsi di nuovo. -
Oh, Cristo! - disse. - Credo che abbia un attacco apoplettico!
Daufin mosse appena le labbra. Stavolta Jessie ud la parola emessa in
un sospiro rauco, ma non fu sicura d'avere capito bene, perch la parola
non c'entrava niente.
- Credo che abbia detto stinger - dichiar agli altri.
Il viso di Stevie - di Daufin - inizi a impallidire, ad assumere un co-
lorito cereo e grigiastro. Le gambe le tremavano. La bambina alit di nuo-
vo la parola: - Stin-ger.
E in quel bisbiglio c'era il terrore totale.
Mentre Juan Diegas chiedeva piet a Bobby Clay Clemmons e Tank si
univa a Jack Doss nella distruzione dei giochi, Cody strisci accanto a Ray
Hammond. Il ragazzo, alzatosi sulle mani e sulle ginocchia, scuoteva la te-
sta per schiarirsi il cervello; dal naso e dalle labbra spaccate gocciolava
sangue.
- Stai bene? - gli domand Cody. - Ehi, X-Ray? Mi senti, amico?
Ray lo guard; anche senza occhiali, cap chi era. - Gi - gracchi. -
Credo che... dovevo... stare fuori dei piedi.
- No - disse Cody, stringendogli la spalla. - Io credo che eri dove
dovevi essere, fratello.
Anche con le labbra insanguinate, Ray riusc a sogghignare.
Dalla via provennero colpi di clacson e lampi di fari. - Abbiamo visite!
- grid Nasty, raccogliendo dal pianale del camioncino un bastone irto di
chiodi. - Altri Rattlers! Un mucchio!
Cody si alz. Intorno a lui, la Warp Room in rovina parve roteare. Tank
lo sostenne e gli imped di cadere di nuovo.
- Venite fuori, pezzi di merda! - fu la prima sfida. I clacson conti-
nuarono a suonare. - Divertiamoci un poco, stronzi!
I due vicesceriffi arretrarono, poco disponibili ad affrontare uno scontro
di bande giovanili, visto il loro magro stipendio. Quattro auto, due ca-
mioncini e un paio di moto, tutti carichi di Rattlesnakes, si erano radunati
davanti alla Warp Room. Prima di lasciare l'ufficio, Teal aveva telefonato
allo sceriffo Vance, a casa; ma, se Vance non era ancora arrivato, lui non
intendeva rischiare la pelle. I Rattlers, alcuni armati di bottiglie rotte e di
catene, cominciarono a scendere dai veicoli. Il vicesceriffo Axelrod grid:
- Ragazzi, provateci e vi... - Ma una bottiglia si schiant contro la pare-
te, a un metro dalla sua testa, e il tentativo d'imporre la legge and a farsi
friggere: Axelrod si chin e se la diede a gambe.
- Aiuto! - strill Juan. - Portatemi fuori di qui! - Bobby Clay lo
zitt con un calcio nello stomaco.
- Andiamo! - grid Ramon Torrez agli altri Rattlers, facendo roteare
una catena. - Rompiamogli il culo!
- Rompiamogli il culo! - ripet Sonny Crowfield: a gesti incitava gli
altri, ma si teneva al sicuro dietro un'auto. In quel momento arriv la Ca-
maro di Rick e ne scesero lui e Zorro.
- Voglio te, troia! - Bestia punt il dito contro Nasty; nell'altra mano
reggeva il bastone ricavato da una mazza da baseball segata in due. Vola-
rono altre grida di scherno; nella Warp Room, Cody cap che, per uscire,
dovevano dare battaglia.
Tank ansimava come un mantice, col viso tutto sporco di sangue, anche
se protetto dal casco. - Illegali del cazzo! - grid. - Ne volete un po'?
E allora, festa! - Con un muggito corse fuori della Warp Room e si lanci
contro il nemico.
Daufin usc dallo stato di trance. Riacquist colore, ma tremava violen-
temente e cadde sulle ginocchia, dicendo: - Stin-ger. Stin-ger. Stin-ger...
Sopra il frastuono di clacson, Jessie ud l'acciottolio di bicchieri nella
credenza.
Una bottiglia di birra esplose contro il casco di Tank. Con un pugno il
ragazzo colp in pieno viso Joey Garracone, poi ricevette sulla spina dorsa-
le un colpo di catena e barcoll. Un Rattler balz dall'auto e si avvent su
di lui; altri due gli piombarono addosso e lo buttarono a terra anche se con-
tinuava a mollare sventole.
- Prendeteli! - Gli occhi di Bobby Clay lampeggiavanao di furia omi-
cida. Il ragazzo attavers con un salto la vetrina fracassata della Warp
Room, seguito da Jack Doss, da Nasty e dagli altri 'Gades giunti col ca-
mioncino. Volarono pugni, catene, bottiglie di birra. Rick, con Zorro al
fianco, corse a unirsi alla mischia. Cody tolse dalla cintola un'altra chiave
inglese e usc barcollando, con i muscoli doloranti e la musica della vio-
lenza nel sangue.
Venti metri pi in l, nell'auto della polizia, Ed Vance rimase seduto,
stringendo con mani sudate il volante: udiva una cantilena, Burro! Burro!
Burro!, echeggiare in quella parte della sua mente dove viveva ancora un
ragazzino ciccione e spaventato.
Sent l'auto tremare. Non era l'auto, cap subito: era il terreno.
- Stin-ger. Stin-ger. Stin-ger - ripet Daufin, con occhi sbarrati per il
terrore. Si trascin nell'angolo, sotto l'orologio a forma di gatto, e cerc di
ripiegarsi su se stessa come un contorsionista.
Nella credenza i bicchieri ballavano. Ora Jessie, Tom e Rhodes senti-
vano vibrare il pavimento. Un armadietto a muro si spalanc e ne saltarono
fuori tazzine da caff. Le pareti della casa scricchiolavano e scop-
piettavano, con rumorini di castagnole.
- Oh... mio... Dio - mormor Rhodes.
Jessie si chin davanti a Daufin, rannicchiata in una posizione che di si-
curo rischiava di spezzare le giunture di Stevie. - Cos'? - domand. Le
vibrazioni del pavimento aumentarono. - Daufin, cos'?
- Stin-ger - ripet la creatura, guardando al di l di Jessie, con occhi
fissi e vitrei. - Stin-ger. Stin-ger...
I lampadari oscillavano.
Il clacson dell'auto si mise a suonare senza che Vance lo toccasse. Dio
onnipotente, pens lo sceriffo, uscendo in fretta dalla vettura. Sentiva il
terreno tremare e ora udiva un rombo cupo simile allo strofinio di pesanti
lastre di pietra l'una contro l'altra.
Tank lottava per la vita. Bestia vibr la mazza contro Nasty, che schiv e
arretr, sputando imprecazioni. Rick vide figure che lottavano tutt'intorno
a lui e port la mano alla Zanna di Ges, ma le sue dita si rifiutarono di
chiudersi sul coltello. Ud stridio di gomme, si guard alle spalle, vide
giungere a tutta velocit altre due auto piene di 'Gades; prima ancora che
fossero ferme, i passeggeri balzarono gi e si gettarono nella mischia. Rick
fu colpito alla spalla da una bottiglia vagante, inciamp in due ragazzi av-
vinghiati e cadde per terra. Stava per rialzarsi, quando sent tremare l'asfal-
to. Sent un dolore ai timpani e alle ossa, che vibravano come per un tono
di basso profondo. Alz lo sguardo e rimase senza fiato.
Dal cielo una palla di fuoco scendeva su Inferno.
Rick si tir in piedi. La palla di fuoco diventava sempre pi grande.
Qualcuno - un 'Gade - lo afferr per la camicia e cerc di tirargli un pugno,
ma Rick lo scost con gesto rabbioso e sprezzante. La strada tremava. Rick
grid: - Basta! Basta! - Ma lo scontro era troppo accanito e nessuno lo
ascoltava. Guard di nuovo il cielo e fu urtato da un Rattler col viso insan-
guinato che si allontanava a passo malfermo. La luce arancione della palla
di fuoco lamb la via.
Dietro Rick, anche Vance aveva visto la palla di fuoco. Socchiuse gli
occhi al bagliore, sent il cuore balzargli in gola e rimanervi incastrato co-
me un limone.  la fine del mondo, pens, incapace di scappare, di urlare.
La palla di fuoco pareva cadere proprio addosso a lui.
- Ascoltate! - grid Rick. Si tuff nel cuore della mischia e cerc di
separare per un secondo i contendenti.
E si trov a faccia a faccia con Cody Lockett.
Cody si sentiva pulsare le ossa e rimbombare i timpani, ma pens che
fosse conseguenza delle ferite. Ora, per, vedeva anche un bagliore aran-
cione; ma non riusc a guardare il cielo, perch fin addosso a Rick Jurado.
Il suo primo pensiero fu che Jurado aveva di sicuro il coltello: doveva col-
pirlo, prima d'essere colpito. Sollev la chiave inglese per spaccare la testa
all'altro.
Rick gli afferr il polso. - No! - grid, con occhi spiritati. - No, a-
scolta...
Cody gli diede una ginocchiata nello stomaco, mozzandogli il fiato, e si
liber il polso per calare la chiave inglese sulla nuca di Jurado.
Daufin url.
La palla di fuoco - quasi sessanta metri di diametro - si schiant con un
rombo nel deposito di autoveicoli di Mack Cade, scagliando in aria cortine
di polvere e pezzi d'auto. L'onda d'urto sollev il terreno, apr crepe nelle
vie di Inferno e di Bordertown, infranse i vetri, scagli lontano Cody Lo-
ckett prima che il ragazzo avesse il tempo di vibrare il colpo. La recinzione
intorno al deposito di Cade fu distrutta e pezzi di rete metallica volarono in
aria come micidiali aquiloni. Le finestre della First Texas Bank rivolte a
ovest esplosero, subito imitate da quelle rivolte a est, a causa dell'onda
d'urto. L'insegna elettronica salt: segnava 29 gradi alle 9 e 49.
La casa degli Hammond vibr e il pavimento si sollev con un cigolio di
giunti sotto sforzo. Jessie cadde a terra. Anche Tom fin sul pavimento e
Rhodes fu sbattuto contro la parete, mentre la finestra sud implodeva; l'e-
splosione lo colp come un'enorme casseruola bollente.
Paloma e Miranda erano in casa, al momento dell'esplosione e dello spo-
stamento d'aria; si aggrapparono l'una all'altra, mentre le assi del pavimen-
to si sollevavano e dalle pareti cadevano calcinacci. Schegge di vetro vola-
rono tutt'intorno, lo scaffale con gli uccellini di ceramica cadde a terra e le
due donne finirono lunghe e distese.
A Bordertown, alcuni tetti sbiancati dal sole furono strappati via e vola-
rono in aria. In cima al campanile della chiesa cattolica, la croce fu piegata
di storto.
Ruth Twilley fu sbattuta gi dal letto e strill: - Nooooaaaahhhh! -
Intanto nello studio suo figlio si riparava il viso dalle schegge di vetro.
Nella cappella, le bare dondolavano come culle.
Sulla veranda, Sarge Dennison grid: - Posta in arrivo! - e si svegli
di soprassalto in mezzo a una tempesta di polvere, con le orecchie che gli
ronzavano; la piastra di ferro che aveva nel cranio rimbombava come l'in-
cudine di Satana. Scooter gli era balzato in grembo e tremava tutto; Sarge
accarezz nervosamente il pelo a macchie bianche e nere del suo cane in-
visibile.
Allarmi antifurto risuonavano lungo Cobre Road e Celeste Street. I cani
ululavano e i tre restanti semafori gialli di Inferno cigolarono, appesi ai ca-
vi; il quarto, all'incrocio fra Oakley e Celeste Street, era a pezzi sull'asfal-
to.
Nella casa di Curt Lockett le persiane si erano spalancate di colpo. Il
vecchio rimase disteso nel letto umido di sudore, a occhi sbarrati, mentre
le pareti gemevano.
L'onda d'urto pass come fantasma e le creature della notte corsero a rin-
tanarsi.
22
La griglia nel cielo
Vance si rialz. Tra la polvere turbinante vide gli ultimi palpiti delle in-
segne al neon lungo Celeste Street. Sul deposito di auto usate, le lam-
padine erano esplose quasi tutte, ma alcune sputavano ancora scintille.
Vance aveva perso il cappello da cowboy e si sentiva la testa umidiccia; si
tocc il cranio e guard le dita sporche di rosso. Colpito dai vetri, pens,
troppo intontito per sentire il dolore. Ma era un taglio superficiale da cui
colava un po' di sangue. Un ragazzo gemeva, un altro singhiozzava, ma
quasi tutti i partecipanti allo scontro erano rimasti ammutoliti.
Dal deposito di autoveicoli si alzavano fiamme. La scorta di vernice a-
veva preso fuoco. Fumo nero saliva da una catasta di pneumatici, dove e-
rano ricaduti, esplodendo, i bidoni di benzina. Vance si domand che fine
avesse fatto il camion dei vigili del fuoco. Ma di sicuro i pompieri volonta-
ri non avevano ancora avuto il tempo di mettersi le brache. Nel bagliore
rossastro, Vance vide che un nuovo oggetto occupava ora il terreno di Ca-
de.
Bianco come un cencio, arretr contro la fiancata dell'auto di servizio. Il
clacson suonava ancora, ma lui non lo udiva. Un rivolo rosso gli col sulla
fronte.
Rick Jurado, con la maglietta tutta strappata, era in piedi. Aveva viso e
petto impastati di polvere e di sudore, luccicanti schegge di vetro nei ca-
pelli.
Vide Zorro, con le mani ancora premute sulle orecchie, barcollare a
qualche metro da lui. Tutt'intorno, Rattlers e Renegades combattevano u-
n'altra battaglia... non l'uno contro l'altro, ma contro i propri sensi in tu-
multo.
Anche Rick vide quel che c'era tra le fiamme del deposito. Si lasci
sfuggire un ansito e mormor: - Mio Dio! - Riusc appena a udire la
propria voce.
Tre metri pi in l, Cody, sulle ginocchia, perdeva e riacquistava cono-
scenza. Ci hanno bombardati, pens; quei bastardi dei Rattlers hanno usato
la dinamite...
Finalmente Vance si accorse del suono continuo del clacson, che ri-
schiava di farlo impazzire. Diede un pugno sul cofano e grid: - Piantala!
- Il clacson si stacc e smise di suonare.
Un attimo dopo ci fu l'urlo di una sirena. Il camion dei vigili del fuoco,
con la luce girevole in funzione, percorse a tutta velocit Republica Road,
pass davanti alla stazione di servizio di Mendoza e attravers il ponte sul-
lo Snake River. Occorre ben pi d'una maledetta pompa, pens Vance...
ma il dipartimento dei vigili del fuoco ne aveva solo una.
Doveva intervenire, si disse, ma non sapeva come. Gli pareva che i veli
del sogno avvolgessero ogni cosa. Si limit a sedersi sul cofano am-
maccato dell'auto, nella posa del Pensatore, e guard le fiamme divampare
intorno all'oggetto nel deposito di Cade.
- Non so cosa fosse, ma  caduta dall'altra parte del fiume. - Tom,
fermo davanti alla finestra distrutta, guardava verso sud. - Laggi c' un
incendio. Un momento. - Si tolse gli occhiali e con la maglietta pul le
lenti: una si era incrinata. Si rimise gli occhiali. - E quello cos'?
Jessie, con i capelli grigi di polvere, scrut da sopra la spalla del marito.
Si sent rizzare i capelli sulla nuca. - Rhodes! Guardi quell'affare!
Rhodes rimase a fissare per un minuto, a bocca aperta. Il cervello gli
pulsava, perfino i denti gli dolevano. - Cristo - riusc a dire. - Non so
cosa sia, ma  enorme!
Jessie lanci un'occhiata a Daufin... ancora rannicchiata nell'angolo,
tremante, con gli occhi che saettavano da parte a parte; pareva un coniglio
in trappola. - Cos' caduto? - domand. Daufin non rispose. - Sai co-
s'?
Lentamente, Daufin annu. - Stin-ger - disse, con voce arrochita dal-
l'urlo di poco prima.
- Stinger? Cosa significa?
La creatura mostr in viso il tumulto interiore. Cercava termini ed e-
spressioni imparati dal dizionario, ma il compito le riusciva difficile. Quel-
le forme di vita torreggianti su di lei avevano vocabolario e tecnologia cos
limitati da rendere quasi impossibile la comunicazione. E anche la loro ar-
chitettura era pazzesca: quelle che chiamavano pareti, con le loro linee ret-
te e le orribili superfici piatte, bastavano a far uscire di senno qualsiasi es-
sere civile.
Questi pensieri si formarono in un linguaggio melodico come tintinnio
di campanelle e inafferrabile come fumo. Era impossibile tradurre alcune
cose nei ringhi che uscivano dalla gola della forma di vita detta figlia, e
una di esse era la spiegazione dell'evento appena accaduto.
- Per favore - disse. - Portatemi via. Per favore. Lontano lontano.
- Come mai sei cos spaventata? - insist Jessie. - Per quello? -
Indic l'oggetto nel deposito d'autoveicoli.
- S - rispose Daufin. - Spaventata, moltissimo. La vita di Stinger 
dolore.
La sintassi non era corretta, ma il succo era chiaro. L'oggetto atterrato al
di l del fiume faceva tremare di paura Daufin.
- Devo dargli un'occhiata da vicino! - disse Rhodes. - Dio mio...
credo che si tratti di un altro VET! - Scrut il cielo; di sicuro Gunniston
aveva visto la caduta di quel veicolo extraterrestre e presto sarebbe arrivato
in elicottero. - Sar comparso nei radar della base di Webb... a meno che
non abbia sfruttato i punti ciechi - prosegu. In pratica, rifletteva ad alta
voce. - Mi pare quasi di vedere i ragazzi dell'aviazione, tutti in subbu-
glio! Due UFO nello stesso giorno! Washington dar i numeri!
- Ray - disse Tom all'improvviso. - Dov' Ray?
And alla camera del figlio, seguito da Jessie, e buss alla porta. Non ci
fu risposta, ma era impossibile che Ray tenesse le cuffie a volume cos alto
da non avere sentito lo schianto dell'atterraggio. Tom apr la porta, vide il
letto vuoto, and dritto alla finestra. Calpest frammenti di vetro. Tocc il
saliscendi sganciato; ribolliva di rabbia, ma temeva pure che Ray si fosse
trovato in pericolo, nel momento in cui...
Diavolo, pens, guardando il fumo e le fiamme; c' pericolo dappertutto.
- Andiamo a cercarlo - disse.
Una "pulce del deserto" color rosso vivo, si ferm rumorosamente in Ce-
leste Street. - Alza il culo, Vance! - grid l'uomo che salt gi dal vei-
colo. - Nome di Giuda, cosa succede?
- Non lo so - rispose Vance, indifferente. -  caduto qualche cosa.
- Ah, lo vedo da me! Cos'? - Il viso del dottor Early McNeil era ros-
so quasi come il fuoristrada; l'uomo aveva capelli bianchi che gli ar-
rivavano alla spalla, la sommit del cranio calva e macchiata dall'et, occhi
azzurri e accesi che trapassarono lo sceriffo come laser chirurgici. Grosso
d'ossatura, obeso, indossava una maglietta da fatica di taglia troppo grande
e jeans con le toppe alle ginocchia.
- Non so neppure questo. - Vance guard l'inutile getto d'acqua de-
scrivere un arco verso il cuore delle fiamme. Pisciarci sopra avrebbe lo
stesso effetto, pens.
La gente usciva di casa. Renegades e Rattlers si erano ripresi quasi tutti;
avevano smesso d'azzuffarsi e se ne stavano a guardare. Il riflesso dell'in-
cendio arrossava facce sudate e piene di lividi.
Cody era in piedi, con il cervello ancora confuso e un occhio cos gonfio
da non poterlo aprire; con quello buono vide, come tutti, l'oggetto.
Una piramide nera si alzava al centro del deposito di Mack Cade. Cody
calcol che fosse alta una quarantina di metri, forse di pi. Le fiamme si ri-
flettevano sulla sua superficie, eppure la piramide non pareva di metallo;
aveva una superficie ruvida, squamosa... simile a pelle di serpente o a pia-
stre d'armatura segmentate e strettamente sovrapposte. Il getto d'acqua la
colp e si mut in vapore.
Cody si sent toccare la spalla, in un punto pieno di lividi, e trasal. Era
Tank: il casco l'aveva protetto dalla maggior parte dei colpi, ma rivoli di
sangue gli colavano dalle narici, bersaglio d'un pugno fortunato. - Tutto
bene, amico? - disse Tank.
- S - rispose Cody. - Credo.
- Hai l'aria di chi ha visto l'inferno.
- L'ho visto proprio. - Si guard intorno, vide Nasty, Bobby Clay,
Davy Summers... se non altro, tutti i 'Gades erano in piedi, anche se alcuni
avevano un aspetto brutto come il suo. Vide anche Rick Jurado, fermo a
meno di tre metri: fissava le fiamme. Quel bastardo d'illegale pareva senza
un graffio. Ed era l, come gran parte dei Rattlers, nelle vie di Inferno dopo
il buio. In qualsiasi altra occasione, Cody l'avrebbe assalito come una fu-
ria; ma ora una reazione del genere gli pareva a un tratto energia sprecata,
come tirare di boxe contro l'aria. Jurado gir la testa e i due si trovarono
faccia a faccia.
Cody stringeva ancora in pugno la chiave inglese. Incroci lo sguardo di
Rick Jurado.
- Cosa facciamo, Cody? - domand Tank. - Com' il conto, amico?
- Pari - rispose Cody. - Lasciamolo cos. - E gett via la chiave
inglese, che stacc altro vetro dalla vetrina della Warp Room. Rick annu e
gir lo testa. Lo scontro era terminato.
- X-Ray - ricord Cody. Si mosse verso la Warp Room, vide che la
Honda si era rovesciata sul fianco ma era ancora in buono stato, ed entr
nella sala giochi distrutta. Ray Hammond era seduto contro la parete; ave-
va le labbra gonfie e violacee, macchie di sangue su tutta la maglietta. -
Ce la fai a vivere? - gli domand Cody.
- Forse. - Ray non riusciva quasi a parlare. Durante la zuffa si era
morsicato la lingua che ora gli pareva grossa come un melone. - Cosa
brucia?
- Maledizione se lo so. Qualcosa  caduto nel deposito di Cade. Su,
prova ad alzarti. - Tese la mano e Ray la prese. Cody lo tir in piedi di
peso e subito le gambe di Ray cedettero. - Cerca solo di non vomitare -
lo ammon Cody. - I vestiti devo lavarmeli da solo.
Erano appena usciti, quando Jessie vide il figlio e soffoc a stento un
grido. Dietro di lei, Tom deglut e rischi di soffocare. Il colonnello Rho-
des, con lo sguardo fisso sulla piramide nera, si apr la strada fra gli astan-
ti; la creatura col corpo di Stevie rimase accanto alla Civic su cui erano
giunti.
- Oddio, Ray! - grid Jessie, andandogli vicino; non sapeva se ab-
bracciarlo o prenderlo a botte; ma le parve che di queste ultime ne avesse
gi avuta una buona dose, perci lo strinse a s.
- Ah, mamma - protest lui, liberandosi dall'abbraccio. - Non fare
una scena.
Tom vide la faccia piena di lividi di Cody, guard tutt'intorno gli altri
'Gades e Rattlers, e cap benissino che cos'era accaduto. Si era un po' cal-
mato e fissava con stupore reverenziale la torreggiante piramide circondata
da lingue di fiamma.
- Non riusciranno a spegnerlo con un idrante, nossignore! - disse Do-
dge Creech; indossava una giacca gialla a scacchi azzurri, ampi calzoni di
colore appena pi chiaro dei riquadri e una camicia grigio perla, con il col-
letto sbottonato. Non aveva avuto il tempo di scegliere una cravatta dalla
vasta collezione di "pugni nell'occhio"; l'onda d'urto gli aveva investito la
casa e aveva sbattuto gi dal letto lui e Ginger, sua moglie. Scosse la testa,
con un tremolio di guance. - Dovr stare al telefono un mese intero, per
sistemare con l'ufficio centrale questo casino! Tom, che diavolo  quella
roba?
- Credo che sia... un'astronave - rispose Tom.
Creech sbarr gli occhi per un secondo. - Scusa il cerume - replic -
ma m' parso di sentirti dire...
- Esatto. Un'astronave.
- Una cosa? - Vance era abbastanza vicino da ascoltare. - Tom, sei
impazzito?
- Chiedilo al colonnello Rhodes. - Con un cenno indic l'ufficiale
dell'aviazione. - Ti spiegher lui.
Rhodes scrutava il cielo. A un tratto scorse quel che cercava. Un jet F-
4E Phantom della base di Webb, con le luci di posizione che palpitavano
sulla punta delle ali, tracciava una scia al di sopra di Inferno, da est a o-
vest. Rhodes lo segu, lo vide iniziare la virata per un altro passaggio sopra
la piramide nera.
Di sicuro in quel momento il pilota riferiva per radio quel che vedeva e
in breve l'intera zona sarebbe stata piena di jet. Rhodes lanci un'occhiata a
Daufin, sempre ferma accanto all'auto: con lo sguardo seguiva il jet. Forse
si domandava se era sufficiente a portarla via dal pianeta, pens Rhodes.
Pareva solo una bimbetta spaventata e nervosa come una puledrina.
Gli venne in mente che aveva appena imparato a camminare; forse anco-
ra non sapeva correre, altrimenti sarebbe gi scappata.
- Lei ne sa qualcosa, colonnello?
Rhodes lasci perdere Daufin. Lo sceriffo e un altro tizio con una giacca
sportiva a quadri gialli e azzurri che feriva gli occhi, si erano avvicinati. -
Che merda ? - domand Vance, col viso segnato da un solitario filo di
sangue. - Da dove  venuta?
- Non ne so molto pi di lei.
- Tom Hammond ha appena detto una cosa diversa, signore! - lo sfi-
d Dodge Creech. - Guardi che casino! Met paese  in rovina! E sa chi
pagher? La mia compagnia d'assicurazioni! Ora, cosa diavolo dovrei rac-
contare ai direttori?
- Stavolta non  di sicuro una meteorite. - Vance fiut puzza d'im-
broglio. - Ehi, stia a sentire! Non sar la stessa cosa che  caduta nel de-
serto?
- No, non lo . - Di questo Rhodes era sicuro: il colore era diverso e,
in quanto a grandezza, il VET precipitato nel deserto era forse un quinto di
questo. Guard il Phantom tornare per un altro passaggio a bassa quota.
Dove diavolo erano finiti, Gunny e l'elicottero? Rhodes era addestrato a
"salvaguardare i fatti", per usare la frase sul manuale del Progetto Bluebo-
ok, ma come si fa a tenere nascosta una roba grossa come...
Un suono basso e vibrante super il rumore delle fiamme; a Rhodes par-
ve un ansito fiacco, rauco.
L'attimo dopo, una sottile colonna di luce violacea saett dalla punta del-
la piramide e si alz per un'altra sessantina di metri nel cielo.
- Cosa succede? - grid Vance, arretrando d'un passo.
Daufin lo sapeva: serr le mani a pugno, con tanta forza da lasciare sul
palmo il segno delle unghie.
La colonna di luce inizi a ruotare come un ciclone stazionario. Il getto
d'acqua dell'idrante s'interruppe, perch i vigili del fuoco se la diedero a
gambe. Filamenti di luce si dipartirono a spirale dalla colonna che roteava
a velocit sempre maggiore; i filamenti iniziarono a intrecciarsi. Linee vio-
lette saettarono ai quattro punti cardinali, s'intersecarono, formarono nel
cielo sopra Inferno una griglia pulsante d'energia salda e silenziosa.
- Sembra un maledetto scacciamosche! - disse Tank. Cody lo ud... e
poi vide il jet compiere una brusca virata verso l'alto, con la chiara inten-
zione di forare quella rete violacea.
Il muso del Phantom colp la griglia e si accartocci. Il jet esplose in una
palla di fuoco arancione. - No! - url Rhodes. Pezzi dell'aereo colpiro-
no la griglia e s'incendiarono; frammenti in fiamme rotearono e caddero
nel deserto a tre, circa quattrocento metri a sud di Bordertown.
La grglia continu a crescere e copr il cielo di nauseante luce violacea.
A una decina di chilometri tutt'intorno a Inferno e a Bordertown, la gri-
glia si ripieg verso terra. Tagli di netto le linee telefoniche ed elettriche
lungo la Statale 67. Un camionista dai riflessi troppo lenti la urt a novanta
all'ora: il camion si appiatt come una fisarmonica, le gomme scoppiarono
e il motore schizz all'indietro nella cabina. Il camion rimbalz contro la
griglia ed esplose, come se avezze cozzato contro una muraglia di roccia.
Una lepre, dall'altra parte della griglia, fu presa dal panico e tent d'attra-
versarla per tornarsene nella tana, ma rimase fulminata prima d'accorgersi
del dolore.
La griglia affond nel terreno e si ancor in profondit; in questo modo
tagli la tubatura dell'acquedotto che serpeggiava verso sud e ridusse l'ac-
qua a un rombo sotterraneo di vapore.
Lungo Celeste Street le luci si spensero di colpo, senza neppure un tre-
molio. Le case rimasero al buio. I televisori si spensero, gli orologi elettrici
smisero di ticchettare. Nella Ice House, le pompe refrigeranti gemettero e
si fermarono. I semafori si spensero, come pure i tre lampioni ancora in
buono stato sul ponte dello Snake River.
Jessie, Tom, Rhodes, Vance, Cody, Rick e tutti gli altri udirono il ge-
mito provocato dall'improvvisa mancanza di corrente, dal blocco del-
l'estesa rete di macchinari che teneva in vita Inferno e Bordertown, dall'ul-
timo ansito d'ogni cosa... dal condizionatore d'aria della camera d'imbal-
samazione nella cappella funeraria, alle chiusure elettroniche della stanza
blindata della banca.
E poi, semplicemente, tutto fin.
Inferno e Bordertown rimasero sotto il bagliore violaceo della griglia nel
cielo; scese il silenzio, rotto solo dal ruggito delle fiamme.
Rhodes aveva la bocca secca. A est, un'altra fiammata esplose contro
l'interno della griglia... forse un secondo jet che cercava di fuggire. Si e-
saur in fretta, in una pioggia di residui incombustibili. Rhodes cap di ave-
re sotto gli occhi un campo di forza, generato da una sorgente d'energia si-
tuata all'interno della piramide.
- Oh... signoriddio - gemette Dodge Creech.
Il chut-chut-chut di rotori spinse Rhodes a girarsi verso sudovest. Da
quella parte proveniva un elicottero dell'aviazione, in volo a venti metri dal
suolo. Pass molto alla larga della piramide, descrisse lentamente un giro
sopra Inferno e atterr di nuovo nel Preston Park. Il colonnello corse ac-
canto al velivolo e ne vide scendere Gunniston, piegato in due. Jim Tag-
gart, il pilota dai capelli rossi e dal fisico magro, spense il motore; con un
ultimo gemito i rotori si fermarono.
- Abbiamo visto l'incendio! - disse Gunniston, appena Rhodes lo rag-
giunse. - Eravamo in volo, quando il cielo si  acceso con quella... con
quella roba. Cos' accaduto alle luci?
- Manca la corrente. Quello  una campo di forza, Gunny. Ho visto due
Phantom finire in polvere, urtandolo. Si estende senz'altro per vari chilo-
metri.
Gunniston, con le guance arrossate per l'eccitazione e gli occhi lucenti
per il riflesso dell'incendio, guard la piramide. - Un altro VET - disse.
- S. Gli altri elicotteri sono in volo?
- Nossignore. Ci siamo alzati solo noi. Sanders e O'Bannon sono anco-
ra laggi.
- Direi che questo posto  diventato la nostra priorit numero uno, no?
Seguimi. - Si diresse verso lo sceriffo Vance, con Gunniston alle calca-
gna. - Dobbiamo parlare - disse a Vance, il cui sguardo stralunato sup-
plicava ancora una spiegazione per lui comprensibile. - Mandi a chiama-
re il sindaco. Faccia venire anche i pastori delle due chiese e chiunque sia
in grado di tenere tranquilla la gente. Ci troveremo nel suo ufficio fra
quindici minuti. Occorrono torce, candele... qualsiasi cosa faccia luce.
- Quindici minuti - ripet Vance. Annu con aria intontita. - S. Va
bene. - Rivolse uno sguardo alla griglia e il pomo d'Adamo gli and su e
gi. - Siamo... siamo finiti in una gabbia, vero? Ho visto l'aereo esplode-
re in mille pezzi. La maledetta gabbia arriva oltre l'orizzo...
- Mi ascolti attentamente - lo interruppe Rhodes, con voce bassa e
controllata, spingendo il viso verso quello dello sceriffo. Sent il puzzo a-
cre di sudore. - Mi aspetto che si mantenga lucido e che sappia ragionare.
Dopo di me e del capitano Gunniston, lei  la pi alta autorit, qui. Ha ca-
pito?
Vance sporse gli occhi; mai, nei suoi incubi pi folli, aveva sognato d'af-
frontare una situazione di crisi a Inferno. Fino a quel momento, la sua pre-
occupazione maggiore era stata impedire a Rattlers e Renegades d'ammaz-
zarsi a vicenda. Ma ora, nel giro di qualche secondo, la sua vita era cam-
biata totalmente. - Si-sissignore - rispose.
- Vada! - ordin Rhodes e Vance si affrett ad allontanarsi. Adesso il
colonnello doveva chiamare Tom e Jessie in modo che partecipassero an-
che loro alla riunione. Devo controllare i telefoni - anche se gi immagina-
va che non avrebbero funzionato, distrutti dalla stessa forza che aveva ta-
gliato i cavi della corrente - e provare la radio militare a batteria dello sce-
riffo. C'era la possibilit che una trasmissione radio giungesse alla base di
Webb, ma Rhodes non aveva idea di quali fossero le limitazioni del campo
di forza, o se ce ne fossero davvero. Siamo finiti in una gabbia, aveva detto
Vance. - Lo sceriffo ha fatto centro - mormor tra s.
Diede un'occhiata dalla parte della Civic di Tom ed ebbe un'altra sorpre-
sa.
Daufin non c'era.
E non si vedeva da nessuna parte.
Anche Jessie si era girata a guardare, quasi nello stesso istante; il suo
primo grido fu: - Ste... - Poi si controll. - Tom, Daufin  scomparsa!
- disse; e anche Tom vide che non c'era nessuno, nel punto dove Daufin
si trovava solo qualche secondo prima. Si misero a cercarla fra i presenti,
mentre Ray si sedeva sul cordolo del marciapiede e si contava i denti. C'e-
rano tutti, ma lui si sentiva sull'orlo d'uno svenimento.
In breve Tom e Jessie scoprirono che Daufin non era pi in Celeste
Street.
Le fiamme ruggivano consumando le scorte di vernice e di olio lubri-
ficante nel deposito di Cade; colonne di fumo nero si levavano dalle gom-
me e dalla benzina. Il fumo raggiunse la sommit della griglia e si ammas-
s, come nuvolaglia gonfia di tempesta; pi in alto, la luna divenne d'eba-
no.
23
Dopo la caduta
- Cosa? - disse Early McNeil, con tono lento e deciso.
- Nel corpo della bambina c' una forma di vita aliena - ripet Rho-
des. - Non so da dove provenga. Dallo spazio, ma chiss da dove.
- Con un fazzoletto di carta gi umido si asciug la fronte sudata. Ave-
va la camicia incollata alla schiena. Il ventilatore ovviamente non funzio-
nava e il caldo opprimeva l'ufficio dello sceriffo. Alcune lampade a batte-
ria, "requisite" nel negozio di ferramenta, fornivano una luce troppo viva.
Nell'ufficio, oltre al dottor McNeil, Rhodes e lo sceriffo, c'erano Jessie e
Tom, il reverendo Hale Jennings della chiesa battista, padre Manuel La-
Prado e il giovane assistente di quest'ultimo, padre Domingo Ortega. C'e-
rano anche Xavier Mendoza, in rappresentanza di Bordertown, su proposta
di padre LaPrado, e il sindaco Brett, che si rosicchiava le unghie, in piedi
accanto a Mendoza.
- Cos questa creatura  uscita da una pallina ed  entrata nel corpo di
Stevie Hammond? Vuole farci bere una storia del genere? - continu E-
arly, seduto sulla scomoda panca tolta da una delle celle.
- Non  cos semplice, ma ha capito il succo. Secondo me, la creatura
aliena  rimasta nella sferetta finch non  stata in grado di operare il
transfert. Come sia avvenuto, e secondo quali leggi fisiche, non so. Chia-
ramente abbiamo a che fare con una tecnologia ben fuori del comune.
- Porco mondo,  la storia pi assurda che abbia mai sentito. Chiedo
scusa, padres. - McNeil lanci un'occhiata a Jennings e a LaPrado, stro-
fin sulla suola un fiammifero da cucina e si accese il sigaro: se a qualcuno
il fumo non piaceva, andasse a farsi friggere. - Tom, tu e la dottoressa
Jessie cos'avete da dire, al proposito?
- Una cosa sola:  tutto vero - rispose Tom. - Stevie... non  pi
Stevie. La creatura dice di chiamarsi Daufin.
- Non esattamente - lo corresse Rhodes. - Siamo noi, a chiamarla
Daufin. - Secondo me, nelle foto di Stevie ha visto qualcosa in cui identi-
ficarsi. Forse un delfino, o l'oceano stesso. Ma non credo che Daufin sia il
suo nome, altrimenti avrebbe avuto una padronanza maggiore della nostra
lingua.
- Vuol dire che non sa parlare? - La voce di LaPrado era bassa e fra-
gile. Il prete era un ometto di settantun anni, magro come un chiodo, con
occhi scintillanti, castani, e una massa di capelli candidi. Aveva le spalle
curve, ma un portamento pieno di dignit. In quel momento occupava la
poltroncina alla scrivania di Danny Chaffin.
- Sa comunicare, per quanto glielo consente un corso accelerato d'in-
glese. Di sicuro possiede grande intelligenza e ottima memoria, perch ha
impiegato solo alcune ore a imparare l'alfabeto, mandare a memoria il di-
zionario e a leggere l'enciclopedia. Ma trova ancora difficolt a capire un
mucchio di concetti o a esprimerli a noi.
- Ed  scomparsa? - domand Vance. - Un mostro extraterrestre in
libert nelle nostre vie?
- Non credo che sia pericolosa - dichiar Jessie, prima che le con-
getture di Vance passassero il segno. - Credo che sia spaventata e che si
senta sola. E non penso proprio che sia un mostro.
- Veramente ammirevole, da parte sua, considerando che si  impa-
dronita del corpo di sua figlia. - Vance si rese conto delle parole appena
pronunciate e lanci un'occhiata ai rappresentanti di Bordertown, poi di
nuovo a Jessie. - Senta, lei, o essa, pu anche sembrare una bambina, ma
come facciamo a sapere che non abbia... s, insomma, poteri speciali? Co-
me leggere la mente...
In questo caso tu non hai da preoccuparti, pens Jessie; la tua  un libro
vuoto.
- ...o controllarla, perfino. Diavolo, forse possiede un raggio della mor-
te o...
- Niente isterismi - lo interruppe con fermezza Rhodes. - In primo
luogo, al momento il capitano Gunniston e il mio pilota sono in giro a cer-
care Daufin; in secondo luogo, concordo con la signora Hammond. Pare
che la creatura non sia minacciosa. - Non disse "pericolosa": ricordava
fin troppo bene quando gli era parso di stringere la mano a un fulmine. -
Almeno finch non ci mostriamo minacciosi verso di lei - soggiunse.
- Cosa conta di fare, quando l'avranno trovata? Come far a rimetterla
dentro la pallina? - Un velo di fumo avvolgeva la testa di Early.
- Ancora non lo sappiamo. La sferetta non si trova: crediamo l'abbia
nascosta da qualche parte. Se pu essere di consolazione, non credo che in-
tendesse atterrare sulla Terra. Secondo me, il suo veicolo si  guastato
mentre lei era diretta da un'altra parte.
- Per veicolo, immagino, intende astronave - disse il reverendo Hale
Jennings, fermo alla finestra, con la testa calva a forma di ghianda tinta di
viola dalla griglia nel cielo. Era un uomo tozzo, dall'ampio torace, vicino
ai cinquanta, dal fisico simile a un idrante, campione di pugilato in gioven-
t, nella marina. - Come pilotava un'astronave, se era all'interno di una
sfera?
- Non so. Possiamo solo farcelo spiegare da lei.
- E va bene. Ma quella roba? - Jenings mosse la testa in direzione
della piramide nera e squamosa. - Non so voi... ma questo visitatore in
particolare mi rende un pochino nervoso.
- Gi - convenne Vance. - Chi ci dice che non sia stata Daufin a
chiamarlo per farsi aiutare a invaderci?
Il colonnello Rhodes misur con cura le parole. Dire a tutti che Daufin
era terrorizzata da quella piramide non avrebbe tranquillizzato nessuno, ma
non aveva pi senso nascondere la verit. - Non ci sono prove che sia
stata lei a farla atterrare, per  sicuro che lei sa di cosa si tratta. Poco pri-
ma che quella roba scendesse dal cielo, Daufin ha continuato a ripetere una
parola: Stinger.
Segu un attimo di silenzio in cui tutti rifletterono sui possibili significati
della parola.
- Probabilmente  il nome del pianeta dal quale proviene - sugger
Vance. - Forse, sotto il corpo umano, lei ha l'aspetto di una grossa vespa.
- Come ho gi detto - prosegu Rhodes, ostinato - ha appena impa-
rato l'inglese. Evidentemente la parola stinger le  stata suggerita da qual-
cosa che ha visto. - Pens alla fotografia d'uno scorpione, appesa al pan-
nello di Stevie. - Ma non so cosa volesse dire.
- Le cose che non sa sono parecchie, giovanotto - disse LaPrado, con
un debole sorriso.
- S, ma cerco di rimediare. Trovata Daufin, forse chiariremo alcuni in-
terrogativi. - Diede un'occhiata all'orologio: erano le 10 e 23, poco pi di
trenta minuti dall'atterraggio della piramide. - Parliamo ora della man-
canza di corrente. Avete visto tutti la nuvola di fumo sospesa contro la par-
te superiore della griglia. Siamo racchiusi in una sorta di campo di forza,
generato all'interno della piramide. Non solo impedisce l'uscita del fumo,
ma ha interrotto anche le linee elettriche e telefoniche. Il campo di forza ha
solidit, per quanto sembri trasparente. Come se ci avessero capovolto ad-
dosso una grossa coppa di vetro. Niente pu entrare e niente pu uscire. -
Aveva provato la radio militare dello sceriffo, ricavandone solo uno stridio
di statica: le onde radio venivano deviate.
- Un campo di forza - ripet Jenning. - Fin dove arriva?
- Prenderemo l'elicottero e cercheremo di scoprirlo. Secondo me,  li-
mitato all'area intorno a Inferno e a Bordertown... nel raggio di una quindi-
cina di chilometri al massimo. Non abbiamo da temere che l'aria si esauri-
sca, ma il fumo degli incendi non se ne andr. - Le fiamme erano ancora
alte e il fumo nero dei mucchi di pneumatici non solo s'ammassava contro
la griglia, ma cominciava anche a velare le vie; l'aria era permeata di puzzo
di bruciato.
Early borbott qualcosa, trasse ancora una boccata dal sigaro, soffi il
fumo e schiacci per terra il mozzicone. - Ecco, ho fatto la mia parte,
contro l'inquinamento dell'aria - brontol.
- Infatti. Grazie.
- Un momento - intervenne padre Ortega, uno smilzo dalla faccia
scura, con riccioli brizzolati alle tempie, fermo accanto a LaPrado. - Lei
dice che questo campo di forza impedisce l'entrata e l'uscita, giusto? Non 
evidente che ha uno scopo ben preciso?
- Gi - disse Vance. - Mantenerci in gabbia mentre ci invadono.
- No - continu il prete. - Non tenere in gabbia noi. Imprigionare
Daufin.
Rhodes guard Tom e Jessie: tutt'e tre avevano sfiorato cautamente la
stessa conclusione. Se la piramide - o qualcosa al suo interno - era venuta
per Daufin, quest'ultima non aveva alcuna voglia di farsi prendere. Rhodes
riport l'attenzione su di Ortega, mantenendo studiatamente un'espressione
composta. - Anche questo pu dircelo solo lei stessa. Al momento invece
dobbiamo parlare del modo per tenere sotto controllo la gente. Nessuno
dormir molto, stanotte. Sarebbe bene se la gente sapesse che ci sono posti
dove riunirsi, dove trovare luce e cibo. Suggerimenti?
- La palestra della scuola - propose Brett. -  abbastanza ampia.
- La gente vuol stare vicino a casa - disse Jennings. - Che ve ne pa-
re delle chiese? Abbiamo una tonnellata di candele e nel negozio di ferra-
menta possiamo procurarci lampade a cherosene.
- S - convenne LaPrado. - Possiamo rifornirci al panificio e alla
drogheria e distribuire razioni di cibo.
- E forse un paio di tazze di caff, se al Brandin' Iron ce n' ancora -
disse Vance. - Sarebbero d'aiuto.
- Bene. La domanda seguente  questa: come facciamo a richiamare
dalla strada la gente? - Rhodes rivolse un'occhiata interrogativa a LaPra-
do e a Jennings.
- Ci sono campane, sul campanile - disse LaPrado. - Se non sono
crollate, le suoneremo.
- Per noi  pi difficile - obiett Jennings. - Le nostre sono elet-
triche. Quattro anni fa abbiamo sostituito quelle vere. Per penso di riusci-
re a trovare volontari che vadano di casa in casa e informino la gente che la
chiesa  aperta.
- Allora voi due e il sindaco organizzerete la parte riguardante la riu-
nione e il cibo - disse Rhodes. - Non riusciremo a togliere tutti di stra-
da, ma pi gente sar al coperto, meglio .
- Domingo, ti dispiace accompagnarmi? - LaPrado si alz con l'aiuto
di Ortega. - Far suonare le campane e chieder alle dame di carit di
preparare il cibo. - Strisciando i piedi and alla porta e si ferm sulla so-
glia. - Colonnello Rhodes, se mi domandano cosa succede, posso utiliz-
zare la sua spiegazione?
- Ossia?
- "Non so" - rispose l'anziano prete, con un sorriso a denti stretti. La-
sci che Mendoza gli aprisse la porta.
- Non si allontani troppo, padre - disse Early. - Forse avr bisogno
di lei molto presto. E anche di lei, Hale. In ospedale ho quattro operai di
Cade che non passeranno la notte e immagino che i pompieri troveranno
altri cadaveri, appena domato l'incendio.
LaPrado annu. - Sa dove trovarmi - disse. Lasci l'ufficio, in compa-
gnia di Ortega e di Mendoza.
- A quello l manca qualche rotella - borbott Vance.
Early si alz. Il tempo delle chiacchiere era terminato. - Gente, la riu-
nione  stata davvero educativa, ma devo tornare in ospedale. - Otto ra-
gazzi, compresi Cody Lockett e Ray Hammond, erano stati ricoverati all'o-
spedale di Inferno, per qualche punto di sutura e qualche cerotto, ma biso-
gnava prima pensare agli operai gravemente feriti nel deposito di Cade... e
solo sette, su quarantasei, avevano varcato barcollando, ustionati e sangui-
nanti, la recinzione divelta. Il personale di Early, tre infermiere e sei volon-
tari, curava alla luce delle lampade d'emergenza pazienti feriti dai vetri e in
preda allo choc. - Dottoressa Jessie, una persona come lei mi farebbe
comodo - soggiunse Early. - Un povero cristo ha una scheggia metalli-
ca che gli sfiora la spina dorsale e a un altro bisogna amputare al pi presto
il braccio maciullato. Tom, se sai reggere con mano ferma una torcia e non
t'impressioni per un po' di sangue, ci sarai utile anche tu. - Gli venne in
mente che fra poco pure Noah Twilley sarebbe stato pieno di lavoro... ap-
pena i pompieri avessero estratto dalle macerie gli altri cadaveri.
- Posso farcela - rispose Tom. - Colonnello, quando la trover, ce lo
far sapere?
- Senz'altro. Vado subito a unirmi a Gunny.
Seguirono Early nella via illuminata da riflessi violacei, dove c'erano
ancora alcuni gruppi di persone a bocca aperta; ma gran parte degli spetta-
tori si era ritirata nella propria casa. Rhodes si diresse verso il Preston
Park; Tom e Jessie andarono alla Civic e Early mont agilmente sulla
"pulce del deserto".
Mentre si allontanava con un rombo, la "pulce" evit per un pelo una
Cadillac gialla grande come un incrociatore che si ferm davanti all'ufficio
dello sceriffo.
Celeste Preston, con indosso una tuta scarlatta, scese dalla macchina e si
ferm, mani sui fianchi, a guardare l'enorme piramide dall'altra parte del
fiume. Alz il viso, dai lineamenti marcati e dagli occhi azzurro chiaro, e
studi la griglia nel cielo. Aveva gi visto l'elicottero nel parco: uno dei tre
che avevano rischiato di scoperchiarle la casa quel mattino, si disse, in un
rigurgito d'ira sacrosanta. Ma l'ira sboll presto. Il grosso bastardo nel de-
posito di Cade e la rete violacea che copriva il cielo avevano la precedenza
sulle preoccupazioni riguardanti la perdita del primo sonno.
Il sindaco Brett e Hale Jennings uscirono dall'ufficio di Vance, diretti in
Aurora Street, dove abitava il proprietario della drogheria Quick-Check.
Brett rischi di andare a sbattere contro Celeste ed ebbe un brusco sopras-
salto, perch aveva una paura folle di quella donna. - Ah... signora Pre-
ston! Cosa posso fare per...
- Salve, reverendo - lo interruppe lei; poi rivolse al sindaco uno
sguardo gelido. - Brett, mi auguro davvero che mi sappia spiegare cos'
quella roba laggi e perch il cielo  tutto illuminato e da me manca la cor-
rente e il telefono non funziona!
- S, signora. - Brett, col viso imperlato di sudore, deglut con forza.
- Be'... vede... il colonnello dice che  un'astronave... che un campo di
forza ha bloccato la corrente e... - Non sapeva come spiegarle la situazio-
ne e Celeste lo fiss come una poiana pronta a gettarsi in picchiata su di un
topolino.
- Signora Preston, farebbe meglio a rivolgere le domande allo sceriffo
Vance - sugger Jennings. - Le racconter tutta la storia.
- Oh, non posso aspettare! - replic lei. Mentre i due si accostavano
alla Ford azzurra del reverendo, drizz le spalle, alz il mento ed entr
come una furia, rischiando di scardinare la porta.
Sorprese Vance con le mani dentro il distributore di Coca-Cola, oc-
cupato a disincastrare una lattina. - Ho alcune domande che esigono ri-
sposta - esord, mentre la porta si richiudeva con un tonfo.
All'ingresso della donna Vance non trasal neppure: il suo sistema ner-
voso aveva raggiunto la quota massima di sorprese. Non moll la lattina,
deliziosamente fresca. Ancora una torsione e sarebbe venuta via. - Si ac-
comodi - disse.
- Sto in piedi.
- Come preferisce. - Maledizione, perch restava incastrata? Di solito
le lattine saltavano via senza il minimo fastidio. La scosse avanti e indie-
tro, ma sembrava impigliata.
- Oh, per l'amor di Dio! - Celeste avanz verso di lui e senza tanti
complimenti lo spinse da parte; infil la mano nel condotto e afferr la lat-
tina. Gir di scatto il polso e la liber. - Ecco! Prenditi la maledetta Co-
ca!
All'improvviso Vance non ne aveva pi tanta voglia. La donna aveva un
braccio magro come una rotaia: per questo c'era riuscita. - No - rispose.
- La prenda pure.
Normalmente Celeste beveva solo diet-cola, ma l'aria era cos torrida e
soffocante che non si sent di fare la schizzinosa. Tir la linguetta e bevve
alcune sorsate di liquido fresco. - Grazie - disse. - Avevo la gola un
po' secca.
- S, capisco. Non funziona nemmeno la fontanella refrigerante. - La
indic con un cenno e sent un odore bizzarro, simile a quello del cinna-
momo o di qualche spezia fragrante. Proveniva senz'altro da Celeste Pre-
ston: forse il profumo dello shampoo o del sapone. Poi l'odore svan e
Vance sent di nuovo il proprio sudore. Rimpianse di non essersi innaffiato
di deodorante Brut, visto come si esauriva in fretta.
- Hai il viso sporco di sangue - disse Celeste.
- Eh? Ah, s. Una scheggia di vetro. - Scroll le spalle. - Roba da
niente. - Col naso cerc un'altra zaffata di cinnamomo.
Proprio come un vero uomo, pens Celeste, terminando la Coca; quegli
idioti si tagliavano e sanguinavano come maiali sgozzati, ma fingevano di
non accorgersene nemmeno! Wint era della stessa pasta: una volta col filo
spinato si era lacerato la mano e si era comportato come se avesse una
scheggia di legno nel dito, cercando di fare il duro. Probabilmente fra Wint
e Vance non c'era la minima differenza, se a quest'ultimo toglievano venti
chili di lardo.
Trasal e torn al presente. O il calore l'aveva rammollita, o il fumo le
aveva dato alla testa: non aveva mai provato la minima compassione per
Ed Vance e di sicuro non intendeva cominciare adesso. Gett nel cestino la
lattina vuota. - Voglio sapere che diavolo succede da queste parti - dis-
se con voce stridula - e voglio saperlo subito!
Vance smise di annusare. Non era cinnamomo, decise; probabilmente si
trattava di amamelide. And alla scrivania e prese le chiavi della macchina
di servizio.
- Dico a te! - scatt Celeste.
- Devo andare a prendere Danny Chaffin. I miei vice del turno di notte
hanno tagliato la corda. Se vuole sentire la storia, deve venire con me. -
Era gi quasi alla porta.
- Non permetterti di piantarmi in questo modo!
Vance si ferm. - Devo chiudere. Viene o non viene?
Per Celeste, l'idea dell'inferno era appunto quella di trovarsi nella mac-
china della polizia, con la trippa di Vance che ballonzolava dietro il volan-
te; ma doveva sopportare. - Vengo - rispose a denti stretti e lo segu
fuori dell'ufficio.
24
Causa di forza maggiore
- Dio abbia piet! - Dodge Creech scrut dal vetro incrinato la pira-
mide. Indossava ancora la giacca sportiva a quadri gialli e blu; i capelli,
rossicci e radi, umidi di sudore, gli si erano incollati al cranio lucido. -
Ginger, se quella roba fosse scesa duecento metri pi a nord, adesso sa-
remmo bell'e morti, te lo dico io. Come diavolo lo spiegher al signor
Brasswell?
Ginger Creech medit. Sedeva sulla sedia a dondolo, dall'altra parte del
soggiorno dalle pannellature in pino; indossava la vestaglia azzurra e pan-
tofole Dearfoam; aveva bigodini rosa nei capelli grigi. Corrug la fronte.
- Causa di forza maggiore - decise. - Gli dirai cos.
- Causa di forza maggiore - ripet il marito, provando la frase. - No,
non la berr! Comunque, se fosse una meteorite o un oggetto inanimato, si
tratterebbe di causa di forza maggiore. Ma se dentro quell'affare c' una
creatura intelligente, la faccenda cambia. - Harv Brasswell era il supervi-
sore di Creech: aveva l'ufficio a Dallas e teneva il pugno ben chiuso, quan-
do si trattava di risarcimenti.
- Vuoi dire che non  causa di forza maggiore? - domand la moglie,
smettendo di dondolarsi.
- No, certo! Solo, dovrebbe trattarsi di una tempesta, o di una siccit, o
di qualcosa che solo Dio potrebbe causare. - Anche questa con-
siderazione zoppicava e Dodge non voleva provocare Ginger: la donna era
una fanatica delle trasmissioni PTL, di Ernest Anglsey, Kenneth Copeland
e Jimmy Swaggart. - Non credo che Dio abbia a che fare con questo.
Il cigolio della sedia a dondolo riprese. La stanza era illuminata da tre
lumi a petrolio appesi al lampadario a forma di ruota di carro e da un paio
di candele sopra il televisore. Gli scaffali erano pieni di libri condensati del
Reader's Digest, di pile di National Geographics, di testi assicurativi e sul-
l'arte di vendere, oltre alla raccolta di tomi religiosi di Ginger.
- Quell'affare avr lesionato le fondamenta di ogni casa del paese - si
crucci Dodge. - Non c' pi un vetro intero, ti dico. Anche per strada ci
sono crepe. Non ho mai creduto alle astronavi, ma se questa non  un'a-
stronave, perdio, non so proprio cosa sia!
- Non voglio pensarci - disse Ginger, accelerando il ritmo. - Alle a-
stronavi e a cose del genere.
- Be', quella laggi non  certo una montagna di zucchero candito! Si-
gnoriddio, che macello! - Si pass sulla fronte il bicchiere di t freddo.
Anche il frigorifero non funzionava, ovviamente, ma nel freezer c'erano
ancora dei cubetti di ghiaccio. Con quel caldo, comunque non sarebbero
durati a lungo. - Questo colonnello Rhodes  in riunione con lo sceriffo e
col sindaco Brett. Non ha chiesto la mia presenza, per. Non sono abba-
stanza importante, immagino. Posso fare la polizza a tutti in paese e servir-
li di barba e capelli, ma non sono abbastanza importante. Grazie a te!
- I mansueti erediteranno la terra - cit Ginger e Dodge corrug la
fronte, perch non sapeva di cosa lei parlasse e riteneva che nemmeno lei
lo sapesse.
- Non sono mansueto! - protest. Ginger si limit a dondolarsi. Do-
dge ud il suono profondo e ritmato della campana della Chiesa Cattolica
del Sacrificio di Cristo, al di l del fiume, che chiamava a raccolta i par-
rocchiani. - Si direbbe che LaPrado apra bottega. E il reverendo Jennings
far lo stesso, immagino. Non basteranno certo le campane, a evitare che la
gente...
Ud un altro rumore, che lo interruppe a met frase.
Un rumore secco: di mattoni scalzati.
Proprio sotto di me, pens Dodge Creech; si direbbe che facciano a pez-
zi il pavimento della cantina...
- Cos' questo rumore? - esclam Ginger, alzandosi. La sedia a don-
dolo continu a cigolare.
Il pavimento di legno trem.
Dodge guard la moglie: aveva gli occhi sbarrati, lo sguardo vitreo, la
bocca spalancata. Sulla loro testa il lampadario a ruota di carro vibr e i
lumi a petrolio si misero a oscillare.
- Credo... - disse Dodge - credo che sia un terremo...
Il pavimento si sollev, come se qualcosa d'enorme l'avesse colpito da
sotto. Alcuni chiodi saltarono via e brillarono alla luce dei lumi. Ginger
barcoll all'indietro e cadde con uno strillo, mentre Dodge finiva sulle gi-
nocchia.
Ginger vide il pavimento squarciarsi sotto il marito, con un rumore di
legno lacerato, e Dodge sprofondare fino al collo. Nuvole di polvere si al-
zarono intorno a lui e riempirono la stanza; ma Ginger vedeva ancora il vi-
so del marito: pallido come un cencio, occhi sbarrati e sconvolti. Fissava
lei, che strisciava sulla schiena per allontanarsi.
- Qualcosa m'ha preso - disse Dodge, con un lamento acuto, orribile.
- Aiutami, Ginger. Aiutami... - Sporse dallo squarcio la mano e la tese
verso di lei: dalle dita gocciolava una sostanza che pareva muco grigiastro.
Ginger mand un gemito.
E Dodge spar nello squarcio del pavimento del soggiorno. La casa tre-
m di nuovo e le pareti gemettero per il dolore di cedere il proprio padro-
ne. Dalle fessure nei pannelli di pino scatur polvere d'intonaco, simile a un
alito spettrale... e scese il silenzio, rotto solo dal cigolio della sedia a don-
dolo e del lampadario. Un lume a petrolio era caduto, senza rompersi, sul
copridivano rosso.
- Dodge? - bisbigli Ginger Creech. Tremava tutta; le lacrime le ba-
gnavano le guance e la vescica era sul punto di cedere. - Dodge! - gri-
d.
Non ci fu risposta, solo il gorgoglio d'acqua che scorreva da una tubatura
rotta. L'acqua termin presto e il gorgoglio cess.
Ginger si spinse verso il buco, con muscoli pigri come gomma gelida.
Doveva guardare di sotto... non voleva guardare, non avrebbe dovuto
guardare, ma vi era costretta, perch Io squarcio nel pavimento le aveva
strappato il marito. Arriv al bordo frastagliato e si sent rivoltare lo sto-
maco; fu costretta a serrare gli occhi per dominarsi. La nausea pass e lei
scrut nel buco.
Soltanto buio.
Prese il lume a petrolio e gir la rotella dello stoppino. La fiammella
tremol e si alz come un'acuminata lama arancione. Ginger spinse nel bu-
co il lume e con l'altra mano serr il bordo irregolare, fino a farsi sbiancare
le nocche.
Polvere giallastra si mosse in piccoli turbini. Ginger si trov a scrutare
nella cantina, due metri e mezzo pi in basso; e nel pavimento della canti-
na c'era un altro buco che pareva - s, pens, oh Ges figlio di Dio Cristo
Santo s - rosicchiato nel cemento. Sotto la cantina c'erano altre tenebre.
- Dodge? - bisbigli Ginger e ud l'eco, Dodge? Dodge? Dodge? Eb-
be una contrazione alle dita e lasci il lume a petrolio, che cadde nel buco,
continu a cadere forse per altri cinque metri e finalmente si fracass con-
tro il terriccio rossastro del Texas; tutto il petrolio prese fuoco e le fiamme
divamparono. Gi nel buco Ginger scorse lo scintillio di fanghiglia, dove
qualcosa aveva trascinato all'inferno suo marito.
Perdette completamente lucidit e giacque, tremante, sul pavimento
svirgolato, rannicchiata in posizione fetale. Decise di recitare sette volte il
Salmo 23, perch sette le pareva un numero sacro; se l'avesse recitato ab-
bastanza forte e avesse desiderato con forza sufficiente, avrebbe alzato la
testa e avrebbe visto Dodge seduto sulla poltrona dall'altra parte della stan-
za, intento a leggere un manuale del perfetto venditore e il televisore sa-
rebbe stato sintonizzato su PTL e la cosa che non poteva essere un'astrona-
ve sarebbe scomparsa. Inizi a recitare, ma quasi soffoc dal terrore: aveva
dimenticato le parole del salmo.
Una campana di chiesa rintoccava.
Era certamente domenica, pens Ginger. Domenica mattina, luminosa e
nuova. Si alz a sedere, ascolt la campana. Che cos'era, quel bagliore vio-
laceo che entrava dalla finestra? Dov'era Dodge? Che cos'era, quel buco...
Le era sempre piaciuto il suono di campana che la chiamava alla fun-
zione. Ormai era tempo d'andare e Dodge poteva venire pi tardi. E se og-
gi si metteva quel completo rosso, l'avrebbe scorticato vivo. Si alz, con
occhi vuoti e striature lucenti di lacrime nella polvere che le sporcava il vi-
so. Usc di casa, si tolse la pantofole Dearfoam e prosegu, scalza, lungo
Brazos Street.
25
Il miglior amico di Sarge
- Su, Scooter, niente paura. Ci sono qua io, sissignore! - Sarge Den-
nison accarezz la testa di Scooter e il cane invisibile gli si rannicchi con-
tro la gamba. - Niente paura, il vecchio Sarge ti protegger.
- Dennison era seduto sul bordo del palco per la banda musicale, nel
centro del Preston Park; aveva appena assistito al decollo dell'elicottero,
con due uomini a bordo oltre al pilota. Il velivolo si alz a venti metri di
quota e sfrecci verso est; il rumore di rotori svan rapidamente.
Sarge lo guard allontanarsi finch le luci di posizione non scompar-
vero. La campana della chiesa cattolica, dall'altra parte del fiume, rin-
toccava; alcune persone, in Celeste Street e in Cobre Road, guardavano la
piramide nera e discutevano; ma quasi tutti erano rientrati in casa. Sarge
osserv la colonna di luce violacea roteare lentamente; gli ricordava, pi
che altro, l'insegna luminosa dei negozi di barbiere. La sommit della gri-
glia violacea si perdeva fra nuvole immobili di fumo color ebano; nell'aria
c'era puzzo di bruciato. Un puzzo che a Sarge non piaceva, perch faceva
muovere di nuovo cose oscure racchiuse nella sua mente.
Scooter gua. - Ehi, ehi, non piangere - lo consol Sarge, muovendo
gentilmente le dita ad accarezzare l'aria. - Non ti lascio.
Sotto di lui ci fu un movimento. A un tratto Sarge si trov a guardare un
visetto di bambina, bagnato di luce violacea, circondato da capelli color
rame tutti impolverati. La bambina si era rifugiata nell'intercapedine sotto
l'assito del palco e ora sporgeva la testa e fissava Sarge, perplessa.
- Ciao - disse Sarge. L'aveva riconosciuta. - Sei la figlia del signor
Hammond. Stevie. La bimba non rispose.
- Mi conosci, vero? Sarge Dennison. Un pomeriggio la mamma ti ha
portato alla scuola, ricordi?
- No - disse Daufin, incerta e pronta a ritirarsi subito in quella sorta
di guscio protettivo.
- Be', io s. Mi pare che sia stato l'anno scorso, per. Ora quanti anni
hai?
Daufin riflett. - Tanti - rispose.
Aveva una voce buffa, pens Sarge. Una sorta di mormorio rauco. Come
se avesse bisogno di pasticche per la tosse. - Cosa fai, l sotto? - Di
nuovo, nessuna risposta. - Vieni quass a salutare Scooter. Gli eri simpa-
tica.
Daufin esit. Quest'essere non pareva minaccioso e mostrava un... qual
era il termine?... un amabile sorriso. Un segno di mancanza d'aggressivit.
E poi si era anche incuriosita; l'aveva visto avvicinarsi, l'aveva udito seder-
si sull'assito. Era da solo: perch, allora, parlava con un'entit chiamata
Scooter?
Daufin strisci fuori. Aveva i vestiti impolverati, mani e braccia spor-
che, scarpe da tennis con i lacci penzoloni. - Tua mamma ti liscer il pelo
- disse Sarge. - Sei una palla di polvere ambulante!
- Credevo d'essere una fi-glia - disse Daufin, di nuovo perplessa.
- Be'... s, lo sei. Volevo solo dire... ah, lascia perdere. - Batt la ma-
no sull'asse imbiancata. - Siedi qui vicino a me.
Daufin rimase incerta, perch non vedeva sedia, panca n sgabello adatti
a posarvi il posteriore del corpo umano; poi dedusse che l'aveva sempli-
cemente invitata a imitare la sua posizione. Cominci a sedersi.
- Ehi! Non su Scooter!
- Scoo-ter? - domand Daufin.
- Certo!  proprio l! Scooter, muovi le chiappe e fai posto alla si-
gnorina. Te la ricordi, vero? Stevie Hammond.
Daufin segu lo sguardo di Sarge e vide che parlava a quello che lei per-
cepiva come spazio vuoto.
- Adesso puoi sederti - disse Sarge. - Si  spostato.
- Pre-ferisco... - Qual era il termine? - Assu-mere la po-sizione e-
ret-ta.
- Eh? - Sarge corrug la fronte. - Cos' questo modo di parlare?
- Web-ster - fu la risposta.
Sarge rise e si gratt la testa. - Sei un bel tipo, Stevie! - disse. La
bambina guard le dita muoversi con rumore raspante fra i capelli tagliati a
spazzola, poi si tir un ricciolo e studi la differenza. Queste forme di vita
dette esseri umani, di qualsiasi cosa fossero composte, avevano certamente
poche caratteristiche in comune.
- Allora, perch ti nascondi sotto il palco della banda? - domand
Sarge, accarezzando con la destra il muso di Scooter; Daufin segu con gli
occhi il movimento della mano. Lui credette che la bimba non rispondesse
perch imbronciata. - Oh, sei scappata di casa?
Silenzio.
- Da queste parti non ci sono molti posti dove andare, se si scappa di
casa, vero? Scommetto che i tuoi sono preoccupati, eh? Soprattutto con
quel grosso mangiacristiani fermo laggi.
Daufin rivolse alla piramide un'occhiata rapida e gelida; sent il corpo
ospite percorso da un brivido. - Si chiama cos? - domand.
- Un grosso... - Il termine non era compreso nel linguaggio Webster.
- Un grosso man-gia-cri-stia-ni?
-  proprio questo, no? - Brontol e scosse la testa. - Mai vista una
roba del genere. Nemmeno Scooter. Ci si potrebbe mettere dentro tutto il
paese e rimarrebbe ancora spazio, sono sicuro.
- Perch lo faresti?
- Farei cosa?
Daufin intuiva d'avere a che fare con una forma di vita dalle capacit as-
sai limitate e si mostr paziente. - Perch metteresti tutto il paese dentro
il grosso man-gia-cri-stia-ni?
- Non parlavo alla lettera. Volevo dire solo... ecco, era un esempio.
- Guard la griglia nel cielo. - Ho visto un aereo urtare quella roba ed
esplodere, buum!, proprio cos, e via. Ero seduto sulla veranda e l'ho visto.
Parlavo col reverendo, poco fa. Il reverendo dice che  come una vaschetta
di vetro capovolta sopra Inferno. Niente pu entrare e niente pu uscire.
Dice che proviene da... - Con la mano indic la notte. - Da lass, da
molto lontano. - Riprese ad accarezzare Scooter. - Ma io e Scooter sa-
premo cavarcela. Sissignore. Siamo insieme da un mucchio di tempo. Ce
la caveremo benissimo.
Fis-sa-zione, pens Daufin; persistente credulit in qualcosa di falso
(contrario di vero), tipica di alcune turbe mentali (della mente o relative al-
la mente). - Cos' Scoo-ter? - domand.
Lui la guard, come sorpreso dalla domanda. Apr la bocca; per qualche
secondo il suo viso parve curvarsi sulle ossa e gli occhi gli divennero vi-
trei. Sarge rimase cos, mentre lei aspettava la risposta. - Il mio amico -
disse Sarge alla fine. - Il mio migliore amico.
Ci fu un brontolio, un rumore di un tipo che Daufin non aveva mai spe-
rimentato prima. Parve aumentare d'intensit, con una serie di toni aspri e
rotolanti, e provenire proprio dal suo interno.
- Sarai affamata - disse Sarge. Aveva di nuovo negli occhi uno
sguardo vivo e sorrideva. - Senti come parla, il tuo stomaco.
- Il mio... sto-ma-co? - Una rivelazione nuova e sorprendente. -
Quale mes-sag-gio invia?
- Hai bisogno di cibo, ecco il messaggio! Parli davvero in modo buffo.
Vero, Scooter? - Si alz. - Meglio andare a casa, adesso. I tuoi ti cer-
cheranno.
- Casa - ripet Daufin. Il concetto era chiaro. - Casa mia ... -
Scrut il cielo. La griglia e il fumo oscuravano i punti di riferimento e lei
non riusc a scorgere il corridoio stellare. - Lass, molto lontano. - Imi-
t il suo gesto di poco prima, perch gli parve assai appropriato per indica-
re una distanza notevole.
- Ah, ora mi prendi in giro! - la rimprover Sarge. - Casa tua  ap-
pena pi avanti, nella via. Vieni, ti accompagno a casa.
Daufin cap che intendeva condurla nuovamente nella scatola dove abi-
tavano Stevie, Jessie, Tom e Ray. Ormai non aveva pi motivo di nascon-
dersi: non c'era via d'uscita dal pianeta. La mossa seguente non toccava a
lei. Si alz sui due steli che ancora sentiva allampanati e precari e segu
quella creatura in un paesaggio fantastico. Nemmeno il sogno pi fantasio-
so l'aveva preparata allo scenario di quel pianeta: file di scatole, costruite
in maniera folle, accucciate lungo i lati di una superficie piatta e brutal-
mente dura; piante torreggiami, di colori orribili, piene di punte dall'aria
pericolosa; i mezzi di trasporto della gente... scatole pi piccole che sfrec-
ciavano lungo le superfici dure, con pressioni gravitazionali che davano la
nausea e con rumori degni della distruzione di mondi. Conosceva i termini
- case, cactus, automobili - perch aveva letto quella collezione d'incubi
chiamata Encyclopedia Britannica, ma le descrizioni scritte e le piatte im-
magini erano molto meno sconvolgenti della realt. Mentre procedeva in
lotta con la gravit, ud la creatura chiamata Sarge Dennison dire: - An-
diamo, Scooter! Non scappare e non sporcarti tutto! No, non ti tiro il ba-
stoncino! - Si domand se per caso l non ci fosse una dimensione di cui
non s'accorgeva... un altro mondo, nascosto dietro quello che vedeva. Oh,
c'erano molte cose da studiare e da meditare, per mancava il tempo.
Gir la testa: il dolore provocato da strutture non cedevoli le imped la
rotazione totale. Ossa, si chiamavano. Le ossa delle braccia e delle gambe
del corpo ospite le dolevano ancora, per i tentativi di contorsione. Ma ca-
piva che le ossa erano la struttura portante di queste creature e riconobbe
che erano meraviglie d'ingegneria atte a sopportare la forza di gravit e la
sorprendente tortura che derivava dal "camminare". Queste creature, riflet-
t, avevano certo un profondo legame con la sofferenza, dal momento che
essa era onnipresente. Erano una razza dura, per sopportare torture come
"automobili", "vie" e "scarpe da tennis".
Per un momento fiss il grosso mangiacristiani e la griglia, piegando il
collo in modo tale da rischiare di spezzarlo. La trappola  tesa, pens, nel
suo linguaggio scampanellante. C'era gi stato dolore. Presto la trappola
sarebbe scattata e in questa capsula di vita chiamata In-fer-no si sarebbero
verificate delle estinzioni. Molte estinzioni.
Daufin prov in petto una sensazione di peso, pi dolorosa perfino della
gravit. Questi esseri umani, primitivi e innocenti, non sapevano che cosa
li aspettava.
Si sent vacillare. Accadr per causa mia, pens; perch sono venuta qui,
in questo piccolo pianeta ai margini del corridoio stellare... una civilt gio-
vane, ancora lontanissima dalla tecnologia necessaria per andare nello spa-
zio, dove milioni di mondi e di razze agognavano la libert.
Aveva sperato d'imparare la loro lingua, di fermarsi quanto bastava a
parlare di se stessa e spiegare perch correva lungo il corridoio stellare, di
andarsene in tempo. Non aveva pensato che forse gli abitanti di questo
pianeta, contrariamente alla maggior parte delle razze a lei note, non ave-
vano veicoli interstellari. La trappola sta per scattare, si disse... ma non de-
vo buttarmici dentro. Non ancora, almeno finch non c'erano altre possibi-
lit. Aveva promesso che questa figlia sarebbe stata al sicuro e manteneva
sempre le promesse.
Distolse lo sguardo dalla griglia e dalla piramide, ma la loro immagine
le rimase negli occhi, orribile come ferita aperta.
Giunsero alla casa degli Hammond. Sarge buss alla porta, attese, non
ebbe risposta e buss ancora. - Nessuno in casa - disse. - Credi che
siano fuori a cercarti?
- Io sono qui - rispose lei, senza capire bene. Sarge parlava proprio a
modo suo.
- Io so che sei qui e Scooter sa che sei qui, ma... signorina, di sicuro sai
come si lancia una palla a spiovere, vero?
- Palla a spiovere?
- Gi. Palla veloce, palla a spiovere, palla a effetto... baseball.
- Ah. - Sulle labbra di Daufin aleggi un sorriso: ricordava lo spetta-
colo in tii-vuu. - Giusto!
- Giusto. - Sarge prov la maniglia e la porta si apr. - Ma guarda!
Saranno usciti in fretta e furia! - Sporse la testa. - Ehi, sono Sarge Den-
nison! C' qualcuno in casa? - Non si aspettava risposta e infatti nessuno
rispose. Sarge richiuse la porta e guard su e gi per la via. Da qualche fi-
nestra proveniva la luce tremula di candele. Impossibile dire dove fossero
gli Hammond, con tutta la confusione dell'ultima ora. - Vuoi andare a
cercare i tuoi? - domand alla bambina. - Forse riusciremo a tro...
La voce fu soffocata dal rombo dell'elicottero che sfrecci sopra di loro,
a una ventina di metri, diretto a ovest. Il rumore spavent Daufin, che af-
ferr tra le sue la mano di Sarge e si tenne vicino a lui, tutta tremante.
Ha una paura da morire, pens Sarge; ed  anche gelata... Oddio, che
stretta forte, per una bambina! Si sent formicolare le dita, come se toccas-
se un cavo elettrico a basso voltaggio. Una sensazione non spiacevole, ma
bizzarra. Vide Scooter correre in cerchio intorno a loro, spaventato anche
lui dal passaggio dell'elicottero. - Non c' niente da temere,  soltanto
una macchina - disse. - I tuoi torneranno presto.
Daufin non gli lasci la mano. Sarge sent che il formicolio gli risaliva
lungo l'avambraccio. Ud di nuovo lo stomaco della bambina brontolare e
domand: - Non hai cenato? - Lei era ancora troppo Impaurita per ri-
spondere. - Io sto qui vicino, un po' pi avanti, in Brazos Street. Ho spez-
zatino di maiale con fagioli e un po' di patatine. - Il formicolio gli era ar-
rivato al gomito. Lei non si staccava. - Vuoi una scodella di maiale con
fagioli? Poi ti riporto qui e aspettiamo i tuoi? - Non cap se lei era d'ac-
cordo, ma mosse il primo passo e lei lo imit. - Nessuno ti ha mai detto
che cammini in modo buffo? - domand.
Tenendosi per mano, si diressero verso Brazos Street. L'impulso co-
stante d'energia, emesso da Daufin, continu su per i nervi di Sarge Denni-
son, gli arriv alla spalla e al collo, gli percorse la nuca, risal nella cortec-
cia cerebrale. Gli provoc un leggero mal di testa. La piastra d'acciaio co-
mincia di nuovo a ronzare, pens Sarge.
Scooter gli saltellava a fianco. Sarge gli disse: - Sei una capriola conti-
nua...
Sent una fitta alla testa. Piccola, come una scintilla di candela d'auto.
Scooter svan.
- Ah-ah-ah... - borbott Sarge. La scintilla and in corto.
E Scooter ricomparve. Una capriola continua.
Sarge sudava. Gli era accaduto qualcosa, anche se non sapeva definirlo.
La bambina gli stringeva la mano, la testa gli doleva. Scooter corse avanti
ad aspettarlo, con la lingua penzoloni, sulla veranda.
Come sempre, la porta non era chiusa a chiave. Sarge fece entrare
Scooter per primo e, mentre cercava il lume a petrolio e i fiammiferi, Dau-
fin finalmente gli lasci la mano. Ma la scintilla continuava a guizzargli
nel cervello e un lato del corpo - il lato dove c'era stata Daufin - gli dava
un formicolio ardente. Sarge accese il lume e la luce scacci in parte le
ombre... ma erano ombre ingannevoli, a volte Scooter era l e l'attimo dopo
non c'era pi.
- Signorina - disse Sarge, lasciandosi cadere in una poltrona, nella
stanza pulitissima dal pavimento scopato e lavato. - Non... non sto tanto
bene. - Scooter gli salt in grembo e gli diede una leccata in viso. Lui lo
strinse fra le braccia. La bambina lo guardava, ferma al limitare del cerchio
di luce. - Oddio... la testa. Suona come una grancassa... - Batt le pal-
pebre.
Fra le braccia non stringeva niente.
Si sent sfrigolare il cervello, colare sul viso sudore freddo. - Scooter?
- mormor. La voce gli manc, divenne confusa. Il viso gli si contorse.
- Scooter? Oddio... oddio... non portare il bastoncino. - Le palpebre si
agitarono. - Non portare il bastoncino. Non portare il bastoncino!
Daufin gli rimase al fianco. Capiva che Sarge guardava in quella di-
mensione a lei preclusa; domand, con voce dolce: - Dimmi, cos' Scoo-
ter?
Sarge mand un gemito. La scintilla scocc, guizz, scocc. Immagini
spettrali di Scooter comparvero e svanirono, simili a scene viste alla luce
di uno stroboscopio. Le mani strinsero l'aria. - Oh, buon Dio... non... non
portare il bastoncino - implor Sarge.
- Dimmi - ripet Daufin.
Sarge gir la testa. Vide la bambina. Scooter. Dov'era, Scooter? Le cose
buie che aveva nel cervello barcollavano verso la luce.
Gli occhi gli bruciarono di lacrime. - Scooter... riport il bastoncino -
disse. E raccont tutta la storia.
26
Casa Creech
- L'ho trovata che vagava proprio in mezzo alla via, un isolato a sud
della chiesa - spieg Curt Lockett. - A momenti la mettevo sotto, ma ho
frenato in tempo.
Lo sceriffo Vance guard di nuovo Ginger Creech: era entrata scalza nel
suo ufficio e aveva lasciato orme sanguinose. Si sar tagliata sui vetri, im-
magin Vance; santiddio,  pronta per la gabbia dei matti!
Ginger fissava dritto davanti a s; alcuni bigodini le penzolavano ancora
dai capelli e il viso cereo era una maschera di polvere.
- Mi ha messo una strizza del diavolo, lo giuro - disse Curt, con u-
n'occhiata a Danny Chaffin. Il vicesceriffo gir di nuovo intorno a Ginger.
- Andavo nel negozio di alcolici. Dov' che posso procurarmi un goccio?
- Il negozio  chiuso - disse Vance, alzandosi dalla poltrona. - 
stato uno dei primi provvedimenti.
- L'immagino. - Curt si strofin la bocca e sorrise nervosamente; si
sentiva cadere a pezzi e la scoperta di Ginger Creech che camminava come
uno zombie dal cervello fuso non aveva certo migliorato la situazione. -
Solo... capite, mi serve qualcosa per passare la notte. - Dal colletto aperto
della camicia gualcita pendeva la cravatta appena trovata.
- Ginger? - Vance le agit davanti al viso la mano. La donna batt le
palpebre, ma non apr bocca. - Mi sente?
- Sto cercando mio figlio - disse Curt. - Avete visto Cody?
Vance non riusc a trattenere una risata. Si sentiva come se, mezz'ora
prima, avesse sostenuto con Celeste Preston dieci riprese di pugilato,
quando era andato in macchina a casa di Chaffin, in Oakley Street, a prele-
vare il suo vice. Aveva finito per parlare dell'astronave anche a Vic e a Ar-
leen Chaffin, che si era messa a piangere dicendo che la fine del mondo era
vicina. Vance aveva riportato alla macchina Celeste; quando l'aveva vista
per l'ultima volta, la donna correva verso ovest in quella enorme Cadillac
gialla. Probabilmente, pens, andava alla sua hacienda a nascondersi sotto
il letto. Be', tanto nessuno ci teneva ad averla intorno!
- Curt - disse - se non dormi venti ore al giorno, diventi pericoloso.
Tuo figlio ha piantato un gran casino alla Warp Room, verso le nove e
mezzo; ha scatenato uno scontro che ha mandato all'ospedale un bel po' di
ragazzi. Con tutti i feriti che abbiamo, il dottor McNeil ne avrebbe fatto
volentieri a meno.
- Cody... in una zuffa? - Per Curt il tempo era tutto fuori quadro.
Diede un'occhiata all'orologio, vide che si era fermato due minuti dopo le
dieci. - Sta bene? Voglio dire...
- S, sta bene. Ma ne ha prese un po'.  all'ospedale. E questo signifi-
cava una parcella medica, pens Curt; maledetto idiota d'un ragazzo! Ave-
va meno buonsenso d'uno scarafaggio!
- Ginger? Sono Ed Vance. Danny, passami quella torcia. - L'accese e
punt il raggio luminoso contro gli occhi ciechi della donna, che trasal
appena e irrigid le braccia abbandonate lungo i fianchi - Ginger? Cos'
accaduto? Come mai...
La donna ebbe un brivido terribile e irrigid il viso come se i muscoli
dovessero saltarle dalla pelle.
- Ha un attacco! - grid Curt e arretr verso la porta.
Ginger socchiuse le labbra grigiastre. - 'Il... Signore...  il mio pastore,
di nulla io manco' - mormor. - 'Egli mi fa riposare in verdi pascoli. E-
gli... Egli mi conduce ad acque di ristoro...' - Scoppi in lacrime e con
voce rotta continu a recitare il Salmo 23.
Vance sent un tuffo al cuore. - Danny, meglio andare a casa di Dodge.
Questa storia non mi piace per niente.
- Sissignore. - Danny diede un'occhiata all'armadio a vetri che conte-
neva l'assortimento d'armi da fuoco; Vance gli lesse nella mente, perch
pensava la stessa cosa.
- Prendi un fucile a pallettoni - disse. - E una carabina per te. Non
dimenticare di caricarli. - Tese le chiavi a Danny, che apr l'armadietto.
- 'Non... temer... alcun...' - Ginger s'incepp. - 'Temer alcun...
temer alcun...' - Non riusciva a dirlo; altre lacrime le rigarono il viso.
- Curt, porta Ginger in ospedale. Trova Early e digli...
- Un momento! - protest Curt; voleva stare fuori da quella storia. -
Non sono mica un vice!
- Da questo momento s. Ti far prestare giuramento pi tardi. Per ora
fai come dico: porta Ginger in ospedale e racconta a Early come l'hai tro-
vata. - Prese il fucile che Danny gli porgeva e si mise in tasca alcune car-
tucce di scorta.
- Ah... secondo te, cos' accaduto? - domand Curt, con voce mal-
ferma. - A Dodge, voglio dire.
- Non lo so, ma lo scopriremo. Ginger, voglio che tu vada con Curt.
D'accordo? Mi senti?
- 'Non temer...' - Ginger serr gli occhi, li riapr. - 'Non temer...'
- Ed, io non ci so fare - protest Curt. - Non ho la stoffa del vice.
Falla accompagnare da un altro.
- Oh, Cristo! - grid Vance, anche lui con i nervi tesi. Ginger sob-
balz, gemette e si ritrasse. - Tieni! Ti pagher per il servizio! - Dalla
tasca posteriore prese il portafogli. C'era solo un biglietto da cinque dolla-
ri. - Prendi! Vatti a comprare una maledetta bottiglia al Bob Wire Club,
ma muovi il culo!
Curt si lecc le labbra. Infil la mano nel portafogli e la ritir, pi ricco
di cinque dollari.
Vance prese con gentilezza per il braccio Ginger e la guid fuori del-
l'ufficio. La donna lo segu docilmente; continu a lasciare orme di sangue
e con quel mormorio costante, 'Non temer... non temer...', mand brividi
lungo la schiena dello sceriffo. Danny chiuse a chiave la porta; Curt con-
dusse alla propria Buick la povera pazza, la fece salire e si avvi verso l'o-
spedale; il tubo di scappamento strisciava sull'asfalto e ne traeva scintille.
Vance si mise al volante della macchina della polizia e Danny gli si se-
dette a fianco, con le mani serrate come morse intorno alla carabina. La ca-
sa di Dodge Creech, rivestita di stucco color sabbia e munita di un tetto
d'ardesia dipinto di rosso, era nelle vicinanze dell'incrocio fra Celeste e
Brazos Street.
La porta d'ingresso era spalancata. Sceriffo e vice videro nella casa il
debole bagliore di candele o lumi a petrolio, ma nessun segno di Dodge.
Vance ferm l'auto lungo il marciapiede; scesero di macchina e im-
boccarono il vialetto di ghiaia.
A due metri e mezzo dalla porta, Vance si sent mancare le gambe. Una
ciabatta di Ginger era abbandonata sul prato secco. Vance sent una morsa
gelida alle viscere; la porta gli parve una bocca pronta a sgranocchiarlo
appena entrato. A grande distanza credette di udire voci giovanili e brutali
che lo schernivano: Burro! Burro! Burro!
- Sceriffo? - Danny si era fermato alla porta. - Si sente bene? -
Nella fioca luce violacea il viso di Vance luccicava di sudore.
- S, sto bene. - Si chin a strofinarsi le ginocchia. - Vecchi colpi
presi quando giocavo a football. A volte si fanno ancora sentire.
- Non sapevo che avesse giocato a football.
- Tantissimo tempo fa. - Sudava dappertutto: faccia, petto, schiena,
natiche. Un sudore gelido, untuoso. Nella carriera di sceriffo si era limitato
a sedare zuffe, a fare sopralluoghi in caso d'incidenti del traffico, a rintrac-
ciare cani smarriti. In servizio non aveva mai dovuto sparare un colpo di
fucile; il pensiero d'entrare in quella casa per scoprire che cosa aveva fatto
impazzire Ginger Creech gli faceva formicolare le palle come se fossero
piene di ragni.
- Vuole che entri? - domand Danny.
Vance fu sul punto di assentire. Ma, guardando il vano della porta, cap
che toccava a lui entrare per primo. Era lo sceriffo. E poi, aveva il fucile a
pallettoni, mentre Danny impugnava una semplice carabina. Qualsiasi cosa
si trovasse dentro la casa, poteva essere ridotta a un colabrodo come ogni
creatura vivente.
Ma gli occorse tutta la sua forza di volont, per rimettersi in movimento.
Entr in casa Creech e trasal nel varcare la porta simile a bocca famelica.
Sotto lo stivale destro sent cigolare un'asse schiodata.
- Dodge! - grid, con voce stridula. - Dodge, dove sei?
Attraversarono l'ingresso, diretti verso la luce. Entrarono in soggiorno:
un paio di lumi a petrolio gettavano ombre e la polvere si librava a strati
dal pavimento al soffitto.
- Sceriffo, guardi qui! - Danny indic il buco frastagliato nelle assi
del pavimento. Vance si ferm accanto a Danny e scrut gi nel buio.
Squick squick. Squick squick.
Tutt'e due alzarono gli occhi nello stesso istante.
Nell'angolo opposto, una figura seduta sulla sedia a dondolo si muoveva
avanti e indietro, avanti e indietro. Per terra, intorno alla sedia, erano spar-
pagliati vari numeri di National Geographics.
Squick squick. Squick squick.
- D-Dodge? - bisbigli Vance.
- Salve - disse Dodge Creech. Aveva il viso quasi tutto in ombra, ma
indossava ancora la giacca a quadri gialli e azzurri, calzoni blu scuro, ca-
micia grigio perla, mocassini bicolore. Aveva i radi capelli rossi incollati
al cranio; teneva le mani in grembo e si dondolava.
- Cosa... cosa succede? - domand Vance. - Ginger  quasi fuori di
senno...
- Salve - disse l'altro, senza smettere di dondolarsi. Non aveva colore
in viso e gli occhi brillavano alla luce dei due lumi a petrolio ancora appesi
al lampadario a ruota. Il lampadario era sbilenco. Squick squick, continu a
cigolare la sedia a dondolo.
La voce, pens Vance; la voce  bizzarra. Rauca, come aria nelle canne
di basso nell'organo della chiesa. Sembrava s la voce di Dodge... ma sem-
brava anche diversa.
Gli occhi scintillanti lo osservavano attentamente. - Sei una autorit,
vero? - domand la voce, con vibrazione nasale.
- Sono Ed Vance. Mi conosci. Su, Dodge, che storie sono? - Si sent
di nuovo bloccare le ginocchia. La bocca di Dodge aveva qualcosa che non
andava.
- Ed Vance. - Dodge inclin lievemente la testa. - Ed Vance - ri-
pet, come se non avesse mai udito quel nome e volesse assicurarsi di te-
nerlo a mente. - Sissignore, sapevo che avrebbero mandato una persona
munita d'autorit. Che saresti tu, vero?
Vance guard Danny: il giovanotto era a un pelo dal saltare di nervi e
teneva stretta al petto la carabina. La cadenza della voce di Dodge Creech,
la fraseggiatura, la cantilena, erano sempre le solite; eppure nel tono c'era
un sottofondo che ricordava l'organo della chiesa e un gorgoglio catarroso.
- Perci lascia che ti faccia una domanda, socio - disse la figura nella
sedia a dondolo. - Chi  il guardiano?
- Il... guardiano?
- Ho parlato chiaro. Chi  il guardiano?
- Dodge... ma che diavolo dici? Non so niente, di guardiani. Il dondo-
lio s'interruppe. Danny ansim e arretr d'un passo; sarebbe caduto nel bu-
co, se non si fosse ripreso appena in tempo.
- Forse non lo sai - replic l'uomo nella sedia. - Forse invece lo sai
e mi racconti stronzate, Ed Vance.
- No, ti giuro! Non so proprio di cosa parli! - Fu colpito da un pen-
siero, con la forza d'un proiettile in mezzo agli occhi: questo qui non  pi
Dodge.
La figura si alz. I vestiti mandarono uno scricchiolio. Dodge Creech pa-
reva cinque centimetri pi alto di quanto Vance non ricordasse e anche
molto pi largo di spalle. C'era qualcosa di buffo, nel modo in cui muove-
va la testa... a scatti, come un burattino a cui mani invisibili tirassero i fili.
L'uomo avanz verso Vance, con una curiosa andatura da fantoccio, e
Vance arretr; l'uomo si ferm, guard da Vance a Danny e viceversa: poi
quel viso cereo, con labbra grigie e tarlate, sorrise. Un sorriso a denti stretti
da piazzista.
- Il guardiano - ripet; e la luce scintill su denti che non erano pi
denti, ma migliaia d'aghi metallici, bluastri, fitti. - Chi ?
Vance non riusciva a respirare. - Ti giuro... che non lo so...
- Be', signore, forse ti credo. - L'uomo in vistosa giacca sportiva si
strofin le mani robuste e prive di colore; le unghie, lunghe quasi tre cen-
timetri, dello stesso metallo bluastro, avevano bordi seghettati. - Sei u-
n'autorit, perci devo crederti, giusto? - domand la creatura nel corpo
di Dodge.
Vance aveva perduto la voce.
Con la schiena Danny urt la parete e gett a terra una fotografia di Do-
dge che riceveva un premio a una riunione d'assicuratori.
- Ti concedo il beneficio del dubbio. Capisci, vengo da molto lontano e
ho gi sprecato un mucchio di tempo e di fatica. - La creatura continu a
strofinare le mani dalle unghie metalliche; Vance cap che un colpo di
quelle mani poteva scarnificargli la faccia fino all'osso. - Trover da solo
il guardiano, se necessario. - A un tratto la testa si spost violentemente a
sinistra e gli occhi della creatura seguirono dalla finestra rotta l'elicottero
che girava in cerchio al di sopra della piramide. - Non mi piace, quell'af-
fare. Proprio per niente. Non voglio che voli sulla mia propriet. - Ripor-
t l'attenzione su Vance: gli occhi erano privi di vita, umidi e morti, simili
a perline applicate a una maschera ghignante. - Ma voglio dirti la verit,
Ed Vance: se non scopro pi che in fretta chi  il guardiano, sono costretto
ad applicare la legge. La mia legge!
- Chi... chi sei? - gracchi Vance.
- Sono... - La creatura esit qualche secondo. - Un disinfestatore. E
tu sei uno scarafaggio grosso e grasso. Sar qui intorno, Ed Vance. E vo-
glio che ti ricordi di me. D'accordo?
Vance annu, con una goccia di sudore che gli pendeva dalla punta del
naso. - D'acco...
La mano di Dodge si alz. Le dita sondarono l'occhio sinistro e lo ca-
varono dall'orbita. Non ne usc sangue, solo filamenti di sostanza mucilla-
ginosa. Il globo oculare fin nella bocca zeppa d'aghi; quando le mascelle
si chiusero, si ridusse a pezzetti come un uovo sodo.
Danny mand un gemito e cerc di non perdere i sensi. La follia artigli
il cervello di Vance.
- Se avr bisogno di te, ti trover - disse la creatura. - Non provare
a nasconderti. Non puoi. Chiaro, socio?
- C-c-chiaro. - La parola usc strozzata.
- Bravo scarafaggio. - La creatura gir le spalle a Vance, mosse due
lunghi passi e si lasci cadere nel buco del pavimento.
Vance e Danny udirono il tonfo, al termine d'una lunga caduta. Segu il
rumore di passi in corsa. Poi, silenzio.
Danny url. Corse ai bordi del buco, alz la carabina e cominci a spara-
re, con la faccia distorta dall'orrore. Il fumo degli spari turbin nell'aria
polverosa, bossoli vuoti schizzarono via. Danny esaur il caricatore, ma
continu freneticamente a muovere la leva per alimentare la camera di
scoppio.
- Piantala - disse, o credette di dire, Vance. - Piantala, Danny. Pian-
tala!
Il vice fu scosso da un brivido e lo guard, senza smettere di premere il
grilletto, col naso gocciolante e il respiro affannoso.
- Se n' andato - disse Vance. - Qualsiasi cosa fosse... se n' andato.
- L'ho visto, sembrava Dodge, ma santiddio non poteva essere Do...
Vance lo afferr per il colletto e lo scosse con forza. - Stammi a sen-
tire, ragazzo! - gli grid proprio in faccia. - Non voglio che impazzisci
come Ginger Creech, mi senti? - Dall'umido al cavallo dei calzoni cap
d'essersela fatta addosso, ma per il momento doveva impedire che Danny
uscisse di senno. Se il ragazzo partiva, l'avrebbe seguito a ruota. - Mi a-
scolti? - Gli diede un altro scossone. Serv anche a lui per togliersi dal
cervello le ragnatele dello choc.
- Non era Dodge, non era Dodge - borbott Danny. Poi, con un ansi-
to, rispose: - Sissignore. Ascolto.
- Torna in macchina - gli ordin Vance. L'altro batt le palpebre, in-
tontito, fissando ancora il buco nel pavimento. - Torna in macchina, t'ho
detto!
Danny usc, con passo malfermo.
Vance impugn il fucile a pallettoni e mir al buco. Le mani gli tre-
mavano con tanta forza, si disse, che non avrebbe colpito nemmeno la por-
ta d'una stalla in pieno giorno, altro che un alieno che mangiava globi ocu-
lari e aveva migliaia d'aghi al posto dei denti. Perch, cap, proprio di que-
sto si trattava: un alieno si era scavato un tunnel dalla piramide ed era stri-
sciato nel corpo di Dodge Creech. La mia propriet, aveva detto quel mo-
stro. E cos'erano tutte quelle stronzate su di un guardiano? E come mai
parlava inglese con l'inflessione del Texas?
Con i nervi a fior di pelle, Vance si allontan dal buco. Fili di fumo si
spezzarono, ondeggiarono, tornarono a congiungersi tutt'intorno a lui.
Vance si sent come un urlo intrappolato nel cemento; in quell'attimo giur
che, se mai ne fosse uscito grazie a Dio, avrebbe perso venti chili prima di
Natale.
Appena fuori della casa, si gir e si lanci di corsa verso la macchina di
servizio; sul sedile, Danny, grigiastro in viso, fissava il vuoto.
27
Scooter riport il bastoncino
In una casa in fondo a Brazos Street, Daufin ascolt Sarge rivangare i
propri ricordi.
- Scooter riport il bastoncino - bisbigli il vecchio sergente. Sopra i
rintocchi continui della campana della chiesa cattolica, credette di udire al-
cuni colpi di fucile: schiocchi rapidi d'una carabina, simili al rumore di
rametti secchi sotto i piedi. I ricordi gli tornavano e una met del cervello
gli prudeva come una ferita da riaprire e grattare.
- Belgio - disse. Mosse le mani a carezzare l'aria dove un attimo pri-
ma c'era Scooter. - 393 Reggimento fanteria, 99 Divisione, Sergente
Tully Dennison, tutti presenti, signore! - Aveva gli occhi umidi e la fac-
cia tesa per le pressioni interne. - Scaviamo, signore! Terreno duro, vero?
Molto duro. Un pezzo di ghiaccio. Hanno udito dei rumori al di l della
cresta, ieri notte. Laggi, nel cuore dei boschi. Parevano camion in movi-
mento. Forse anche carri armati. Faccio posare il cavo telefonico, sissigno-
re! - Batt le palpebre e alz il mento, come sorpreso per la presenza di
Daufin. - Chi... chi sei?
- La tua nuova amica - rispose lei, piano, ferma tra la luce e l'ombra.
- Le bambine non dovrebbero stare qua fuori. C' troppo freddo. Le
nuvole sono gonfie di neve. Parli inglese?
- S - rispose lei, rendendosi conto che Sarge la guardava senza ve-
derla, fissava quella dimensione nascosta. - Chi  Scoo-ter?
- Quel vecchio cagnaccio mi si  affezionato. Un vecchio cane stupido,
ma Dio sa se corre! Tiro un bastoncino e lui corre. Lo tiro di nuovo, e fila.
Uno scooter, ecco cos'. Non sta un attimo fermo. Pelle e ossa, mezzo
morto quando l'ho trovato. Mi prender cura di te, Scooter. Tu e io ce la
caveremo benissimo. - Incroci sul petto le braccia e prese a dondolarsi.
- Di notte poso la testa contro il fianco di Scooter. Un buon vecchio
guanciale. Riscalda la buca. E come gli piace correre dietro i bastoncini.
Prendilo, Scooter! Dio, come corre!
Il respiro di Sarge si era fatto pi rapido. - Il tenente dice che se ci sar
azione, non la vedremo. Per niente. Avverr a nord o a sud. Non nella no-
stra posizione. Sono appena arrivato, ancora non ho ucciso nessuno. Non
voglio uccidere. Scooter, ci terremo al coperto. Metteremo la testa sotto
terra, giusto? E che il piombo voli pure sopra di noi, eh?
Rabbrivid, raccolse le ginocchia, fiss al di l di Daufin. Mosse le lab-
bra per qualche istante, senza emettere suono. Poi bisbigli: - Posta in ar-
rivo. L'artiglieria apre il ballo. Assai lontano. Ci passer sulla testa. Dove-
vo scavarmi una buca pi profonda. Ormai  tardi. Posta in arrivo. - Ge-
mette, come colpito, e serr gli occhi. Ne colarono lacrime. - Fermatelo.
Fermatelo. Signoriddio, fermatelo.
Spalanc gli occhi. - Ecco che vengono! Pronti sulla destra, signore!
- Era stato un grido rauco. - Scooter! Dov' Scooter? Dio onnipo-
tente, dov' il mio cane? Arrivano i mangiacrauti! - Ora tremava, rannic-
chiato sulla sedia, e il sangue gli pulsava nella tempia, col ritmo d'una
macchina impazzita. - Tirano schiacciapatate! Gi la testa! Oddio... oh,
Cristo... aiutate i feriti... il braccio gli  volato via. Dottore... dottore! - Si
prese fra le mani la testa, si conficc le dita nella carne.
- Sono tutto sporco di sangue. Non  sangue mio. Dottore, muovi il cu-
lo! Vengono di nuovo! Lanciano bombe a mano! Gi la testa!
Sarge smise di dondolarsi freneticamente. Trattenne il fiato.
Daufin attese.
- Una  caduta corta - mormor Sarge. -  caduta corta e fumava
ancora. Una schiacciapatate. Col manico di legno. E lui  l. Proprio l. -
Fiss un punto della parete: il punto dove emergevano le ombre del passa-
to, scene spettrali che si rapprendevano e s'increspavano nel fumo delle
bombe a mano di quarant'anni prima. - L c' Scooter. Impazzito. Glielo
leggo negli occhi. Impazzito. Come me.
Lentamente tese la mano, a dita larghe. - No - mormor. - No. Non
riportare il bastoncino. Non...
Un sibilo fra denti serrati. - Ancora non ho ucciso... non costringermi a
uccidere...
La mano si contrasse: ora stringeva il calcio d'una pistola invisibile e il
dito premeva il grilletto. - Non riportare il bastoncino. - Il dito si pieg.
- Non riportare il bastoncino. - Si pieg di nuovo. - Non riportare il
bastoncino. - Una terza volta, una quarta.
Sarge piangeva, in silenzio, mentre il dito continuava a piegarsi. - Do-
vevo fermarlo. Dovevo. Mi avrebbe riportato il bastoncino. L'avrebbe la-
sciato cadere proprio nella mia buca. Ma... l'ho ucciso... prima che la bom-
ba esplodesse. So d'averlo ucciso. Ho visto i suoi occhi perdere vita. E poi
la bomba esplose. Senza tanto rumore. Piano. E di lui non rimase niente...
a parte i brandelli addosso a me. - Abbass la mano, la lasci penzolare
lungo il fianco. - La testa. Mi fa male. - Lentamente apr la mano e la-
sci la pistola invisibile.
Aveva chiuso gli occhi di nuovo. Per un poco rimase seduto, senza
muoversi, a parte il sollevarsi del petto e le lacrime che gli colavano lungo
le guance segnate dalle rughe.
Non c'era altro.
Daufin and alla porta a rete e guard la griglia nel cielo. Cercava di
riordinare i pensieri, di analizzare e catalogare quello che aveva appena a-
scoltato: non riusciva a trarre un senso dal racconto, ma vi scorgeva un nu-
cleo di dolore e di perdita, due cose che capiva bene, molto bene. Si sent
sopraffare dalla stanchezza: una stanchezza di muscoli, di tendini, d'ossa...
il tessuto che teneva insieme il corpo di questa figlia. Sfogli la memoria,
arriv alla lettera N e, fra gli argomenti ben ordinati, trov: Nutrimento. Il
corpo di questa figlia aveva bisogno di nutrimento: si indeboliva e presto
sarebbe crollato. La creatura Sarge aveva parlato di cibo. Daufin focalizz
la lettera C e trov immagini di cibi: carni, verdure, cereali. Parevano tutti
nauseanti, ma non c'era scelta. Ora bisognava localizzarli. Di sicuro erano
a portata di mano, immagazzinati da qualche parte nella casa-scatola della
creatura Sarge.
Si accost a Sarge e lo tir per la manica. Lui non reag. Daufin riprov,
un po' pi forte.
Sarge apr gli occhi: le ultime scintille della candela che aveva nel cer-
vello si estinguevano. Sarge si sentiva di nuovo intero, non provava pi
quel gelido formicolio. Aveva avuto, gli pareva, un incubo orribile, ma an-
ch'esso era sparito.
- Cibo - disse Daufin. - Hai cibo qui?
- S. Maiale e fagioli. In cucina. - Si tocc la fronte. Tremava tutto e
aveva in bocca un gusto amaro come di fumo. - Ora ti do da mangiare e
poi ti porto a casa. - Cerc di alzarsi e sulle prime trov difficolt a reg-
gersi in piedi. - Cristo, mi sento strano. Tremo come una canna al vento.
Fu preso dal terrore. Dov'era, Scooter?
Scorse un movimento nell'angolo, dietro la bambina del signor Ham-
mond. Nella zona in ombra.
Scooter zampett fuori e lo guard con aspettativa, come fanno i vecchi
amici.
- Ti dai un mucchio di arie, eh? - disse Sarge. E sorrise. - Andiamo
ad aprire una scatoletta di maiale e fagioli per la nostra nuova amica, d'ac-
cordo? - Prese il lume a petrolio e and in cucina.
Daufin lo segu, pensando che a volte era meglio non sondare le di-
mensioni nascoste.
28
L'ombra vagante
Lavorando alla luce d'una lampada d'emergenza appesa alla parete, Jes-
sie strinse l'ultimo dei sei punti di sutura alla ferita sotto l'occhio destro di
Cody Lockett. Il ragazzo trasal appena.
- Se ero un cavallo - disse - la sbattevo a calci dall'altra parte della
stalla.
- Se eri un cavallo, ti avevo gi abbattuto - replic Jessie. Diede an-
cora uno strattone al filo di sutura, lo tagli, elimin la parte in eccesso dei
punti. Cosparse sulla ferita un'altra dose di antisettico. - Bene,  a posto.
Cody si alz dal lettino e si accost al piccolo specchio ovale appeso alla
parete. Aveva l'occhio sinistro nero e gonfio, quasi chiuso, un taglio al
labbro inferiore, una fila di punti due centimetri sotto l'occhio destro. La
maglietta Texaco era a brandelli e macchiata di sangue... suo e anche dei
Rattlesnakes. La testa non gli batteva pi come un tamburo e non gli era
saltato nessun dente. Riconobbe d'essere stato fortunato.
- Puoi rimirarti da un'altra parte - disse Jessie. - Manda dentro il
prossimo, mentre esci. - Doveva ancora medicare i quattro ragazzi che
aspettavano nel corridoio. And al lavello a sciacquarsi le mani, ma dal
rubinetto usc solo un filo d'acqua sabbiosa.
- Ha fatto un buon lavoro, doc - disse Cody. - Come sta, X-Ray? Si
riprender presto?
- S. - Grazie a Dio, pens Jessie. Ray aveva tre costole incrinate, il
braccio sinistro quasi slogato ed era andato assai vicino a mozzarsi con un
morso la punta della lingua... per non parlare dei tagli e dei lividi in tutto il
corpo. Al momento riposava in una stanza in fondo al corridoio. Alcuni
ragazzi avevano perso qualche dente e presentavano tagli, ma nessuno a-
veva ossa rotte... tranne Paco LeGrande, che aveva il setto nasale fracassa-
to. - Qualcuno poteva lasciarci le penne - disse Jessie. - Si asciug le
mani in una salvietta di carta e sent fra le dita granelli di sabbia. - Era
questo, che volevate?
- No. Volevo impedire che spazzolassero X-Ray. - Si guard le noc-
che scorticate. - Sono stati i Rattlers a cominciare. I 'Gades difendevano i
loro compagni.
- Mio figlio non fa parte della vostra banda.
- Del nostro club - la corresse Cody. - Comunque, X-Ray sta da
questo lato del ponte. Basta per renderlo uno di noi.
- Club, banda o come diavolo vuoi chiamarlo...  solo un mucchio di
stronzate. - Appallottol la salvietta e la gett nel cestino. - E mio figlio
si chiama Ray, non X-Ray. Quando la smetterete, voi e i Rattlesnakes, di
fare a pezzi il paese?
- Non sono i 'Gades a fare a pezzi il paese! Non abbiamo detto noi ai
bastardi di assalire X-Ray e distruggere la Warp Room! E poi... - indic
la finestra e la piramide nera - in due secondi quel figlio di puttana ha fat-
to pi danni di quanti ne faremmo noi in due anni.
A questo Jessie non trov nulla da obiettare. Brontol qualcosa, ren-
dendosi conto d'avere trattato con durezza eccessiva il ragazzo. Di Cody
Lockett sapeva solo quel che gli aveva detto Tom e che suo padre lavorava
al panificio. Ricord d'avere sentito puzza d'alcol nell'alito dell'uomo, una
volta che era entrata a comprare delle focacce dolci.
- Maledizione,  davvero enorme. - Cody si accost alla finestra. Il
tono di voce, meno duro, conteneva una traccia di stupore reverenziale.
Alcuni focolai d'incendio ardevano ancora nel deposito di Cade e lancia-
vano in aria spirali di scintille. In alto, contro la griglia violacea, c'era una
grossa nube di fumo nero e di polvere, che si teneva immobile sopra Infer-
no e oscurava la luna. Prima d'ora, Cody non aveva mai dato molto credito
alle storie di UFO e di alieni; ma Tank giurava che, a nove anni, aveva vi-
sto una luce librarsi nel cielo e se l'era fatta addosso dalla paura. Cody non
aveva mai pensato alla vita su altri pianeti, perch la vita su questo era gi
abbastanza dura. Tutta quella robaccia sugli UFO e sugli extraterrestri gli
pareva troppo lontana per riguardarlo, ma ora... be', era un altro paio di
maniche. - Secondo lei, da dove proviene? - domand, a voce bassa.
- Non so. Da molto lontano, di sicuro.
- Gi, credo anch'io. Ma perch  scesa a Inferno? Cio... chi c' dentro
poteva atterrare in qualsiasi altro posto. Perch ha scelto proprio Inferno?
Jessie non rispose. Pensava a Daufin e si domandava dove la bambina...
si corresse, la creatura... poteva essersi cacciata. Diede un'occhiata alla pi-
ramide e le venne in mente una parola: Stinger. Qualsiasi cosa fosse, Dau-
fin ne era atterrita; e anche Jessie non si sentiva troppo a suo agio, guar-
dando la piramide. - Fai entrare il prossimo,  meglio - disse.
- D'accordo. - Cody si stacc dalla finestra. Sulla porta si ferm. -
Senta... per quel che vale, mi dispiace che X-Ray sia ferito.
Jessie annu. - Anche a me. Ma si rimetter. Pare pi coriaceo di quan-
to non credessi. - A momenti lo ringraziava anche per avere aiutato suo
figlio! I particolari della rissa erano ancora oscuri, ma lei riteneva Cody e
Rick Jurado gli istigatori d'uno scontro in cui i ragazzi potevano finire ma-
le. - Ti far comodo avere qualche pastiglia per il mal di testa - disse.
- Chiedi alla signora Santos, al banco d'ingresso. Ti dar delle aspirine.
- Gi, grazie. Ehi, forse mi rester un piccolo e grazioso ricamo in ri-
cordo di stasera, eh?
- Forse - convenne Jessie, pur sapendo che la cicatrice sarebbe quasi
scomparsa. - C' nessuno che ti porti a casa?
- Vado a piedi. E poi, devo passare a riprendere la moto. Grazie per il
rammendo.
- Cerca di stare lontano dai guai, d'accordo?
Cody stava per replicare con una frase pungente, ma vide che negli occhi
della donna c'era una luce d'onest e lasci perdere la posa da duro. - Ci
prover - rispose; e usc. Nel corridoio, illuminato anch'esso dalla luce
cruda delle lampade d'emergenza, disse d'entrare al primo ragazzo seduto
in attesa sulla panca; era un Rattler, con occhi astiosi e il labbro inferiore
che pareva avesse avuto la peggio in una lite col tritacarne. Poi percorse il
corridoio, che aveva camere su tutt'e due i lati. Da una provenne un gemito
femminile, un lamento di sofferenza acutissima. Nell'aria aleggiava il lez-
zo di carne bruciata; Cody tir dritto. C'era gente affaccendata che andava
avanti e indietro, gettando lunghe ombre nella mezza luce. Una donna d'o-
rigine spagnola, con il davanti del vestito sporco di sangue, lo oltrepass in
fretta. Un uomo con le grucce e un grosso cerotto sulla guancia, fermo nel
vano della porta, borbottava e fissava il vuoto. Cody vide arrivare il dottor
McNeil, che sorreggeva una donna dai capelli grigi da cui pendevano an-
cora alcuni bigodini rosa. La donna indossava una vestaglia azzurra, aveva
il viso cereo e gli occhi sbarrati come se avesse infilato due dita nella presa
di corrente. McNeil la condusse in una stanza, sulla sinistra, e Cody non
pot fare a meno di notare le impronte sanguinose lasciate sul tappeto.
Poi super le forche caudine della sofferenza e si ferm al banco dell'ac-
cettazione; chiese all'infermiera, una donna dal viso tondo, la signora San-
tos, alcune aspirine. Lei gli diede delle compresse in un flaconcino di pla-
stica, si accert d'avere segnato sul registro nome e indirizzo e gli disse che
poteva andare a casa. Anche la sala d'attesa era piena di gente, per la mag-
gior parte residenti di Bordertown scossi dall'onda d'urto o in attesa di no-
tizie di parenti feriti.
Cody attravers la sala d'attesa, diretto alla porta. Suo padre si alz da
una sedia nell'angolo e lo chiam. - Ragazzo, aspetta un momento.
Cody not la vistosa cravatta e trattenne a stento una risata. Non c'era da
stupirsi che il vecchio non portasse cravatte: mettevano solo in evidenza il
collo muscoloso e lo facevano sembrare un fenomeno da baraccone. Cody
ne aveva abbastanza del puzzo di medicinali e dei lamenti dell'ospedale;
continu verso la porta, senza aspettare il padre. Intendeva riprendersi la
moto, ancora parcheggiata davanti alla Warp Room.
- Cody! - gli grid suo padre, da dietro. - Dove vai?
Forse Cody aveva rallentato per un paio di passi, ma non se n'era ac-
corto. Il suo vecchio l'aveva quasi raggiunto, muovendo con decisione le
lunghe gambe. Gli rimase a fianco, a un metro. - Parlo a te. Non capisci
pi le parole?
- Vattene - replic Cody, con voce tesa. - Lasciami stare. - Sopra
il puzzo di metallo e gomma bruciati, colse il profumo di brillantina e il
lezzo di sudore.
- Sono venuto a vedere come stavi. Ho sentito che ti sei cacciato in una
rissa. Cristo, sembra proprio che t'abbiano fatto il culo!
- No.
- Allora l'aspetto m'inganna. - Curt osserv l'elicottero che girava len-
tamente intorno al deposito di Cade, si accostava con esitazione alla pira-
mide e poi virava allontanandosi nel fumo. - L'inferno  sceso in paese,
dai retta a me - disse. - Hai mai visto un affare come quello?
- Non credo.
- Mette i brividi. Cose simili non dovrebbero esistere. Sai, poco fa a
momenti metto sotto Ginger Creech. Camminava per strada in camicia da
notte. Dio solo sa cos' accaduto a Dodge. Ma Ginger si  messa a dare i
numeri.
La donna con la vestaglia azzurra, pens Cody. La signora Creech. A-
vrebbe dovuto riconoscerla. Ma non l'aveva mai vista con quell'aria da
pazza.
- Sai una cosa? - prosegu Curt, dopo alcuni passi. - Sono diventato
vicesceriffo. Non  una comica? Sissignore! Vance ha detto che se portavo
Ginger in ospedale mi nominava vice. Avr pure il distintivo, scommetto.
Un distintivo d'argento, bello lucido. - Sopra di loro sfrecci l'elicottero,
sollevando per le vie una tempesta di polvere; punt di nuovo in direzione
della piramide. Curt lanci un'occhiata alla griglia nel cielo. Non sapeva
che cosa fosse, ma era un'altra di quelle cose che non dovrebbero esistere.
Gli ricordava le sbarre della prigione e gli procurava un senso di claustro-
fobia. Senza luci, Inferno pareva una citt fantasma: il turbine di polvere e
le erbe mobili ne aumentavano l'aspetto desolato. Curt sentiva crescere la
sete e riteneva giusto che, appena aveva ottenuto una certa responsabilit,
Inferno cadesse a pezzi. Diede un'occhiata a Cody e not quanto quel brut-
to taglio fosse vicino all'occhio. L'indomani il ragazzo si sarebbe sentito
come se avesse infilato la testa in un frullatore. - Stai bene? - domand.
- Che cazzo te ne frega? - si lasci sfuggire Cody.
Curt emise un brontolio. - Cristo, non ho detto che me ne frega! Ho
chiesto, tutto qui. - Lasci che il silenzio si prolungasse per alcuni se-
condi, poi riprov. - Una volta m'hanno conciato come te. Un messicano,
in un bar. Un piccolo bastardo velocissimo, era. Sono rimasto orbo per una
settimana!
- Sto bene - ammise Cody, riluttante.
- Gi, hai le palle quadrate, eh? La maglietta  da buttare, per. Al vec-
chio Mendoza verr una crisi, appena la vede.
- No. Il signor Mendoza non dir niente.
Curt decise di lasciar perdere quel "signor Mendoza". Tanto, era inutile.
Per si sorprese che Cody riuscisse a parlare ancora con rispetto del vec-
chio illegale, dopo che un messicano gli aveva quasi sfondato quella testa
da scemo. Be', il ragazzo doveva ancora imparare un mucchio di cose, sui
messicani. - Ho trovato una cravatta - disse. - Hai visto?
- Gi.  uno schifo.
Curt prov l'impulso di mollargli una sberla, ma si disse che il ragazzo
ne aveva gi prese abbastanza; comunque, il commento di Cody gli strap-
p un sorriso. - Ah, sembra anche a me, se per questo - ammise. -
Non ho mai detto d'avere buon gusto, in fatto di cravatte, no? - Cody gli
lanci un'occhiata. Curt si gir dall'altra parte per nascondere il sorriso:
meglio che Cody non lo vedesse, si disse. Era tempo di andare a mettere le
mani su quella bottiglia di Kentucky Gent. In tasca i cinque dollari gli bru-
ciavano. Si augur che il Bob Wire Club fosse ancora aperto. Altrimenti
avrebbe preso a calci la maledetta porta fino...
I suoi pensieri furono interrotti da un basso rombo che gli fece pulsare le
ossa come una bocca piena di denti guasti. Curt si ferm di botto e Cody lo
imit, perch pure lui aveva udito e sentito la vibrazione. Il rumore conti-
nu, simile allo stridio di pesanti lastre di cemento. - Lo senti? - disse
Curt. - Cos'? - Il rumore si diffuse per il paese e spinse i cani a ululare
di nuovo.
Cody indic la piramide. - Guarda l!
A una decina di metri dalla punta della piramide si era aperta una sottile
crepa verticale di luce violacea. Lo stridio continu e la fessura cominci
ad allargarsi.
Nell'ospedale, Jessie ud il rumore e and alla finestra. Rick Jurado usc
di casa e si ferm sul terrazzino, con Miranda a fianco. Mack Cade era
fermo sulla Third Street, accanto alla Mercedes, e guardava i pompieri vo-
lontari che cercavano inutilmente di dare pressione all'idrante afflosciato;
il suo primo pensiero fu che lo stridio pareva il rumore d'una grossa cripta
che si apriva. Typhoid e Lockjaw si misero a correre in tondo, abbaiando.
Altre persone scrutavano dalla finestra; alcune delle settantotto che si e-
rano radunate nella chiesa cattolica uscirono sui gradini a guardare. Lo
sceriffo Vance, che solo pochi minuti prima era tornato dalla casa di Do-
dge Creech, usc in Celeste Street, mentre Danny, ancora tremante, rimase
in ufficio.
La linea verticale, lunga circa quattro metri, si apriva come l'occhio d'un
ciclope. Nell'elicottero, il capitano Taggart si abbass e pass davanti alla
fessura. Rhodes, che occupava il sediolo del copilota, e Gunniston, su
quello dell'osservatore, alle spalle del colonnello, furono spinti contro lo
schienale. Videro piastre simili a quelle d'un rettile scivolare via dall'aper-
tura; il bagliore che scatur dal varco era pi simile a nebbia luminosa che
a luce terrena. I bordi parevano umidi, orlati di grigio come gengive mala-
te.
- Stai lontano dalla griglia - disse Rhodes, mentre Taggart riportava
in quota l'elicottero; ma l'avvertimento era superfluo, perch il pilota cono-
sceva bene quanto lui le conseguenze di un urto. Il brontolio continu,
mentre le piastre si sganciavano e si allontanavano l'una dall'altra. L'aper-
tura adesso era ampia circa dodici metri. Taggart mise l'elicottero in paral-
lelo con l'apertura e us la cloche per angolare le pale in modo che il veli-
volo restasse fermo a mezz'aria. Fiumi di liquido sgorgavano dal bordo
dell'apertura e scorrevano sulle piastre inferiori. Rhodes si sporse, trattenu-
to dalla cintura di sicurezza. Dentro l'apertura non riusc a vedere niente, se
non buio: pareva di scrutare attraverso acqua fangosa.
- Vuole che mi avvicini? - domand Taggart.
- Diavolo, no! - esclam Gunniston, serrando i braccioli.
- Mantieni la posizione - disse Rhodes. Altre piastre si scostarono e
di colpo il rumore cess.
La nebbia si raccolse intorno all'apertura e fu ridotta a brandelli dai roto-
ri. Taggard controll i quadranti: il carburante cominciava a scarseggiare.
Avevano seguito la griglia da est a ovest e da nord a sud; avevano scoperto
che si estendeva per circa dieci chilometri in tutte le direzioni. Il punto pi
alto si trovava circa centottanta metri direttamente al di sopra della pirami-
de e da l la griglia s'inclinava fino a trafiggere il terreno. Sotto l'elicottero,
fra i relitti del deposito di Cade, c'erano focolai d'incendio; la corrente a-
scensionale d'aria calda faceva tremare il velivolo.
- Si direbbe che quell'affare abbia la pelle - not Gunniston, os-
servando con ripugnanza le viscide piastre color ebano.
Rhodes fiss l'apertura. Pennoni di fumo nero si mossero al di l del bal-
dacchino e per alcuni secondi oscurarono la scena. Quando il cielo torn
chiaro, Rhodes credette di scorgere qualcosa muoversi dentro l'apertura:
un'ombra vagante, che s'avvicinava nella nebbia. Non sapeva che cosa fos-
se, ma cap che si trovavano troppo vicino alla piramide per sentirsi al si-
curo. - Allontaniamoci - disse, teso.
Taggart cambi l'angolazione dei rotori e inizi la virata verso sinistra.
Durante la manovra, la cosa intravista da Rhodes emerse dalla nebbia.
Gunniston ansim: - Oh, Cristo! - Taggart diede gas al motore e vir
con tale rapidit che i due uomini furono sollevati dal proprio sedile.
Nemmeno negli incubi pi folli aveva visto una cosa simile a quella che
ora usciva dalla piramide e si librava nell'aria turbolenta.
29
Il duello
Dalla piramide nera era uscito un elicottero... ma assai diverso da qual-
siasi macchinario mai costruito sulla terra. Non aveva rotori, ma ali metal-
liche affusolate, simili a quelle d'una gigantesca libellula, che battevano
rapidamente lungo la struttura snella e nera. L'abitacolo - la cui forma era
l'esatto duplicato del compartimento in cui si trovavano Taggart, Rhodes e
Gunniston - pareva di vetro verdazzurro, opaco, sfaccettato come gli occhi
d'un insetto. Ma la parte pi sorprendente del velivolo, quella che indusse
Taggart a stringere la manetta e virare, era la sezione di coda, costituita da
un fascio di muscoli neri e ritorti che terminavano in una palla ossea irta di
punte, simile alla mazza chiodata d'un cavaliere antico. La coda frustava
l'aria con violenza, col tendersi e rilassarsi dei muscoli.
- Un doppelganger - disse Rhodes.
Taggart era concentrato nel manovrare con la destra la cloche rotonda e
con la sinistra la manetta del gas, per far arretrare l'elicottero senza andare
a sbattere contro l'edificio della banca o contro la griglia. Davanti all'abita-
colo turbin una nuvola di fumo. La macchina a forma di libellula man-
tenne la posizione, ma piano piano si spost, come se il suo occhio da in-
setto seguisse il velivolo terrestre. Gunniston disse: - Cosa?
- Un doppelganger - ripet Rhodes, pensando ad alta voce. - U-
n'immagine speculare. Almeno... forse un alieno ci vede a questo modo. -
Fu colpito da un altro pensiero. - Dio mio... l dentro dev'esserci una
fabbrica! - Ma si trattava di un macchinario o di una creatura vivente?
Era la copia del loro velivolo, certo; per, a giudicare da come si muove-
vano ali e muscoli, forse quella macchina era una creatura vivente... o ad-
dirittura una combinazione di macchina e di vita aliena. In ogni caso, Rho-
des ne rimase affascinato e inorridito.
L'istante di trance s'interruppe di colpo, quando la libellula saett in a-
vanti, senza rumore, con eleganza micidiale.
- Via! - grid Rhodes. Fiato sprecato, perch Taggart aveva gi tirato
la manetta del gas facendo rombare il motore. L'elicottero schizz all'in-
dietro e verso l'alto, mancando di soli tre metri il ripiano sporgente del tet-
to della banca. Gunniston, livido di terrore, si aggrapp ai braccioli come
un gatto sul vagoncino delle montagne russe. La libellula esegu una rapida
correzione della linea di volo, devi verso l'alto e insegu l'elicottero.
Il velivolo si alz in una nuvola di fumo e di polvere. Taggart pilotava
alla cieca; tolse gas ed esegu una stretta virata. Mentre compiva la se-
conda rotazione, Gunniston url: - A dritta!
La libellula si tuff nel buio alla loro destra, vir bruscamente imitando
la manovra dell'elicottero e con la coda simile a mazza chiodata vibr un
colpo. Taggart spost bruscamente l'elicottero verso sinistra; mentre il ve-
livolo sbandava, la coda della libellula sferz l'aria e pass cos vicino che
Rhodes e Gunniston videro chiaramente il filo acuminato delle punte. Poi
fu avvolta dalle nuvole e l'elicottero continu a cadere; Rhodes si rese con-
to che pochi colpi di quella maledetta coda avrebbero fatto a pezzi il veli-
volo. Non volle pensare all'eventuale risultato sulla carne umana. Taggart
lasci che l'elicottero precipitasse; mentre attraversavano le nuvole e si
stabilizzavano, vide le case di Bordertown a meno di venti metri, la gente
ferma nelle vie e la luce di candele che usciva dalle finestre. Esegu un'al-
tra virata molto stretta e pass a tutta velocit sopra il deposito d'autovei-
coli... ma la libellula sbuc dalle nuvole e aument velocit, scagliandosi
contro di loro.
- Punta sul deserto! - ordin Rhodes. Taggart annu, col viso lucido
di sudore. L'elicottero balz in avanti. Subito la libellula cambi direzione
e tagli loro la strada. - Maledetto! - disse Taggart, cambiando rotta. La
libellula lo imit. - Il bastardo gioca con noi!
- Portaci a terra! - supplic Gunniston. - Dio Cristo, facci scendere!
La libellula punt verso il suolo e con velocit terrificante risal verso il
ventre dell'elicottero. Taggart ebbe solo il tempo di far impennare sul roto-
re di coda il velivolo e di pregare.
L'attimo dopo, un urto tolse il fiato ai tre militari e li sbatacchi come
bussolotti. Si ud lo stridio di metallo lacerato, ancora pi forte dell'urlo di
Gunniston. Gli oggetti non imbullonati alle paratie dell'abitacolo - giornale
di volo, penne, caschi di riserva, giubbotti - volarono intorno alla testa dei
tre come uno stormo di pipistrelli. Il vetro dell'abitacolo si crep in tutte le
direzioni, ma era rinforzato con nervature metalliche e non esplose in fac-
cia agli occupanti. D'istinto Taggart spost di nuovo il velivolo a sinistra,
con il motore che perdeva colpi per ovviare alla perdita di potenza. La li-
bellula saett lontano verso l'alto e rote in una piroetta micidiale: dalla
coda schizzarono via come comete in miniatura pezzi metallici dell'elicot-
tero.
Sul pannello degli strumenti si accese la luce rossa che indicava un gua-
sto ai meccanismi d'atterraggio; Rhodes cap che i pattini erano stati di-
strutti o divelti. - Ci ha strappato i pattini! - grid Taggart, con voce
strozzata dal panico. - Il bastardo ci ha azzoppati!
- Ecco che viene! - Dal finestrino ancora intatto Gunniston l'aveva
visto. - A ore tre!
Taggart sent che le pale dell'elicottero rispondevano ai comandi; il veli-
volo scatt verso l'alto, mentre i piedi del pilota premevano i pedali del ro-
tore di coda. L'elicottero riprese l'assetto normale; Taggart tir la manetta e
punt dritto sul deserto, a est di Inferno.
- Si avvicina! - avvis Gunniston, rischiando un'occhiata dal fine-
strino posteriore. - L'abbiamo al culo!
Rhodes vide che si era accesa la spia del carburante. L'ago della velocit
puntava sui centonovanta; a meno di trenta metri scorreva il deserto bagna-
to di luce violacea e gi si vedeva il limitare est della griglia. Gunniston
emise un gemito soffocato, quando la libellula affianc l'elicottero, a una
trentina di metri sulla destra, con le ali affusolate che battevano tanto rapi-
damente da essere quasi invisibili. Per circa cinque secondi il velivolo a-
lieno rimase in quella posizione, poi schizz in avanti, guadagn rapida-
mente quota e svan nella foschia accumulata contro la griglia.
Il vetro incrinato impediva a Taggart la visuale. Il pilota spinse l'eli-
cottero in una virata che gett Rhodes e Gunniston contro lo schienale dei
sedili, si abbass di altri sei metri, acceler in direzione di Inferno. - Do-
v' finito il bastardo? - borbott. - Lo vede, colonnello?
- No. Gunny?
Gunniston riusciva a stento a parlare. - Nossignore - rispose de-
bolmente.
Taggart fu costretto a rallentare per non esaurire il carburante. L'ago del
tachimetro si assest sui novanta. -  maneggevole come un trattore! -
disse il pilota. - La parte inferiore sar un macello. Il figlio di puttana si 
allontanato come se fossimo immobili! - L'aria penetrava sibilando dalle
crepe dell'abitacolo. I comandi rispondevano lentamente. Volavano con le
ultime gocce di carburante. - Devo atterrare! - decise Taggart. - An-
che senza pattini, colonnello!
Avevano quasi raggiunto di nuovo Inferno. - Cerca solo d'evitare il pa-
ese! - disse Rhodes. - Scivola dall'altro la...
- Dio santo! - grid Taggart. La libellula scendeva in picchiata, era
quasi su di loro. Per un istante Taggart credette di scorgere, riflessa nel ve-
tro sfaccettato, un'immagine distorta di se stesso, un'immagine aliena. Spo-
st l'elicottero sul fianco destro, nel tentativo di schivare l'ostacolo... ma la
libellula era troppo vicino. Taggart vide il movimento della coda e tratten-
ne il fiato.
La coda fracass il vetro e riemp l'abitacolo di migliaia di calabroni
pungenti. Schegge di vetro ferirono le guance e la fronte di Rhodes, che
aveva fatto in tempo a sollevare il braccio per proteggersi gli occhi e che
quindi vide la fine di Taggart.
Le punte della coda si conficcarono nel petto di Taggart. La testa, il
braccio sinistro e gran parte dell'emitorace superiore scomparvero in una
tormenta di sangue, di frammenti metallici e di schegge di vetro. La coda
della libellula attravers come lama d'apriscatole lo schienale del sediolo
di pilotaggio. Gunniston la vide passare davanti a s con la velocit d'un
treno merci, attraversare le paratia e uscire. Inondato del sangue di Tag-
gart, scoppi in una risata isterica.
Irrimediabilmente danneggiato, l'elicottero vacill a mezz'aria, poi gir
su se stesso in un ampio cerchio. Dal vetro fracassato Rhodes vide il muro
della banca farsi sempre pi grande.
Intontito, non riusciva a muoversi. Non riusciva a pensare. C'era sangue
dappertutto. Nel sediolo del pilota c'era un mucchietto di roba che non a-
vrebbe dovuto trovarsi l, tuttavia la mano grigiastra stretta alla barra di
comando doveva pur appartenere a qualcuno. Spie rosse lampeggiavano su
tutto il pannello della strumentazione, cicalini d'allarme risuonavano. I tetti
di Inferno si avvicinavano a grande velocit. Rhodes ebbe l'irreale sensa-
zione di sedere immobile, mentre il mondo e il vento si muovevano orri-
damente. L'edificio della banca si stagli pi avanti. Stiamo per schiantar-
ci, pens Rhodes con calma. Ud una risata. Quel suono incongruo in mez-
zo a quel carnaio ebbe il potere di rimettergli in moto il cervello. Nel giro
di qualche secondo si sarebbero schiantati contro la banca.
Rhodes cerco di afferrare la cicche del pilota, ma la mano grigiastra la
stringeva e i muscoli del braccio mozzato, irrigiditi, mantenevano la presa.
Rhodes batt le palpebre, vide davanti al proprio sediolo la cloche del co-
pilota e pi a destra la manetta del gas. Afferr la cloche. Nessuna reazione
dei rotori. I comandi non funzionano, pens Rhodes. No, no... l'interruttore
di commutazione...
Allung la mano sopra il cadavere di Taggart e azion la levetta di
commutazione posta sul pannello degli strumenti. Dalla sua parte le spie si
accesero. Da pi di due anni Rhodes non pilotava un elicottero, ma non
aveva tempo per un corso di verifica; inser i piedi nei pedali che aziona-
vano il rotore di coda e con la sinistra spost la cloche, mentre con la de-
stra riduceva la velocit. La banca era davanti a lui, simile a una montagna;
mentre l'elicottero rispondeva alla virata a destra, Rhodes cap che non c'e-
ra spazio sufficiente per la manovra. - Reggiti forte! - grid a Gunni-
ston.
L'elicottero sband; il rotore di coda fracass il vetro di una delle poche
finestre ancora intatte del primo piano e fece a pezzi una scrivania di le-
gno. I rotori principali raschiarono contro i mattoni e mandarono una piog-
gia di scintille. Il rotore di coda and a sbattere contro la parete: saltarono i
tubi di lubrificazione e i liquidi s'incendiarono. L'elicottero continu a gi-
rare, privo di controllo, sgroppando come un cavallo selvaggio imbizzarri-
to.
Rhodes vide arrivare contro di loro a tutta velocit la libellula, con le ali
strette al corpo e la coda che frustava l'aria. Gir la manetta del gas per da-
re tutta la potenza disponibile; l'elicottero trem violentemente e rimase in
attesa d'essere schiacciato contro l'edificio.
Ci fu una specie di ansito, come d'aria risucchiata da polmoni esausti;
l'elicottero cadde di altri sei metri e traball in avanti.
La libellula pass sopra la testa di Rhodes, colp la banca e si spiaccic
come un insetto contro lo schiacciamosche. Si accartocci con un tonfo
molliccio e grumi di sostanza scura schizzarono i mattoni. Rhodes fu
sommerso da un getto di liquido ambrato. L'elicottero tossicchi nella
pioggia di liquido alieno e Cobre Road si sollev a riceverli.
L'elicottero spanci sull'asfalto, rimbalz e ricadde, slitt lungo Cobre
Road, oltrepass il Preston Park, rimbalz contro un camioncino marrone
in sosta. Continu a slittare per altri venti metri, col motore spento, ma con
le pale ancora in rotazione; si ferm proprio davanti alla vetrina dello
Smart Dollar, dove un cartello scritto in rosso proclamava: CHIUSURA
PER CESSAZIONE ATTIVIT.
- Bene - disse Rhodes, solo per verificare d'essere ancora vivo. Non
riusciva a pensare a nient'altro, perci ripet la parola: - Bene. - Ma ora
sentiva puzzo d'olio bruciato e lo scoppiettio delle fiamme nel rotore di
coda; cap che il serbatoio di carburante era probabilmente squarciato e che
facevano meglio a togliere il culo da l. Si gir per accertarsi che Gunni-
ston stesse bene: il capitano era tutto schizzato di sangue e di liquido am-
brato, ma teneva gli occhi aperti e non rideva pi. - Fuori! - disse Rho-
des, sganciando la cintura di sicurezza. Gunny non reag, allora Rhodes gli
sganci la cintura, lo prese per il braccio e lo scosse. - Fuori!
Uscirono a fatica. Rhodes vide quattro figure correre verso di loro e gri-
d: - State indietro! - Quelli ubbidirono; Rhodes e Gunniston si allon-
tanarono barcollando dai rottami. Circa otto secondi dopo, la sezione di
coda dell'elicottero esplose. Un pezzo di lamiera grosso come una teglia
for di netto la vetrina dello Smart Dollar.
Tre secondi dopo la prima esplosione, l'elicottero si mut in una palla
arancione; altro fumo nero and a unirsi alla nuvola contro la sommit del-
la griglia.
Gunniston cadde sul marciapiede davanti al Paperback Kastle e si ran-
nicchi in un fagotto tremante. Rhodes, in piedi, guard l'elicottero in
fiamme. La morte di Taggart gli pareva irreale, un evento accaduto troppo
in fretta per lasciare il segno. Lungo i muri della banca colava la mucilla-
gine luccicante della libellula. Rhodes guard allora la piramide: l'apertura
si era chiusa.
- Figlio di puttana - mormor... e pens che dentro la piramide una
creatura, o varie creature... forse dicevano di lui la stessa cosa nella lingua
d'un altro mondo.
- L'ho visto! - disse un vecchio dalla pelle scura come cuoio, con i
capelli bianchi e un dente d'oro, borbottando proprio in faccia al colon-
nello. - L'ho visto volare fuori di l, sissignore!
Una donna grassoccia, in tuta, tast con la punta della scarpa da tennis le
costole di Gunniston. -  morto? - domand. Gunniston si alz a sedere
di colpo e la donna salt indietro con la velocit d'una ginnasta.
Arrivava altra gente, attirata dall'elicottero in fiamme. Rhodes si pass le
dita tra i capelli... e si ritrov seduto con la schiena contro le ruvide pietre
del muro del Paperback Kastle, ma non ricordava che le ginocchia gli a-
vessero ceduto. Sent su di s il puzzo del sangue di Taggart e un altro lez-
zo acre, che lo riport agli anni giovanili nelle verdi colline del South Da-
kota, quando acchiappava cavallette negli assolati pomeriggi d'estate. Ri-
cord l'odore pungente del liquido color nicotina che le cavallette gli la-
sciavano sulle dita: pip di cavalletta, lo chiamava. Be', ora ne era coper-
to... e il pensiero gli provoc un sorriso a denti stretti, che svan rapida-
mente al ricordo del corpo squartato di Taggart.
- Il suo uccello ci ha lasciato le penne - osserv saggiamente il vec-
chio. Un altro getto di fiamma si lev dal velivolo annerito.
- Fate largo, maledizione! State indietro! - Ed Vance si apr la strada
nel gruppo di spettatori a bocca aperta. Era arrivato di corsa da Celeste
Street, un breve tratto che per era bastato a lasciarlo paonazzo e senza fia-
to. Si ferm di colpo nel vedere Rhodes e Gunniston inzuppati di sangue.
- Cristo santo! - Si guard intorno, in cerca di un paio di persone robu-
ste. - Hank! Billy! Venite a darmi una mano. Portiamoli all'ospedale!
- Siamo tutti interi - disse Rhodes. - Solo qualche graffio. - Vide
sulle braccia lo scintillio di schegge di vetro e immagin che avrebbe avu-
to una lunga seduta con un paio di pinzette. Aveva anche un taglio sul
mento e un altro sulla fronte che pareva pi grave, ma per quelli c'era tem-
po. - Il nostro pilota non ce l'ha fatta. - Si rivolse a Gunniston.
- Stai bene?
- S, credo di s. - Gunniston, sul sediolo posteriore, era stato pi ri-
parato dalla pioggia di vetri, ma aveva diversi tagli nelle mani e una
scheggia di cinque centimetri conficcata nella spalla sinistra. L'afferr, la
strapp e la gett via.
Rhodes prov a reggersi in piedi, ma la gambe lo tradirono. Un gio-
vanotto in camicia a quadri rossi lo aiut a stare dritto. Rhodes disse:
- Divento troppo vecchio per queste stronzate.
- Gi, e io divento anche pi vecchio ogni minuto che passa! - disse
Vance. Aveva osservato il duello aereo e aveva dato per certo che l'elicot-
tero si sarebbe schiantato contro le case di Inferno o avrebbe colpito la
First Texas Bank. Diede un'occhiata a quest'ultima, vide la macchia limac-
ciosa nel punto colpito dal mostro volante e ricord quando la creatura nel
corpo di Dodge Creech aveva guardato dalla finestra dicendo: Quella roba
non mi piace. - Senta, colonnello - soggiunse. - Dobbiamo parlare.
Subito.
Rhodes mosse con cautela i muscoli irrigiditi delle braccia. - Mi au-
guro che capisca, se le dico che dovr aspettare.
-Nossignore - replic Vance. - Immediatamente.
Nel tono dello sceriffo c'era un'urgenza che colp l'attenzione di Rhodes.
- Di cosa si tratta?
- Meglio fare due passi. - Vance gli fece segno di seguirlo e Rhodes
zoppic lungo Cobre Road. L'elicottero eruttava ancora fumo nero e lingue
di fiamma; Rhodes credette di sentire il lezzo del cadavere bruciato di
Taggart. Quando non furono pi a portata d'orecchio dalla folla, Vance
disse: - Credo d'avere avuto di persona un incontro ravvicinato. Circa
venti minuti fa ho avuto a che fare con una creatura che pareva Dodge
Creech... ma che non lo era, sicuro come la morte.
Rhodes ascolt in silenzio il racconto e scacci lo choc che continuava a
ricordargli la mano grigiastra e il braccio e il corpo maciullato. Adesso
contavano i vivi: se la creatura nella piramide era in grado di scavare cuni-
coli sotto il fiume e le case di Inferno, aveva appena mutato in un campo di
battaglia quella parte di deserto texano.
- E ora cosa facciamo? - domand Vance, al termine del racconto.
- Di sicuro non possiamo scappare - rispose Rhodes, piano. - Non ci
sono posti dove andare. - De-si-dero an-dare via, aveva detto Daufin; ed
era diventata isterica, quando aveva capito che sul pianeta non esistevano
veicoli interstellari. Aveva supplicato che la portassero lontano, e lui non
l'aveva fatto; certo sapeva che la seconda astronave l'inseguiva. Ma per
quale motivo? E chi, o che cosa, era la creatura che Daufin chiamava Stin-
ger?
Si tocc il mento e guard le dita sporche di rosso. La maglietta beige
era un mosaico di macchie di sangue... quasi tutto di Taggart. Lui si senti-
va bene, forse un poco intontito. Ma non importava, doveva darsi da fare:
avrebbe pensato dopo a riposarsi e a farsi suturare le ferite. Disse: - Mi
accompagni alla casa di Creech.
30
I chiodi della bara
Dopo la caduta dell'elicottero, su Inferno cal il silenzio. La gente che
per le vie aveva discusso della piramide domandandosi se indicasse l'arrivo
del Giorno del Giudizio, torn a casa, sbarr porte e finestre e rimase l
nell'oscurit soffusa di sfumature violacee. Alcuni si rifugiarono nella
chiesa battista, dove, alla luce di candele d'altare, Hale Jennings e qualche
volontario distribuivano panini e caff freddo. I Renegades si lasciarono
attirare dalle luci del loro fortino in fondo a Travis Street; Bobby Clay
Clemmons pass in giro un po' di marijuana, ma in genere quasi tutti vole-
vano solo starsene seduti a parlare, a bere una birra, a fare congetture sulla
provenienza della piramide e sui motivi del suo atterraggio a Inferno. Nel
Brandin' Iron, Sue Mullinax e Cecil Thorsby rimasero in servizio e, con la
carne fredda avanzata dalla seconda colazione, prepararono panini per al-
cuni clienti abituali che non volevano starsene da soli al buio.
Nell'ospedale, Tom Hammond reggeva con mano ferma una torcia elet-
trica e illuminava il tavolo operatorio dove Early McNeil e Jessie ricuciva-
no il braccio maciullato d'un uomo d'origine spagnola, un certo Ruiz, che
aveva attraversato barcollando il fiume, pochi minuti dopo l'atterraggio
della piramide. Il braccio era attaccato al corpo solo mediante brandelli
sanguinolenti di muscolo. Early cap che bisognava amputarlo. Da dietro la
mascherina chirurgica, disse: - Vediamo se ne ho ancora il fegato, ragaz-
zi - e allung la mano verso la sega per ossa.
Dall'altra parte del fiume, i pompieri avevano rinunciato a spegnere l'in-
cendio. Nel deposito di Cade, le macerie delle officine e dei magazzini
fumavano ancora e i mucchi di detriti aprivano ancora occhi scarlatti di
fiamma. Mack Cade imprec contro i pompieri e minacci di usare le loro
palle come ciondoli da portachiavi; ma, senza acqua, gli idranti erano solo
inutili manichette di tela e nessuno voleva avvicinarsi pi del necessario
alla piramide. I volontari caricarono sull'autopompa le attrezzature e la-
sciarono Cade accanto alla sua Mercedes, a sfogare inutilmente la rabbia,
con il contrappunto dei latrati furiosi dei due dobermann.
Il fumo permeava l'aria, si era abbassato nel canalone dello Snake River
e rimaneva sospeso come nebbia grigia sopra le vie. Luna e stelle erano
oscurate. Ma il tempo non si era fermato e le lancette degli orologi conti-
nuavano a muoversi lentamente verso la mezzanotte.
Su ordine del dottor McNeil, la signora Santos lasci l'ospedale, alla ri-
cerca di donatori di sangue, e not la grossa Cadillac gialla parcheggiata
proprio in fondo a Celeste Street, col muso rivolto al fiume. Al volante se-
deva una donna dai capelli bianchi, che fissava la piramide, come ipnotiz-
zata. La signora Santos si accost all'auto, perch sapeva a chi appartene-
va, e buss al finestrino; Celeste Preston abbass il vetro e lei fu colpita
dal fresco dell'aria condizionata. - All'ospedale occorre sangue - disse
in tono pratico. - Il dottor McNeil mi ha detto di trovare almeno sei vo-
lontari. Ha voglia di aiutarci?
Celeste esit, ancora intontita per la vista della piramide nel deposito di
Cade, della griglia nel cielo, della creatura che si era spiaccicata contro il
palazzo della banca. Lasciato Vance, si era diretta a casa, ma aveva sentito
l'impulso di rallentare, di svoltare a destra in Circle Back Street e di fare
un giro nei resti del sogno di Wint. In quel momento, si disse, il vecchio
Wint si rigirava nella tomba, su a Joshua Tree Hill; a Inferno non bastava
morire con un gemito, come un centinaio di altri paesi del Texas ormai e-
sauriti. No, Dio doveva dare ai chiodi della bara un altro colpo. O forse Sa-
tana. Indubbiamente l'aria aveva un puzzo di bolge infernali. - Cosa? -
rispose all'infermiera: non aveva afferrato una parola.
- Abbiamo un gran bisogno di sangue. Il suo com'?
- Rosso - sbott Celeste. - Come diavolo faccio a saperlo?
- Andr benissimo. Ce ne darebbe mezzo litro?
Celeste brontol. Aveva di nuovo lo sguardo d'acciaio. - Mezzo litro,
un litro, dieci litri: che diavolo? Al momento mi sembra d'averne solo un
filo.
- Un filo sufficiente.
- Be', non mi pare d'avere niente di meglio da fare - disse infine Cele-
ste. Apr la portiera e scese. Il sedile era pieno di gobbe e il sedere le si era
addormentato, a starsene l seduta per una ventina di minuti. - Far male?
- Una puntura. Poi la faremo riposare e le daremo un gelato. - Se non
si  sciolto nel freezer, pens. - Dica alla signora Murdock che vuole do-
nare sangue. La trover al banco, nell'atrio. - La signora Santos era stupi-
ta di se stessa: un'abitante di Bordertown che dava ordini a Celeste Pre-
ston! - Cio... se per lei va bene.
- Gi. Fa lo stesso. - Ancora per un momento Celeste fiss la pirami-
de, poi si avvi a piedi verso l'ospedale; la signora Santos prosegui nell'al-
tra direzione.
Nella casa di Sarge Dennison, di fronte alla chiesa battista dove il re-
verendo Jennings guidava alla preghiera un gruppo di cittadini, Daufin era
in piedi accanto alla poltrona su cui era stravaccato il vecchio sergente.
Curioso, riflett Daufin: quella creatura aveva consumato l'insapore so-
stanza detta maiale e fagioli, estratta da un contenitore metallico di forma
cilindrica mediante un utensile a quattro rebbi; poi a un certo punto aveva
prodotto un rumore esplosivo, aveva inclinato all'indietro la testa e chiuso
gli occhi. Ora mi riposo per qualche minuto aveva detto. Non sono pi
quello d'una volta. Tieni compagnia a Scooter, capito? E nel giro di pochi
minuti aveva cominciato a emettere un basso ronzio, come se dentro di s
nascondesse un macchinario assai attivo. Daufin gli si era avvicinata, ave-
va scrutato nella bocca semiaperta, ma non aveva visto niente, a parte le
bizzarre protuberanze ossee dette denti. Un altro mistero.
Si sentiva lo stomaco pesante. Il contenitore di maiale e fagioli, aperto
per lei da Sarge, era ormai vuoto; giaceva sul tavolo, con l'utensile usato
per mangiare. L'atto di cibarsi, su quel mondo, era una costante impresa
d'equilibrio, d'acutezza visiva e di pura forza di volont. Daufin era stupita
che quegli esseri riuscissero a immettere nel proprio sistema cibo cos vi-
scido. Per terra, accanto alla poltrona di Sarge, c'era una lunga busta gialla
di materiale resistente e liscio, su cui compariva una parola misteriosa:
"Fritos". Sarge aveva diviso con lei i croccanti riccioli di cibo; se non altro,
Daufin li aveva trovati saporiti, ma ora aveva la bocca secca. A quanto pa-
reva, su quel mondo c'era sempre una causa di fastidio: forse proprio il fa-
stidio era la motivazione principale della razza.
- Ora vado a cer-care un'usci-ta - disse a Sarge. - Grazie per i com-
me-sti-bili.
Sarge si mosse, assonnato, e apr gli occhi. Vide Stevie Hammond e sor-
rise. - Il bagno  sul retro - disse e si prepar a un lungo sonnellino.
Il linguaggio alieno lasciava sempre perplessi. Il ronzio della creatura
Sarge ricominci e Daufin usc di casa, nel caldo e nel buio.
Nell'aria c'era una nebbiolina, pi densa di quando, non molto tempo
prima, era uscita e aveva visto due macchine volanti roteare nel cielo. A-
veva guardato il loro duello, senza sapere bene di che cosa si trattasse, ma
aveva immaginato che non fosse uno spettacolo comune, perch altri esseri
umani lo osservavano dalla via e alcuni di loro avevano emesso suoni stri-
duli che parevano segnali d'allarme. Poi, terminato lo scontro, quando la
macchina superstite era precipitata con la coda in fiamme, Daufin aveva
avuto un unico pensiero: Stnger.
Sarge era stato gentile con lei e le riusciva simpatico; ma ora la necessit
di trovare una via di fuga diventava impellente. Daufin scrut il cielo e la
rete violacea che intrappolava nella stessa enorme gabbia lei e gli esseri
umani. Conosceva l'origine della rete e che cosa le dava energia. Dentro di
s sentiva una pressione, come se una parte del corpo stesse per rompersi,
e il muscolo centrale che agiva da pompa aument il ritmo. Scrut da oriz-
zonte a orizzonte la griglia. Impossibile, pens; non c' via d'uscita! Im-
possibile!
Un fioco bagliore attir la sua attenzione, nella foschia che si addensava
sulla strada. Era formato di diversi colori, invitante. Se la luce poteva por-
tare la speranza, pens Daufin, questa luce la portava. Si avvi verso la
chiesa battista di Inferno, dalla quale la luce di candele filtrava dai vetri i-
storiati della finestra.
La porta era aperta. Daufin sporse la testa a scrutare dentro.
Sottili bastoncini bianchi dalla punta accesa illuminavano l'interno e dal-
la parte opposta rispetto a Daufin c'erano due arnesi metallici che sostene-
vano sei bastoncini ciascuno. Daufin cont, con l'elementare matematica di
quella lingua aliena, quarantotto esseri umani seduti su lunghe panche dal-
l'alto schienale e rivolti verso una pedana rialzata. Alcuni tenevano la testa
china e le mani giunte. Un uomo dal cranio lucido, in piedi accanto alla
pedana, distribuiva un liquido preso da un grosso contenitore e versato in
contenitori pi piccoli allineati in un vassoio metallico.
E sopra la pedana c'era una cosa bizzarra: un'asta verticale sospesa e in-
crociata da un'altra asta orizzontale pi corta; al centro c'era la figura di un
essere umano a braccia spalancate. La testa della figura era sormontata da
un cerchio di vegetazione ritorta e la faccia era rivolta al soffitto; gli occhi
avevano un'espressione implorante e parevano fissare un punto lontano ol-
tre i confini dell'edificio. Daufin ud uno degli esseri umani seduti sulle
panche emettere un suono di dolore: un "singhiozzo", ritenne si dicesse. La
figura appesa alle aste incrociate indicava che forse quello era un luogo di
torture, ma c'erano sentimenti misti: tristezza e sofferenza, certo, ma anche
qualcos'altro che non sapeva identificare con certezza. Forse la speranza
che riteneva perduta. In quel luogo sentiva una forza, come un assembra-
mento di menti rivolte nella stessa direzione. L'edificio pareva un rifugio
robusto e sicuro. Era un luogo di culto, si disse, mentre guardava l'uomo
accanto alla pedana riempire di liquido rosso scuro i piccoli recipienti. Ma
chi era la figura appesa al centro delle aste incrociate? E qual era lo scopo?
Entr nell'edificio, and alla panca pi vicina e si sedette. N Hale Jen-
nings, n il sindaco Brett, che con la moglie Doris sedeva nel primo banco,
la notarono.
- Questo  il sangue di Cristo - inton il reverendo, quando termin
di versare il sacramentale succo d'uva. - Con questo sangue siamo com-
pleti e rinnovati. - Apr una scatola di Saltines e le spezzett; i frammenti
caddero in un piattino d'offerta. - E questo  il corpo di Cristo, che da
questa terra pass nella grazia, affinch ci fosse vita eterna. - Si rivolse
alla congregazione. - Vi invito a partecipare alla santa Comunione. Pre-
ghiamo!
Gli altri chinarono la testa; l'uomo accanto alla pedana chiuse gli occhi e
inizi a parlare con un ritmo che si alzava e si abbassava. - Padre, ti chie-
diamo di benedire questa Comunione e di rafforzarci lo spirito nel momen-
to della prova. Non sappiamo che cosa ci porter il domani; abbiamo paura
e non sappiamo che cosa fare. Quel che accade a noi e alla nostra citt 
per noi incomprensibile...
Mentre la preghiera continuava, Daufin ascolt attentamente la voce del-
l'uomo e la paragon a quella di Tom, di Jessie, di Ray, di Rhodes, di Sar-
ge. Ogni voce era sorprendentemente unica e la pronuncia corretta differi-
va molto dalla sua. L'uomo accanto alla pedana mutava quasi in canto le
parole. Il linguaggio, che sulle prime aveva ritenuto rozzo e gutturale, ora
la sorprendeva per la sua variet. Naturalmente un linguaggio valeva solo
in rapporto ai significati espressi e lei aveva ancora difficolt a capire, ma
era affascinata dal suono. E un poco rattristata, anche: nella voce umana
c'era una malinconia indescrivibile, una sorta di richiamo dal buio al buio.
Quale infinit di voci avevano gli esseri umani! Se in quel pianeta ciascuna
voce era unica, gi solo questo fatto era una meraviglia della creazione che
le sconcertava i sensi.
- ...ma proteggici, Padre, e cammina al nostro fianco e la Tua volont
sar fatta. Amen - concluse Jennings. Prese in una mano il vassoio con i
piccoli contenitori di plastica pieni di liquido e nell'altra quello con i
frammenti di cracker e pass da persona a persona, offrendo la comunione.
Il sindaco Brett l'accett, e cos pure sua moglie. Don Ringwald, proprieta-
rio del Ringwald Drugstore, l'accett, come pure sua moglie e i loro due
figli. Ida Slattery l'accett, e Gil e Mavis Lockridge. Il reverendo Jennings
continu a percorrere lo spazio fra le file di banchi, dando la comunione e
dicendo a bassa voce: - Con questo accetti il sangue e il corpo di Cristo.
Una donna seduta davanti a Daufin cominci a piangere; suo marito le
circond le spalle e l'attir a s. Accanto a loro sedevano due bambini: uno
aveva occhi sgranati di paura, l'altro fissava Daufin da sopra lo schienale.
Nell'altra fila di banchi, una donna anziana chiuse gli occhi e sollev la
mano tremante verso la figura sopra la pedana.
- Con questo accetti il sangue e... - Jennings si blocc: aveva davanti
a s il viso sporco di polvere della figlia degli Hammond, la creatura aliena
che il colonnello Rhodes cercava. - ...il corpo di Cristo - prosegu, of-
frendo il succo d'uva e i pezzetti di cracker alle persone nel banco davanti
alla bambina. Poi si ferm accanto a lei e disse in tono gentile: - Ciao.
- Ciao - rispose Daufin, imitandone il tono dolce.
Jennings si chin e sent crocchiare le ginocchia. - Il colonnello Rho-
des ti cerca - disse. Alla luce delle candele, gli occhi della bambina erano
quasi luminosi e lo fissavano con intensa concentrazione. - Lo sapevi?
- Lo so-spe... - S'interruppe, perch voleva riprodurre la dolce caden-
za umana, non la pronuncia spezzettata indicata dal dizionario. - Lo so-
spettavo - termin.
Jennings annu. La bambina sembrava Stevie Hammond in tutto, a parte
la posizione: si teneva irrigidita, come se non sapesse bene come sistemare
le ossa, e aveva la gamba destra ripiegata sotto di s. Le braccia pendevano
inerti lungo i fianchi. La voce era quasi quella di Stevie, ma con un sotto-
fondo stridulo, come se avesse un flauto impigliato in gola. - Posso con-
durti da lui? - domand.
Sul viso di Daufin pass un lampo di paura. - Devo trovare un'uscita
- disse la bambina.
- Intendi una porta?
- Una porta. Una fuga. Una via d'uscita. S.
Una via d'uscita, pens Jennings; si riferiva di sicuro al campo di forza.
- Forse il colonnello Rhodes ti pu aiutare.
- Non pu. - Esit, prov di nuovo. - Non pu aiutarmi a trovare u-
n'uscita. Se non riesco a uscire, ci sar molto dolore.
- Dolore? Chi soffrir?
- Jessie. Tom. Ray. Tu. Tutti.
- Capisco - disse lui, anche se in realt non capiva. - E chi causer
questo dolore?
- Quello che  venuto qui a cercarmi. - Il suo sguardo era fisso. Jen-
nings pens che pareva assai vecchio, come se una piccola donna molto
anziana sedesse sul banco nei panni della bambina. - Stinger - precis
lei. Lasci uscire di bocca la parola come se fosse orribile e ripugnante.
- Ti riferisci a quella cosa l fuori? Si chiama cos?
- Un'ap-pros-si-ma-zione - rispose Daufin, sforzandosi di dominare la
testarda appendice carnosa che aveva in bocca. - Stinger ha molti nomi in
molti mondi.
Il reverendo riflett per un attimo: se uno gli avesse detto che avrebbe
parlato con un alieno e che avrebbe appreso di prima mano che c'era vita
su "molti mondi", o gli avrebbe dato dello sciocco o avrebbe chiamato il
cellulare del manicomio. - Vorrei accompagnarti dal colonnello Rhodes.
Per te va bene?
- Non pu aiutarmi.
- Forse s. Desidera farlo, come noi tutti. - Lei parve riflettere. - Su,
lascia che ti accompagni dal...
-  lei! - grid una voce, facendo sobbalzare in mano al reverendo i
vassoi di succo d'uva e di pezzetti di cracker. Il sindaco Brett si era alzato,
a met del passaggio, con la moglie che lo spingeva ad agire. Il dito di
Brett indic Daufin. -  lei! La cosa venuta dallo spazio!
La coppia davanti a Daufin si ritrasse. Uno dei due bambini salt sul
banco per allontanarsi, ma l'altro, quello che l'aveva fissata, si limit a
sghignazzare. Altre persone si alzarono per dare una buona occhiata e pi
nessuno pregava.
Jennings si raddrizz. - Calma, John. Non fare chiasso.
- Chiasso le palle!  lei!  il mostro! - Arretr d'un passo, urt Doris.
- Oddio! In chiesa!
- Non roviniamo tutto - disse Jennings, con uno sforzo per mantenere
un tono tranquillo. - Calma, calma!
- Per colpa sua siamo in questa situazione! - ringhi Brett. La moglie,
col viso tirato, annu. - Il colonnello Rhodes ha detto che questo mostro 
entrato nel corpo di Stevie Hammond, ed eccolo qui! Dio solo sa quali po-
teri possiede!
Daufin gir lo sguardo e in ogni viso lesse il terrore. Si alz. La donna
davanti a lei afferr il bambino sorridente e arretr. - Cacciala via! -
prosegu il sindaco. - Non ha il diritto di stare nella casa del Signore!
- Piantala, John! - disse Jennings. Alcuni gi si dirigevano alla porta
e uscivano in fretta. - Ora la porto dal colonnello Rhodes. Perch non ti
siedi e la smetti di...
Il pavimento trem. I bastoncini luminosi ondeggiarono. Un sostegno
metallico si rovesci e i bastoncini accesi rotolarono sul tappeto rosso
cremisi.
- Cos' stato? - strill Don Ringwald, con occhi da gufo dietro gli oc-
chiali con montatura metallica.
Segu uno scricchiolio. Cemento che si crepava, pens Jennings. Al-
l'improvviso sent il pavimento sollevarsi. Annie Gibson strill e insieme
col marito, Perry, corse alla porta, tirandosi dietro i due figli. Dall'altra par-
te del passaggio centrale, l'anziana signora Everett farfugliava e protende-
va le mani verso la croce. Jennings guard Daufin e vide tornarle negli oc-
chi il lampo di paura, subito sostituito da un bagliore di collera sovrumana.
La bambina strinse il bordo del banco e disse: -  Stinger.
Lungo il passaggio centrale il pavimento si gonfi come una vescica sul
punto di scoppiare. Brett barcoll all'indietro, col gomito colp Doris in
pieno mento e la mand a gambe levate. La donna non si rialz. Dall'altra
parte della chiesa qualcuno url. Le pietre sfregavano l'una contro l'altra, le
travi cigolavano, i banchi ondeggiavano come spinti da marosi. Jennings
ebbe la sensazione che sotto il pavimento della chiesa ci fosse qualcosa di
massiccio, qualcosa che saliva ed era sul punto di sbucare in superficie.
Crepe rigarono le pareti; la figura di Ges si stacc dalla croce e cadde con
uno schianto sull'altare, fra una nuvola di polvere.
Sulla sinistra, una sezione della chiesa croll e fracass i banchi. La pol-
vere turbin nell'ultima luce di candela. Daufin url: - Fuori! Fuori! -
Tutti gi si lanciavano verso il vano della porta, lasciando una scia di stril-
li. Il tappeto si lacer e una crepa frastagliata si apr lungo il passaggio
centrale. Il pavimento si sollev, trem, prese a sprofondare, mentre da ter-
ra si alzava una nube di polvere. Ida Slattery rischi di mandare Jennings a
gambe levate, quando gli pass davanti a spron battuto, urlando a pi non
posso. Doris Brett cadde nella voragine, mentre il sindaco si arrampicava
come una scimmia sui banchi malfermi nel tentativo di raggiungere l'usci-
ta.
Gil Lockridge cadde nella spaccatura, imitato un istante dopo dalla mo-
glie Mavis, quando il pavimento si spalanc sotto di lei. Il bambino pi
grandicello dei Ringwald cadde nel vuoto e rimase appeso al bordo, stril-
lando, mentre Don allungava la mano per afferrarlo. - Sia lode a Ge-
s! - gridava come un'ossessa la signora Everett.
I banchi si spezzavano con schiocchi simili a colpi di fucile, mentre il
pavimento sprofondava e crepe serpeggiavano sulle pareti. In alto, le travi
di legno cominciarono a spezzarsi e a cadere; le finestre di vetro colorato
andarono in frantumi, mentre i muri tremavano dalle fondamenta.
Nei pressi dell'altare alcune candele avevano appiccato fuoco al tappeto
e le fiamme lanciavano ombre grottesche, mentre le persone lottavano per
uscire dalla porta e dalle finestre. Jennings prese in braccio Daufin, come
se fosse una normale bambina, e ne sent battere il cuore all'impazzata. La
signora Everett cadde nel baratro e si afferr al bordo scheggiato d'un ban-
co, con i piedi che penzolavano nel buio. Jennings l'afferr per il braccio e
cerc di tirarla fuori.
Ma prima di riuscirvi, la signora Everett sprofond con tale forza da slo-
gare quasi il braccio a Jennings stesso. Il reverendo ud il grido della donna
mutarsi in un suono strozzato. Qualcosa l'ha tirata di sotto, pens.
- No! No! - gridava Daufin, dimenandosi per liberarsi. Le viscere le
bruciavano di rabbia e di terrore; sapeva d'essere la causa di quella rovina.
Le urla le provocavano fitte di sofferenza. - Smettila! - grid ancora,
ma sapeva che la creatura nel sottosuolo non l'avrebbe udita e che non co-
nosceva piet.
Jennings si gir e si mosse verso la porta.
Riusc a fare due passi: poi il pavimento sprofond proprio davanti a lui.
Jennings cadde nel vuoto, con Daufin appesa al collo, e agit le braccia
in cerca d'appiglio. Afferr il bordo spezzato d'un banco, conficcandosi nel
palmo schegge di legno. Con le gambe cerc un appiglio per i piedi, ma
c'era solo il vuoto. Una trave precipit e lo sfior, tanto che lui sent sul vi-
so lo spostamento d'aria. Intu, pi che sentire, il movimento di qualcosa
sotto di lui... qualcosa di enorme. E poi la sent davvero... una fredda e col-
losa umidit intorno ai piedi, che gli si richiudeva intorno alle caviglie. In
qualche secondo sarebbe stato risucchiato come la signora Everett; gonfi i
muscoli delle spalle e si sollev; il risucchio alle caviglie minacci di
strapparlo in due alla cintola. Jennings scalci freneticamente, liber una
gamba, poi l'altra, strinse fra le ginocchia il pavimento in pendenza. Poi fu
di nuovo in piedi e riprese a correre; mentre il tetto cominciava a sprofon-
dare, varc la porta, inciamp in un corpo che strisciava e ruzzol a capo-
fitto nel cortile sabbioso. Col fianco destro assorb l'urto; lasci andare
Daufin e rotol lontano per non schiacciarla. Rimase disteso sulla schiena,
stordito e ansimante; le pareti della chiesa erano un groviglio di crepe e
parti del tetto crollarono. Dalle fenditure si levava polvere simile all'ultimo
respiro d'un moribondo. Il campanile sprofond, lasciando un cerchio di
pietre spezzate. Le pareti tremarono ancora una volta, travi di legno gemet-
tero come angeli feriti e finalmente gli schianti si attenuarono e svanirono.
Il reverendo si alz lentamente a sedere. Gli occhi gli bruciavano per la
sabbia e i polmoni si sforzavano di respirare nel turbine di polvere. Accan-
to a lui, Daufin si alz a sedere, con le gambe piegate sotto di s, come una
bambola priva d'ossa, e il corpo che si muoveva a scatti come se i nervi
fossero impazziti.
Daufin sapeva che il cacciatore le era arrivato molto vicino. Forse aveva
percepito la riunione di creature in quel luogo di culto e aveva colpito per
dimostrare la propria forza. Non credeva che sapesse della sua presenza
nella chiesa, ma le era arrivato davvero vicino. E, per alcuni esseri umani,
fin troppo vicino. Si guard intorno e cont in fretta le figure nella polvere.
Arriv a trentanove. Stinger ne aveva presi sette. Il muscolo al centro del
suo corpo non voleva smetterla di martellare. Sette forme di vita erano
morte perch lei era precipitata su di un piccolo pianeta dal quale non c'era
via d'uscita. La trappola si era chiusa, la sua fuga si era rivelata inutile...
- Sei stata tu! - Una mano si chiuse intorno alla spalla di Daufin e tir
in piedi la bambina. C'era rabbia, in quella voce, e rabbia nella stretta.
Daufin aveva ancora le gambe malferme e la mano umana la scuoteva con
furia. - Sei stata tu, piccola... puttana aliena!
- John! - disse Jennings. - Lasciala!
Brett le diede un altro scossone, con forza maggiore. La bambina pareva
fatta di gomma e la mancanza di reazione rese pi furioso il sindaco. -
Maledetto mostro! - url. - Perch non te ne torni da dove sei venuto?
- Smettila! - Il reverendo cerc di alzarsi, ma un dolore acuto lo tra-
fisse dalla spalla al fondoschiena. Intontito, si guard i piedi: aveva perso
le scarpe e fango grigiastro gli si era attaccato alle calze di lana a quadri
scozzesi.
- Questo non  posto per te! - grid Brett, dandole uno spintone. Dau-
fin barcoll all'indietro, perdette completamente l'equilibrio e fu spinta a
terra dalla gravit. - Oh, mio Dio... oh, Ges - gemette il sindaco, col
viso giallastro per la polvere. Si guard intorno, vide che Don e Jill Rin-
gwald, con i loro due bambini, erano riusciti a uscire, come Ida Slattery,
Stan e Carmen Frazier, Joe Pierce, la famiglia Francher, Lee e Wanda
Clemmons. - Doris... dov' mia moglie? - Fu colto da nuovo panico. -
Doris! Doris, dove sei?
Nessuno rispose.
Daufin si alz. Si sentiva bruciare internamente e l'orribile sapore di
maiale e fagioli le inacidiva la bocca. L'angosciato essere umano si gir,
s'incammin vacillando verso le rovine del luogo di culto. Daufin disse: -
Fermatelo! - con un tono di voce che suon pieno d'autorit e indusse Al
Francher ad afferrare Brett per il braccio.
-  morta, John. - Jennings cerc di nuovo di alzarsi, ma non ci riu-
sc. Si sentiva i piedi congelati, come se glieli avessero riempiti di novo-
caina fino alle caviglie. - L'ho vista sprofondare.
- No, non l'hai vista! - Brett si liber. -  viva! La trover!
- Stinger l'ha presa - disse Daufin. Brett sussult come se l'avessero
picchiato. Daufin cap che quell'essere umano aveva perso una persona
amata e di nuovo fu trafitta dal dolore. - Mi spiace - disse. Tese la ma-
no verso di lui.
Brett si chin a raccogliere un sasso. - Sei stata tu! Hai ucciso la mia
Doris! - Avanz d'un passo e Daufin cap le sue intenzioni. - Qualcuno
dovrebbe uccidere te! - riboll Brett. - Me ne frego se ti nascondi nel
corpo d'una bambina! Perdio, ti uccido io stesso! - Scagli il sasso, ma
Daufin era molto pi rapida e si spost di lato. Il sasso la sorvol e colp il
marciapiede.
- Ti prego - disse Daufin, tendendo le mani a palmo in su, mentre ar-
retrava nella via. - Ti prego, non...
Brett raccolse un altro sasso. - No! - grid Jennings, ma Brett lo sca-
gli. Questa volta il sasso colp di striscio Daufin alla spalla e il dolore le
strapp le lacrime. Daufin non riusciva a capire che cosa accadeva. - Ma-
ledetto, vai al diavolo! - voci Brett e avanz contro di lei.
Daufin inciamp nei suoi stessi piedi, si raddrizz prima di cadere; poi si
allontan dall'essere umano, nel complicato movimento di muscoli e d'ossa
chiamato corsa. A ogni passo era squassata dal dolore, ma continu a pro-
cedere in un bozzolo di sofferenza.
- Aspetta! - grid Jennings; ma Daufin era scomparsa nella nebbia di
fumo e di polvere.
Brett la insegu per qualche passo, ma era sfinito. Si sent mancare le
gambe. - Maledetta! - le url dietro. Rimase a pugni stretti, poi si gir
verso le macerie della chiesa e chiam Doris, con voce arrochita dai sin-
ghiozzi.
Don Ringwald e Joe Pierce aiutarono Jennings ad alzarsi. Al reverendo
parve d'avere al posto dei piedi inutili bitorzoli di carne e d'osso, come se
la cosa che l'aveva afferrato gli avesse prosciugato il sangue e distrutto i
nervi. Fu costretto ad appoggiarsi con tutto il peso ai due che lo sosteneva-
no, per non cadere di nuovo.
- La chiesa  distrutta - disse Don. - E ora dove andiamo?
Jennings scosse la testa. La creatura penetrata attraverso il pavimento
della chiesa, pens, non avrebbe avuto difficolt a sbucare in qualsiasi casa
di Inferno... perfino nelle vie stesse. Sent un formicolio ai piedi: riprende-
vano sensibilit. Nella foschia scorse delle luci e cap da dove proveniva-
no. - Laggi - disse; indic il condominio in fondo a Travis Street. L'e-
dificio, con le finestre del pianterreno munite di sbarre e fondamenta di so-
lida roccia, sarebbe stato per Stinger un osso pi duro. Almeno, se lo augu-
rava.
Altre persone, allarmate dal frastuono e dalle grida, uscivano dalle case
vicine. Seguirono i due che aiutavano Jennings a camminare; anche il resto
della congregazione and verso l'unico edificio nel quale si vedeva ancora
luce elettrica.
Alcuni minuti pi tardi, il sindaco Brett si asciug nella manica il naso,
gir le spalle alle macerie e segu gli altri.
31
Sottoterra
- Torcia - disse il colonnello. Vance gliela pass.
In ginocchio sul pavimento tutto crepe della cantina, Rhodes si sporse a
puntare nel buco il raggio luminoso. C'era un salto di circa tre metri e il
terriccio rossastro luccicava come se vi fosse passata una lumaca gigante-
sca.
- Era seduto di sopra, nella sedia a dondolo - ripet Vance per la terza
volta, indicando il foro nel pavimento del salotto, sopra la loro testa. -
Qualsiasi cosa fosse. Perch  certo come la morte che non era Dodge. -
Parlava a voce molto bassa, aveva lo stomaco in subbuglio e la pelle tesa
sulla nuca. Ma la luce della torcia aveva mostrato che nella cantina dei
Creech si nascondeva solo una lucertolina verde, vicino alla lavatrice. -
Sapeva la lingua - prosegu Vance. - Parlava con la cadenza del Texas.
Come diavolo ha imparato a parlare?
Rhodes mosse il raggio luminoso. Vide un tubo spezzato, viscido per
una sorta d'escrezione gelatinosa. Un odore chimico agrodolce, non dissi-
mile dal puzzo di pesche marcite al sole d'estate, sal dal foro e gli pizzic
le narici. - Ho due teorie, se le interessa - disse.
- Spari.
- Prima teoria: la creatura ha intercettato le comunicazioni terrestri via
satellite e ha imparato la nostra lingua; ma questo non spiega la cadenza
del Texas. Seconda teoria: in qualche modo la creatura  penetrata nel cen-
tro del linguaggio di quell'uomo.
- Eh?
- Forse ha utilizzato il centro cerebrale del linguaggio - spieg Rho-
des. - Dove  immagazzinato il dizionario individuale. Cos ha preso an-
che la cadenza.
- Gesummio! Vuol dire... che forse  entrato nel cervello di Dodge?
Come un verme o roba del genere? - Vance serr la mano sul fucile a
pallettoni carico che teneva al fianco. Con Rhodes era passato dall'ufficio a
prendere la torcia elettrica e si era munito anche di una .38 a canna corta
che teneva nella fondina ascellare. Sul cemento, a portata della destra di
Rhodes, c'era una carabina automatica, presa anch'essa dalla dotazione del-
lo sceriffo.
- Pu darsi. Non so quale procedimento abbia seguito, ma forse ha let-
to il centro del linguaggio come un computer legge un programma. -
Spost in un'altra direzione il raggio luminoso e vide ancora terriccio ros-
sastro e scintillante; e pi in l, il buio. - In ogni caso,  una creatura
molto intelligente e lavora in fretta. Di un'altra cosa sono quasi certo: non
appartiene alla razza di Daufin.
- Come fa a dirlo? - Vance sobbalz: la maledetta lucertola si era
messa di nuovo a correre per la cantina.
- Daufin ha dovuto imparare da zero la nostra lingua, cominciando dal-
l'alfabeto. L'altra creatura, quella che Daufin chiama Stinger, ha adoperato
un procedimento pi aggressivo. Secondo me, ha ucciso Dodge Creech, o
l'ha messo da parte chiss dove; e lei ha visto la simulazione di Dodge,
proprio come quel bastardo alato simulava il nostro elicottero.
- Simulazione? Cos', un mutante o roba del genere?
- Un... un simulacro - spieg Rhodes. - Un androide, in mancanza
di una parola pi esatta. Ritengo infatti che una parte di quel bizzarro eli-
cottero fosse vivente. Non so come funzioni, ma ritengo che una cosa sia
particolarmente interessante: se Stinger ha creato un simulacro di Dodge
Creech, ha commesso un errore marchiano nel riprodurre i denti e le un-
ghie.
- Oh. Gi,  vero - convenne Vance, ricordando d'avere parlato a
Rhodes degli aghi metallici al posto dei denti e delle unghie azzurrastre e
seghettate.
- Probabilmente esistono altre differenze, all'interno. Tenga presente
che per lui gli alieni siamo noi. Se qualcuno le mostrasse il disegno di una
creatura che non ha mai visto e le desse i materiali grezzi per costruirla,
non credo che il risultato si avvicinerebbe molto all'originale.
- Pu darsi, ma mi sembra che il figlio di puttana abbia solo trovato un
modo migliore per uccidere.
- Gi, anche questo  vero. - Gir ancora una volta il raggio luminoso
e cap che cosa bisognava fare. - Devo scendere l sotto.
- Cristo santo! Cos'ha nel cervello, bulloni arrugginiti?
- Niente discussioni. - Rhodes illumin la cantina e ferm il raggio
della torcia sopra un rotolo di tubo di gomma da giardinaggio, appeso a un
gancio. - Servir da fune - dichiar. Lungo la parete pi vicina passava
la tubazione dell'acqua. - Mi aiuti a legarlo l.
Legarono saldamente il tubo di gomma e Rhodes gett nel buco l'e-
stremit libera. Diede alcuni strattoni per assicurarsi che avrebbe retto il
peso, poi rimase fermo sull'orlo e aspett che il cuore gli si calmasse. Get-
t a Vance la torcia elettrica. - Quando sar sul fondo, mi tiri gi torcia e
carabina - disse. Sent il coraggio diminuire. Aveva ancora nel naso l'o-
dore del sangue di Taggart ed era tutto sporco di sangue e di piscio di ca-
valletta.
- Al posto suo, non lo farei - l'ammon Vance, in tono giudizioso. -
Non vale la pena farsi ammazzare.
Rhodes ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma di sicuro Vance non sa-
rebbe sceso al suo posto; non c'era nessun altro, quindi toccava a lui. Sent
un formicolio ai testicoli e cap di dover fare in fretta, prima che il corag-
gio svanisse del tutto. - Ecco qua! - disse e si lasci penzolare nel buco.
La tubazione mand uno scricchiolio di malaugurio, ma rimase imbullona-
ta alla parete. Rhodes scese nel buio e un attimo dopo tocc il fondo, con
un rumore di suole su fango. - Tutto bene - annunci. La voce gli torn
in un'eco a volume doppio. - Butti gi la torcia.
Riluttante, Vance ubbid e Rhodes l'afferr al volo, anche se aveva il
palmo della mani gi scivoloso per il sudore. Mosse rapidamente in cer-
chio il raggio luminoso. Una pellicola di limo grigio chiaro, spessa forse
due centimetri, ricopriva il terriccio rossastro; era ancora fresca e colava in
piccoli rivoli dalle pareti. A destra, un tunnel si apriva al di l del tratto il-
luminato. Rhodes si sent la bocca secca, nel rendersi conto delle dimen-
sioni della creatura che aveva scavato il tunnel, alto quasi due metri e largo
circa uno e mezzo.
- Il fucile - disse. Afferr al volo anche quello.
- Vede niente?
- Un tunnel, dritto davanti a me. Ora entro.
- Dio santissimo! - esclam sottovoce Vance. Senza la torcia, si sen-
tiva indifeso come un armadillo privo della corazza, ma certo il colonnello
aveva bisogno di luce pi di lui. - Se qualcosa si muove, gli vuoti addos-
so il caricatore e io la tiro su!
- D'accordo. - Rhodes esit, diede un'occhiata all'orologio. Diciotto
minuti a mezzanotte. L'ora delle streghe, pens. Mosse il primo passo nel
tunnel, chinando appena la testa; il secondo passo non fu pi facile del
primo, ma il colonnello procedette, tenendo nella sinistra la torcia e contro
la spalla destra il calcio del fucile. Tenne il dito accanto al grilletto.
Sparita la luce, Vance ud la lucertola frusciare nell'angolo e fu a un pelo
dal farsela addosso.
Passo dopo passo il colonnello si allontan dalla casa dei Creech. Per-
corse tre metri nel tunnel e si sofferm a esaminare la sostanza che rivesti-
va pareti, pavimento e soffitto. Prov a toccarne una goccia e ritrasse di
scatto la mano: quella robaccia era viscida e tiepida come moccio fresco.
Una sorta di lubrificante naturale, si disse. Forse l'equivalente alieno della
saliva o del muco. Gli sarebbe piaciuto prelevarne un campione, ma gli ri-
pugnava l'idea di portarlo con s. E poi, aveva le scarpe impiastrate di
quella porcheria. Prosegu seguendo l'ampia curva verso destra. Le pareti
sgocciolavano e il terriccio era color sangue. Rhodes ebbe la bizzarra im-
pressione d'avventurarsi dentro una narice: a ogni istante s'aspettava di ve-
dere peli umidicci e vasi sanguigni.
Il tunnel continu in linea retta per circa nove metri, prima di curvare
verso sinistra. Stinger era forse un ibrido, in parte macchina e in parte es-
sere vivente, come la libellula elicottero? O era il termine con cui Daufin
indicava non una singola creatura, ma un gruppo di creature?
Rhodes si ferm. Tese l'orecchio. Un filo di mucillagine col dal soffitto
e gli si appiccic alla spalla.
Ci fu un rombo lontano e una leggera vibrazione del terreno. Il rombo
smise dopo qualche secondo... e poi si rinnov, simile a quello prodotto
dal passaggio di un treno della metropolitana. O di un bulldozer sotterra-
neo, pens sinistramente Rhodes. Brividi di paura gli percorsero il ventre.
Il rombo pareva provenire da sinistra. Forse era il rumore di una creatura
enorme che scavava o che si muoveva in un cunicolo gi scavato. Diretta
dove? E per quale motivo? Se Stinger scavava tunnel come quello sotto
tutta la cittadina, o sprecava un mucchio d'energia o si preparava a un at-
tacco su vasta scala. Non c'era modo di sapere quali fossero le sue inten-
zioni e le sue capacit, se Daufin non spiegava perch la inseguiva. Ma
prima bisognava trovare Daufin... e Rhodes si augur d'essere lui, e non
Stinger, a trovarla.
Il rombo svan di nuovo. Rhodes non aveva modo di stimare la lun-
ghezza del tunnel, che probabilmente passava sotto il fiume e arrivava alla
piramide, ma aveva visto e udito abbastanza. Sentiva sui capelli filamenti
di secrezione limacciosa e uno gli scivolava lungo la nuca. Era tempo di fi-
larsela di gran carriera.
Arretr, puntando davanti a s il raggio luminoso.
E la luce rivel qualcosa: una figura che, in fondo al tunnel, a scatti en-
trava nel raggio luminoso e si ritraeva.
Le gambe di Rhodes si bloccarono. Il respiro gli si gel nei polmoni.
C'era silenzio, a parte un lento sgocciolio.
Laggi c' qualcosa, pens Rhodes; mi tiene d'occhio. Sento la presenza
di quel figlio di puttana. Se ne sta al limitare del buio. E aspetta.
Non poteva muoversi. E aveva paura che, se fosse riuscito a spezzare la
morsa di terrore che gli bloccava le gambe, se si fosse messo a correre, la
creatura l'avrebbe raggiunto prima che lui percorresse i venti metri che lo
separavano dal punto dove Vance aspettava.
Ancora silenzio.
E poi una voce. Una voce di donna anziana, che cantava: - Ges
ama i bambiiiiini, tuuuuutti i bambiiiiini del mooooondo...
- Chi  l? - grid Rhodes. La voce gli trem. Mossa furba, si disse;
figuriamoci se quell'essere gli avrebbe risposto!
Il canto aveva un substrato metallico e aleggiava intorno a lui come un
quasi dimenticato inno di catechismo suonato da un registratore di latta.
Dopo qualche secondo, si ferm a met frase. Scese di nuovo il silenzio. Il
raggio luminoso della torcia tremol. Rhodes punt la carabina.
- Lode al Signore! - cant la voce. - Sia gloria a Lui!
- Vieni avanti - disse Rhodes. - Fatti vedere.
- Ah ah ah! Sei proprio un bambino cattivo e ti prenderai una bella
bacchettata!
Forse si trattava davvero di una vecchia caduta nel tunnel e impazzita
nel buio.
- Sono il colonnello Matt Rhodes, Aviazione degli Stati Uniti! - Chi
sei?
Il silenzio si protrasse. Rhodes percep una figura in piedi al limitare del
buio. - Dio non vuol bene ai bambini cattivi - rispose la voce. - E
neppure ai bugiardi. Chi  il guardiano?
La stessa domanda che la creatura nelle sembianze di Dodge Creech a-
veva rivolto a Vance. Ora il colonnello fu certo che nel buio non c'era una
vecchia pazza.
- Quale guardiano? - domand.
- Dio mastica i bugiardi e li risputa! - grid la voce. - Sai quale
guardiano. Chi ?
- Non lo so - disse Rhodes e cominci di nuovo ad arretrare. Sotto i
suoi piedi il limo faceva rumori appiccicosi.
- Colonnello? - era la voce di Vance, che echeggiava nel tunnel, alle
sue spalle. - Tutto bene?
- Tutto bene? - scimmiott l'orrenda voce davanti a Rhodes. - Dove
vai, colonnello Matt Rhodes Aviazione degli Stati Uniti? Ama il prossimo
tuo come te stesso. Posa quell'ardente verga infernale e prendiamoci un t.
La torcia, cap Rhodes: ha paura della torcia.
- Cattivo, cattivo bambino! Ti dar la buona dose di bacchettate che ti
meriti! - La creatura parlava come una nonna demente su di giri.
Rhodes continu ad arretrare, muovendosi ora pi velocemente. La crea-
tura non disse altro e lui voleva solo uscire dal tunnel, ma non osava girar-
si e mettersi a correre. La luce teneva a bada la creatura: forse era infastidi-
ta da qualcosa nella lunghezza d'onda. Se quegli occhi alieni non erano
mai stati esposti alla luce elettrica, allora...
Si ferm. Perch la creatura aveva smesso di schernirlo? Dove diavolo si
era cacciata? Si lanci un'occhiata alle spalle e per un attimo spost il rag-
gio luminoso. Dietro di lui non c'era niente. Una goccia di sudore gli col
nell'occhio e bruci come fuoco.
L'attimo seguente ci fu lo schianto di terreno che si apriva. Rhodes si gi-
r di scatto; davanti a lui si alzarono schizzi di terriccio e dal pavimento si
protesero due braccia smagrite, con mani dalle unghie metalliche seghetta-
te. La creatura emerse come uno scarafaggio, capelli canuti arrossati dal
terriccio del Texas e brandelli di vestito a fiori stampati, faccia da vecchia
viscida e luccicante. Nella bocca, denti aghiformi mandarono riflessi az-
zurrini, quando Rhodes punt il raggio di luce dritto negli occhi morti e
fissi.
- Cattivo bambino! - strill la creatura, alzando un braccio a coprirsi
il viso e vibrando malignamente l'altro contro Rhodes.
Il colonnello arretr, spar e rischi di finire a gambe levate per il rincu-
lo del fucile contro la spalla; il proiettile apr uno squarcio nella guancia
grigiastra. Rhodes spar di nuovo, manc il bersaglio. La creatura con l'a-
spetto di donna anziana si lanci alla carica: con un braccio si copriva gli
occhi e scuoteva la testa, forse per la rabbia, forse per il dolore.
L'altra mano si chiuse sul polso sinistro di Rhodes. Due chiodi metallici
si conficcarono nella carne. Il colonnello cap che, se lasciava la torcia, era
morto. Mand un grido: la mano aveva una forza tremenda e il polso pare-
va sul punto si spezzarsi.
Spinse la canna del fucile contro l'incavo del gomito della creatura e tir
il grilletto. Lo tir ancora. E ancora. Stavolta riusc a liberarsi il braccio.
Dalla bocca della creatura provenne un ruggito, come d'aria attraverso una
ciminiera rotta.
All'improvviso la creatura si gir. Schermandosi gli occhi, con la schie-
na ingobbita, sgattaiol nel tunnel, lontano da Rhodes. Si gett a terra e
cominci a scavare freneticamente, con piedi e dita, scagliando verso Rho-
des terriccio umido. In cinque secondi era sprofondata per met.
Rhodes aveva sopportato abbastanza. Gli cedettero i nervi e si mise a
correre.
Vance aveva udito un grido di vecchia, il rumore degli spari e un urlo
che gli aveva fatto rizzare i capelli. Ora ud qualcuno arrivare di corsa, con
i piedi che sciaguattavano nella fanghiglia del tunnel, e poi il rombo stroz-
zato della voce di Rhodes: - Mi tiri fuori! - Il colonnello lanci di sopra
il fucile, ma tenne stretta la torcia.
Vance inizi a tirare il tubo di gomma e Rhodes si arrampic come se
tutti i diavoli dell'inferno gli mordessero il sedere. Super di slancio l'ulti-
mo metro, si afferr al bordo di cemento, si tir fuori e strisci lontano a
quattro zampe. Perdette la torcia, che teneva sottobraccio, e la sent rotola-
re per terra.
- Cos' accaduto? Dio onnipotente, cos' successo? - Vance raccolse
la torcia e la punt in viso al colonnello: era una maschera color gesso, con
due bruciature di sigaretta, orlate di grigio, al posto degli occhi.
- Sto bene. Tutto bene. Sto bene - disse Rhodes, ma si sentiva gelato
e appiccicoso, inondato di sudore, a un pelo dall'impazzire. - La luce.
Non gli piace. Per niente! Gli ho sparato. Certo che gli ho sparato!
- Ho udito i colpi. A che cosa spa... - Gli manc la voce. Nel cerchio
luminoso aveva visto una cosa e si sent rivoltare lo stomaco.
Rhodes alz il braccio sinistro. Una mano grigia e un avambraccio gli
erano rimasti attaccati al polso; due unghie di metallo erano conficcate nel-
la carne e le altre dita erano serrate. All'estremit dell'avambraccio, al po-
sto del gomito, una massa di tessuti lacerati lasciava colare un liquido gri-
gio chiaro.
- Gli ho sparato! - disse Rhodes. Un sorriso orribile gli balen sulle
labbra. - Certo che gli ho sparato!
32
Scena di distruzione
Nel soggiorno di casa, Rick Jurado guardava dalla finestra il deposito
d'autoveicoli ancora fumante. La stanza era illuminata da candele sistemate
qua e l. Paloma piangeva piano.
Anche la signora Garracone, una vicina che abitava qualche porta pi in
l, piangeva e suo figlio Joey le circondava le spalle per calmarla. C'era
anche Zorro, con la frusta arrotolata sul braccio. Miranda sedeva sul diva-
no, accanto alla nonna, e le stringeva le mani.
Padre Ortega aspettava una risposta alla domanda appena fatta. Circa
venti minuti prima, la signora Garracone si era rivolta a lui per aiuto: era
stata all'ospedale e l aveva atteso con ansia notizie di suo marito. Ma Leon
Garracone, che lavorava in un'officina del deposito di Cade, non era stato
trovato.
- So che  vivo - ripet la signora Garracone, parlando a Rick. - Lo
so. John Gomez lavorava a fianco del mio Leon e ne  uscito vivo. Mentre
strisciava fuori, dice, ha udito altri che l dentro chiedevano aiuto. So che
il mio Leon  ancora l. Forse  intrappolato sotto le macerie. Forse ha le
gambe rotte. Ma  vivo. Lo so!
Rick lanci un'occhiata a padre Ortega: come lui, anche il prete riteneva
che le probabilit di trovare Leon Garracone ancora vivo fra le macerie
fossero molto, molto scarse.
Ma Domingo Ortega abitava in Fourth Street, a due porte dai Garracone
e da sempre considerava Leon un buon amico. Quando la signora Garraco-
ne e Joey erano venuti a supplicare aiuto, si era dato da fare; aveva cercato
altri volontari, ma nessuno voleva andare nel deposito, con quella macchi-
na venuta dallo spazio proprio l in mezzo, e lui non poteva biasimarli. -
Non sei obbligato ad andare - disse a Rick. - Ma Leon era... Leon  mio
amico. Lo cercheremo.
- Non farlo, Rick - supplic Paloma. - Ti prego, non andare.
- Aiutaci, amico - disse Joey Garracone. - Siamo fratelli, giusto?
- La morte ha gi colpito fin troppo! - protest Paloma. Cerc di al-
zarsi sulle gambe malferme, ma Miranda la trattenne. -  un miracolo
che qualcuno sia uscito vivo da l! Per favore, non chiedete a mio nipote di
andare l dentro!
Rick guard Miranda. Lei scosse la testa, confermando il parere di Pa-
loma. Rick era preso in trappola fra il buonsenso e il proprio dovere come
capo dei Rattlers. Secondo la legge della banda, se un fratello aveva biso-
gno d'aiuto, bisognava darglielo senza storie. Rick inspir a fondo una
boccata d'aria che sapeva di fumo: l'intera cittadina puzzava di metallo
bruciato e di gomma liquefatta. - Signora Garracone - disse - ha vo-
glia d'accompagnare in chiesa mia nonna e mia sorella? Non mi va che re-
stino da sole.
- No! - Questa volta Paloma si alz. - No, per l'amor di Dio, no!
- Voglio che tu vada con la signora Garracone - disse Rick, calmo.
- Io me la caver.
- No! Ti supplico! - Non riusc a continuare. Nuove lacrime le ri-
garono le guance rugose.
Rick si accost alla nonna e le circond le spalle. - Stammi a sentire.
Se tu credessi che io fossi ancora l, e vivo, vorresti che qualcuno venisse
a cercarmi, no?
- Possono andarci altri!
- Devo andare io. Proprio tu mi hai insegnato a non girare le spalle agli
amici.
- Ti ho anche insegnato a non essere stupido! - rispose la donna. Ma
dal tono di voce Rick cap che Paloma, a malincuore, aveva accettato la
decisione.
La tenne stretta ancora per un momento, poi si rivolse a Miranda.
- Prenditi cura di lei - disse e si stacc dalla nonna. Paloma gli prese
la mano, la strinse con forza; gli occhi velati di cataratta trovarono il viso
di Rick. - Fai attenzione. Promettilo.
- Te lo prometto. - Paloma lo lasci. Rick si rivolse a padre Ortega.
- D'accordo. Andiamo.
La signora Garracone, con Paloma e Miranda, usc di casa e si avvi alla
chiesa cattolica in First Street. Armato di torcia elettrica, padre Ortega pre-
cedette Rick, Zorro e Joey Garracone; andarono nella direzione opposta,
lungo Second Street piena di fumo, verso il deposito d'autoveicoli con la
recinzione divelta e i focolai d'incendio.
Al limitare del deposito si fermarono a osservare quella scena di di-
struzione: ricambi d'auto, scagliati lontano, formavano mucchi di metallo
contorto; cataste di pneumatici mandavano fumo nero e denso; edifici di
legno o di mattoni erano appiattiti o ridotti a cumuli di macerie.
Sopra ogni cosa incombeva la piramide infossata nel terreno.
- Non farei quel che avete in mente - ammon una voce. Mack Cade,
seduto sul cofano della Mercedes, fumava un sigaro sottile e guardava le
rovine, come un imperatore caduto. Typhoid era accucciato ai suoi piedi e
Lockjaw se ne stava sul sedile posteriore. Cade portava ancora il panama;
il viso abbronzato, la maglietta color vinaccia e i calzoni beige erano spor-
chi di fuliggine. - L non c' niente che valga la pena cercare.
- C' mio padre! - replic Joey, duro. - Lo tireremo fuori.
- Come no! - Cade sput un filo di fumo. - Ragazzo, laggi restano
solo ossa e ceneri.
- Chiudi quella lurida bocca!
Typhoid si alz e ringhi minacciosamente, ma Cade pos il piede sulla
schiena del cane. - Dico solo come stanno le cose, ragazzo. Ci sono alcu-
ni fusti di vernice e d'olio lubrificante ancora intatti. Aspetto solo che e-
splodano. Se volete lasciarci la pelle, andate pure.
- Lei sa dove lavorava Leon Garracone - disse Ortega. - Perch non
fa un'opera meritoria, una volta in tutta la sua vita, e ci aiuta a cercarlo?
- Garracone, Garracone... - Mack Cade riflett un momento, cercando
di dare un volto al nome. A lui i suoi operai parevano tutti uguali. - Ah,
s, Garracone! Brontolava sempre per avere un aumento. Lavorava nell'of-
ficina motori. Ecco cosa rimane. - Tese la mano; nella foschia, cinquanta
metri pi avanti, si vedeva un cumulo di macerie e di mattoni rotti.
- John Gomez ne  uscito - disse Ortega, imperterrito. - Pieno di ta-
gli e di ustioni, ma vivo. Leon potrebbe ancora...
- Certo. Continui a sognare, padre. E poi, cosa diavolo rappresenta per
lei Garracone? - Si tolse di bocca il sigaro e lo gett lontano. Le catenine
d'oro che portava al collo tintinnarono.
- Leon  mio amico. Ma non credo che lei possa capire.
- Ho tutti gli amici che mi servono, grazie. - In casa sua, Cade aveva
una squadra di cinque domestici messicani, una convivente sulla ventina -
una ballerinetta da discoteca, drogata, originaria di San Antonio - e una
grassa cuoca di nome Lucinda; ma i suoi veri amici erano sempre con lui: i
due cani non lo criticavano mai, non lo forzavano, non gli provocavano vi-
brazioni malefiche. Erano sempre pronti a squarciare la gola ai suoi nemici
e ubbidivano senza fare domande: questa era vera amicizia. - Jurado, tu
hai pi buonsenso. Digli che sono pazzi da legare!
- Dobbiamo vedere con i nostri occhi.
- Ah, vedrai, certo! Amico, non hai dato un'occhiata a quel bastardo
volante? C' un essere vivente, dentro quella merda! - Indic la piramide.
- Andate laggi e romper il culo anche a voi!
- Muoviamoci - disse Ortega. - Con questa sanguisuga perdiamo
tempo.
- Mia madre non ha tirato su figli scemi! - gli ritorse Cade, mentre gli
altri entravano nel deposito, scavalcando con cautela la recinzione divelta e
il filo spinato. - Dir a Noah Twilley dove cercare i vostri cadaveri! -
grid Cade. Ma loro non gli badarono e proseguirono fra mucchi di metal-
lo tagliente e di detriti fumanti. Poco dopo udirono il frastuono del man-
gianastri di Cade, a volume talmente alto da rompere i timpani anche a Dio
padre: Alice Cooper piangeva bambini morti in un armadio a muro.
Il terreno sabbioso era cosparso di pezzi di ricambio, di assi car-
bonizzate, di mattoni e di altra robaccia. Zorro rest indietro per girare in-
torno allo chassis svergolato di una Porsche capovolta dalla scossa violen-
ta. Padre Ortega vide nelle vicinanze una maglietta da uomo insanguinata,
ma non richiam l'attenzione degli altri. Il fumo scuro delle gomme ancora
in fiamme si accumulava sul terreno, senza una brezza a disperderlo, e
mucchi di detriti mandavano bagliori rossastri per il fuoco che covava al-
l'interno. Rick esit e alz gli occhi verso la colonna di luce che roteava
con effetto ipnotico all'apice della piramide, poi torn a muovere le gambe.
Ma non riusc a togliersi di dosso l'impressione d'essere osservato. Era
come un sesto senso. Sentiva un pizzicore alla nuca e continu a guardarsi
intorno, ma niente si muoveva nel fumo. Gli pareva non solo d'essere os-
servato, ma smontato, misurato, sezionato come una rana durante le lezioni
di biologia. - Mette i brividi - borbott Zorro, al suo fianco; e Rick cap
che anche lui provava la stessa impressione.
Arrivarono al mucchio di mattoni e di travi metalliche indicato da Cade.
Poco lontano c'era un cumulo di auto e di camioncini schiacciati insieme
come una bizzarra scultura. Joey Garracone s'inginocchi sul terreno sab-
bioso e si mise a spostare pezzi di mattone, chiamando suo padre.
- Tu e Zorro cominciate dall'altro lato - sugger Ortega. Rick e Zorro
girarono intorno alle macerie dell'officina... e si trovarono faccia a faccia
con un cadavere carbonizzato, disteso accanto a una Corvette azzurro cie-
lo, tutta accartocciata. La testa del cadavere era fracassata e nella bocca
spalancata luccicavano denti spezzati. Lo sconosciuto aveva capelli rossic-
ci; un bianco, non il padre di Joey. I due furono colpiti dal lezzo greve e
dolciastro di carne bruciata. Zorro ansim: - Mi viene da vomitare! - Si
gir e si scost in fretta di qualche metro, piegandosi in due. Rick serr i
denti, oltrepass il cadavere e si ferm ad aspettare che gli passasse la nau-
sea. Per fortuna si riprese e si mise al lavoro. Zorro, giallo in viso, torn
accanto a lui.
Si misero a cercare fra le macerie dell'officina motori, spostando una
parte della montagnola di mattoni. Dopo una decina di minuti, Ortega sco-
pr un altro cadavere, quello di Carlos Hermosa, il padre di Ruben; dalla
posizione cap che si era rotto la spina dorsale e l'osso del collo. Joey, col
viso sporco di polvere e di sudore, fiss per un istante il cadavere e conti-
nu in silenzio a scavare. Ortega tracci il segno di croce e riprese a spo-
stare mattoni.
Era un lavoro duro. Pareva che l'intero edificio - un capannone a tetto
piatto, lungo dodici metri - fosse crollato su se stesso. Rick spost un pez-
zo di tubatura e fece ruzzolare mattoni rotti insieme con una scarpa da ten-
nis bruciacchiata; pens che contenesse ancora il piede, invece era vuota; il
suo proprietario era rimasto sepolto sotto le macerie oppure era stato sca-
gliato lontano.
Con l'aiuto di Zorro spost una trave metallica, pesante da spezzare la
schiena; fatto il lavoro, Zorro guard Rick e disse piano: - Senti anche
tu?
- Sento cosa?
- Ascolta!
Rick tese l'orecchio, ma ud solo la musica del mangianastri di Cade.
- Fermo. Ora non lo sento pi. - Zorro avanz tra le macerie, alla ri-
cerca del rumore. Si chin, spost altri mattoni e pezzi di muratura.
- Ecco! Lo senti? Da questa parte!
- Non sento niente. - Rick si avvicin a Zorro e attese. Trascorsero
alcuni secondi... e poi, debole e soffocato, gli giunse un tintinnio di metal-
lo contro metallo. Era un rumore ritmato che proveniva da sotto le mace-
rie. Rick cap che qualcuno mandava un segnale. - Ehi, padre! - grid.
- Venga qui!
Ortega e Joey, gi tutti impolverati, giunsero di corsa. Zorro prese un
pezzo di tubo e lo batt varie volte contro un mattone; tutti udirono i colpi
di risposta provenire da sotto le macerie. Ortega si mise in ginocchio per
illuminare meglio con la torcia il mucchio di mattoni, in cerca di un con-
dotto. Zorro continu a fare segnali e la risposta si ripet.
- Sono Domingo Ortega! - grid il prete. - Mi senti? Aspettarono,
ma non udirono risposta.
- Aiutatemi - disse Ortega agli altri tre. Si misero a lavorare a ritmo
frenetico, aprendo un varco in pi d'un metro di macerie. Nel giro di qual-
che minuto avevano le mani scorticate e sanguinanti. Ortega disse: -
Fermi un momento. - Si sporse a tendere l'orecchio. Si ripet il rumore di
metallo contro metallo: qualcuno martellava una tubatura.
- Ehi, laggi, mi senti? - grid Ortega.
Una voce rauca e debole giunse fino a loro. - S! Cristo, s! Tirateci
fuori di qui!
- Chi siete? In quanti?
- Tre. Io sono Greg Frackner! E con me ci sono Will Barnett e Leon
Garracone.
- Pap! - grid Joey, con le lacrime che gli rigavano le guance. -
Pap, sono Joey!
- Siamo bloccati nella fossa di lavoro - continu Frackner. - Per
vedo la vostra luce!
- Siete feriti?
- Ho un braccio rotto, mi pare. E anche qualche costola. Will sputa
sangue, Leon  svenuto di nuovo. Credo che abbia le gambe fratturate. Co-
sa ci ha colpito? Una bomba?
Ortega evit di rispondere. - Non potete muovervi per niente?
- Un pochino, ma siamo davvero allo stretto. Per l'aria circola.
- Bene. - Ortega cap che servivano altre braccia, per liberare i tre
uomini. - Ora state calmi. Dobbiamo andare a prendere pale e picconi.
- Tutto quello che occorre, amico! Senti... lascia la torcia dove posso
vedere la luce. Continuo a pensare che ci sia qualcosa che scavi, quaggi.
Sotto di noi. Ho paura dei ratti. D'accordo?
- D'accordo - disse Ortega. Incastr fra due mattoni la torcia, in modo
che il raggio luminoso penetrasse nel condotto. - Torniamo subito! -
promise. Afferr per la spalla Joey e lo tir in piedi.
Attraversarono di nuovo il deposito, sotto il bagliore violaceo e le im-
mobili nuvole nere; Rick prov ancora la sconcertante impressione d'esse-
re osservato. Si gir verso la piramide.
A una ventina di metri c'era un uomo. Magro, alto, largo di spalle, si te-
neva leggermente ingobbito, a braccia penzoloni. Rick non distinse bene il
viso, ma gli parve bagnato. L'uomo portava calzoni scuri, una camiciola a
righe, con le maniche corte, ed era tutto impolverato. Se ne stava l fermo,
con la testa piegata leggermente di lato, e li teneva d'occhio. - Padre? -
chiam Rick. Ortega not il nervosismo nel tono di voce, si ferm e si gir
a guardare. Allora tutti videro l'uomo ingobbito e immobile come statua.
Sulle prime Ortega pens che fosse un operaio di Cade appena uscito da
sotto le macerie. Avanz verso di lui. - Sta bene?
- Chi  il guardiano? - domand l'uomo, con voce profonda e strasci-
cata che in sottofondo ricordava il sibilo di vapore d'una teiera.
Il prete si sent mancare le gambe. Non vedeva bene il viso dell'uomo -
solo capelli brizzolati e incollati al cranio, la fronte umida e luccicante -
ma credette di riconoscere la voce. Solo che di solito quella voce diceva:
"Cosa le faccio misurare, padre?" Era Gil Lockridge, cap Ortega. Da pi
di dieci anni Gil e sua moglie Mavis avevano il negozio di calzature Boots
'n Plenty. Ma Gil non era cos alto, pens Ortega. N cos largo di spalle e
cos ingobbito. Per... la voce era quella di Gil. O no?
- Ti ho fatto una domanda - disse l'uomo. - Chi  il guardiano?
- Guardiano? - Ortega scosse la testa. - Guardiano di che cosa?
L'uomo inspir una lunga boccata d'aria ed espir - espir a lungo - con
un rumore che ricord a Rick l'acciottolio del crotalo contenuto nella cas-
setta in cui aveva infilato la mano per prendere la Zanna di Ges. - Non
mi piace che... - L'uomo esit, come se cercasse la giusta frase. - Che
mi si prenda sotto gamba - concluse. Mosse due passi e Ortega arretr.
L'uomo si ferm. Ortega vide ora che una sorta di muco gli colava sul viso
allungato. Gli occhi di Gil erano neri, infossati, orridi. - Chi cerco  qui,
lo so. C' un guardiano. Forse sei tu. - Per un attimo punt lo sguardo su
Zorro. - O forse tu. - Diede un'occhiata a Rick. - O sei tu, invece? -
Torn a fissare padre Ortega.
- Ascolti... Gil... come mai  qui? Voglio dire... non capisco cosa fac-
cia in...
- Colui che cerco  un criminale sovversivo - prosegu l'uomo. - Un
nemico della mente collettiva. Non so come trattate i criminali su questo...
- Si guard intorno, con un movimento sinuoso del collo. - Su questo...
mondo - prosegu, in tono sprezzante. - Ma di sicuro capite i concetti di
legge e di ordine. Voglio consegnare alla giustizia quella creatura.
- Quale creatura? - All'improvviso Ortega ricord le parole del co-
lonnello Rhodes a proposito di Stevie Hammond. - La bambina? - pro-
segu, senza riflettere.
- La bambina - ripet l'uomo. Gli occhi mostrarono un lampo acuto.
- Spiega.
Ortega si sent annodare le viscere. Maledisse la propria lingua; c'era u-
n'orribile fame, nella faccia umida e cerea dell'uomo fermo davanti a lui.
Quel mostro non era Gil Lockridge: era una beffarda imitazione d'un esse-
re umano.
- Spiega! - ordin la creatura. Scivol avanti d'un passo.
- Scappate! - grid Ortega; ma i ragazzi, impietriti d'orrore, non riu-
scivano a muoversi. - Andate via! - grid ancora Ortega, arretrando.
Vide un pezzo di tubo, per terra, accanto al suo piede sinistro. Lo raccolse
e lo tenne minacciosamente alto sopra la testa. La creatura gli era quasi
addosso e lui non aveva scelta: scagli il tubo in faccia a Gil Lockridge,
con tutta la forza che gli veniva dal panico.
Il tubo colp la faccia della creatura e produsse un rumore simile a quello
d'un martello che schiacci un melone. La guancia destra si apr dall'occhio
all'angolo della bocca e ne fuorusc un liquido grigio. La faccia non mostr
reazione, n dolore. Ma ora sulle labbra contratte aleggiava un lieve sorriso
e nella bocca scintillavano denti simili ad aghi. La voce rauca disse, con
una sfumatura di compiacimento: - Vedo che parli la mia lingua.
Ci fu un rumore: uno strappo di tela poco resistente. E piccoli schiocchi,
come di centinaia d'ossa che si spezzassero e si saldassero nel giro di se-
condi. Joey Garracone url e scapp, ma Rick e Zorro rimasero al loro po-
sto, impietriti di terrore. La gobba dell'uomo si gonfiava, inarcava verso il
basso la spina dorsale. Gli occhi erano fissi su Ortega, che gemette e arre-
tr a passo malfermo.
La camicia della mostruosit si strapp. Un bitorzolo bulboso crebbe al-
l'estremit della colonna vertebrale, lacer la pallida imitazione di pelle e
rivel scaglie nere sovrapposte, simili a quelle della piramide. Dal bitorzo-
lo si snod una coda segmentata e sgocciolante, lunga circa un metro e
mezzo, tre volte pi spessa della frusta di Zorro; si alz nell'aria, con uno
scoppiettio. Terminava in un nodulo grande quanto un pallone da football
e irto di punte metalliche.
- No - gracchi Rick... e il viso ghignante, squarciato, si volt dalla
sua parte.
Padre Ortega si gir per fuggire e percorse due passi, prima che il mo-
stro balzasse all'inseguimento. La coda irta di punte sibil in un arco mici-
diale e velocissimo, colp la testa del prete e la distrusse in un'esplosione di
ossa e di cervello. Ortega cadde sulle ginocchia, col viso ridotto a cavit
scarlatta, e lentamente, con grazia penosa, cadde sulla sabbia.
Il mostro si rigir, acquattato e pronto a colpire, con la coda che saettava
avanti e indietro; frammenti della testa di Ortega erano appiccicati alle
punte.
Zorro mand un grido soffocato, arretr, inciamp in un mucchio di de-
triti. Cadde a terra, battendo dolorosamente l'osso sacro; rimase l senza
fiato, mentre il mostro muoveva un passo verso di lui.
Rick vide intorno a s pezzi d'automobile; non aveva tempo di giudicare
se scappare o no, perch nel giro d'un secondo la coda sarebbe stata a por-
tata di Zorro. Raccolse un coprimozzo ammaccato e lo lanci contro la te-
sta del mostro; la coda sferz l'aria, quasi pigramente, e scagli lontano il
pezzo di metallo.
Ma ora il mostro spost su Rick l'attenzione e si diresse verso di lui.
Rick raccolse una portiera d'auto e la tenne davanti a s come scudo. -
Corri! - grid a Zorro, che inizi a strisciare freneticamente a quattro
zampe. - Scappa!
La coda saett contro Rick, che cerc di scansarla, e colp lo scudo di
fortuna provocando una pioggia di scintille. L'urto sbilanci Rick e lo
mand lungo e disteso. Il ragazzo non moll la portiera ammaccata, che gli
era caduta addosso, e cerc di rialzarsi, con la testa che gli ronzava. Il mo-
stro avanz, acquattato, e vibr di nuovo un colpo di coda.
Questa volta la portiera, strappata dalle mani di Rick, vol per aria. Rick
gir su se stesso e si lanci verso la scocca di una Jaguar berlina, accanto a
un mucchio di rottami arrugginiti, a meno di due metri. Si rifugi nell'auto
priva di portiere e di finestrini e ud dietro di s il rumore della coda del
mostro; ritrasse le gambe proprio mentre la palla irta di punte colpiva la
fiancata della Jaguar facendola rintoccare come campana a morto. Rick u-
sc dallo spazio vuoto della portiera opposta, scatt in piedi e si mise a cor-
rere.
Non sapeva dove fosse Zorro; non sapeva se s'addentrava nel deposito o
ne usciva. Gli strati di fumo scuro lo accolsero e nel buio fuochi capriccio-
si mandarono bagliori rossastri. Da tutte le parti c'erano mucchi di ricambi
d'auto, chassis, file di BMW, di Mercedes, di Corvette e di altre macchine
di lusso in attesa di trasformazione. Quel luogo era un labirinto di pareti
metalliche e Rick non sapeva da quale parte scappare: si guardo indietro e
non vide il mostro, ma questo non significava che non ci fosse. Continu a
correre, con i polmoni che faticavano a cavare aria respirabile dal fumo, e
quasi subito si trov bloccato da una muraglia di rottami. Torn indietro e
oltrepass di corsa le macerie di un'officina e un cadavere in maglietta az-
zurra, disteso fra i mattoni.
Con i polmoni che gli dolevano, si ferm sotto una catasta di carrozzerie
appiattite per orientarsi. Non era mai stato nel deposito, era quasi accecato
dal fumo, non riusciva nemmeno a pensare lucidamente. La fine di padre
Ortega gli sembrava irreale, l'effetto di una brutta dose d'erba. Ora tremava
tutto, non riusciva a dominare il proprio corpo. Doveva rimettersi a corre-
re, ma aveva paura di quello che forse l'aspettava nascosto dal fumo. Infil
in tasca la mano, per afferrare la Zanna di Ges.
Ma non riusc a stringere le dita sul coltello a scatto. Una cosa scura
cadde su di lui come un cappio e gli serr la gola.
Rick cap che cos'era, perch ud l'acciottolio osseo delle articolazioni
segmentate della coda. Il mostro era acquattato pi in alto, in cima a una
delle auto schiacciate. Rick si sent sollevare di peso e rischi di finire
strangolato; si dibatt, finch una mano non l'afferr per i capelli.
- La bambina - disse l'orrida voce sibilante. La bocca della creatura
era proprio accanto all'orecchio di Rick. - Spiega.
- Non... non... non so niente. Giuro... - Aveva i piedi a quindici cen-
timetri da terra. Non sapeva niente di guardiani e di bambine, e si sentiva
grippare il cervello.
La coda si strinse. Rick chiuse gli occhi.
Trascorsero forse cinque secondi. Per Rick furono un'eternit che non
avrebbe mai dimenticato. E poi la voce disse: - Ho un messaggio per una
creatura di nome Ed Vance. Voglio incontrarlo. Lui sa dove. Diglielo.
La coda si afflosci - click click click - e Rick, libero, cadde sulle ginoc-
chia.
Sulle prime pot solo giacere rannicchiato, in attesa che le punte gli fra-
cassassero la testa, incapace di muoversi, di pensare, di gridare aiuto. Ma a
poco a poco cap che il mostro l'avrebbe lasciato in vita. Strisci lontano
dalla creatura, aspettandosi ancora un colpo da un momento all'altro; alla
fine si costrinse ad alzarsi. Intu che la mostruosa creatura lo osservava
dall'alto e non ebbe il coraggio di girarsi a guardare: sentiva ancora nella
carne del collo la sensazione viscida di quella coda e avrebbe voluto sfre-
garsi la pelle fino a farla sanguinare.
Si sarebbe messo a correre, ma temeva di non avere forza nelle gambe e
di cadere faccia a terra. Inizi a camminare, ritornando sui suoi passi; il
fumo si apr davanti a lui e si richiuse alle sue spalle. Rick si rendeva va-
gamente conto di muovere le gambe per istinto e nella mente gli passava-
no, come ombre in gabbia, le immagini del mostro che uccideva padre Or-
tega e poi inseguiva lui.
Usc dal deposito una quarantina di metri pi a nord del punto dove era-
no entrati. Non aveva idea di quanto tempo fosse trascorso. Continu a
camminare verso sud, lungo la recinzione abbattuta, e finalmente vide da-
vanti a s la Mercedes di Cade.
Sul sedile posteriore Lockjaw si rizz sulle zampe e si mise subito ad
abbaiare furiosamente. Zorro, seduto per terra, scosso da tremiti, teneva le
ginocchia sotto il mento e stringeva al petto la frusta. Alz lo sguardo, vide
Rick e subito si alz con un borbottio di sorpresa.
Mack Cade era fermo al limitare del deposito. Nella destra stringeva il
calcio della .38. Si gir di scatto e punt la rivoltella contro la figura appe-
na emersa dal fumo. Quindici minuti prima, Joey Garracone gli era passato
davanti di corsa, gridando al punto da superare perfino il mangianastri a
tutto volume. Poco dopo era spuntato anche Zorro, balbettando che un mo-
stro con la coda aveva ucciso Domingo Ortega.
- Fermo! - grid Cade, a occhi sbarrati. - Fermo dove sei! Rick si
blocc, vacill, quasi cadde. - Sono io - disse.
- Dov' Ortega? - La falsa freddezza di Cade si era crepata come pla-
stica da quattro soldi e lasciava trasparire un terrore da bambino. - Cos'
accaduto al prete? - Tenne il dito sul grilletto.
- Morto. L dentro. - Rick indic il deposito, con un braccio che gli
parve di piombo.
- Vi avevo detto di non andarci! - grid Cade. - Non  vero? Ve l'a-
vevo detto, stronzi idioti! - Scrut nel fumo, cercando Typhoid: qualche
minuto prima, il cane si era lanciato nel deposito, abbaiando e latrando
contro chiss cosa, e non era tornato. - Typhoid! - grid Cade. - Torna
qui, cagnaccio!
- Dobbiamo dirlo a Vance - disse Rick. - Quel mostro vuole ve-
derlo.
- Typhoid! - Cade mosse tre passi nel deposito, ma non trov il co-
raggio di proseguire. Il filo spinato gli si impigli nei calzoni e gocce di
sudore untuoso gli rotolarono sul viso. - Typhoid, torna qui!
Lockjaw continu ad abbaiare. Cade vag lungo il filo spinato, chia-
mando Typhoid, con una voce che cominciava a tremare e a dare segno di
tensione.
- Dobbiamo dirlo a Vance! - ripet Rick. - Subito!
- Devo trovare il mio cane! - grid Cade, sconvolto. - Gli  acca-
duto qualcosa!
- Lascia perdere il cane! Padre Ortega  morto! Dobbiamo dirlo allo
sceriffo!
- Vi avevo detto di non andarci! Vi avevo detto che eravate pazzi! -
Cade si sent sopraffare dalla debolezza. Il suo deposito e la sua fortuna in
autoveicoli erano ridotti davvero a ferrovecchio e in quel fumo sentiva
bruciare il denaro del sindacato e la propria pelle. - Typhoid! - url, con
voce rauca. - Torna qui! - La voce echeggi tra le macerie. Del dober-
mann non c'era segno.
- Ci porti da Vance o no? - disse Rick.
- Non posso... abbandonare il mio amico - rispose Cade, mentre
qualcosa dentro di lui si spezzava. - Typhoid  l dentro. Non posso ab-
bandonarlo. - Per qualche secondo fiss il ragazzo, per vedere se capiva;
poi, con voce rauca, disse: - Prendi l'auto. Non me ne frega un cazzo. -
Si inoltr nel deposito; Lockjaw vide il padrone allontanarsi e salt gi
dalla Mercedes per seguirlo.
- No! - grid Rick. - Non andarci!
Ma Cade tir dritto. Si gir, con un sorriso orribile sul viso sudato.
- Devi sapere chi sono i tuoi amici, ragazzo. E devi difenderli. Riflet-
tici. - Lanci a Lockjaw un fischio breve e acuto: il dobermann gli cam-
min al fianco. Cade cominci a chiamare Typhoid, con voce via via pi
debole. Le due sagome svanirono nella foschia.
- Sali in macchina - disse Rick a Zorro; l'altro, intontito, and alla
Mercedes. Rick si mise al volante, gir la chiavetta d'avviamento e con una
sgommata part in retromarcia.
33
La carne
- Salve, Noah - disse Early McNeil, quando Tom scort nel labora-
torio della clinica Noah Twilley. - Chiudi la porta, per favore.
Twilley batt le palpebre nel bagliore delle lampade d'emergenza e si
guard intorno. Era abituato alla luce di candela della cappella mortuaria.
Nel laboratorio c'erano lo sceriffo Vance, Jessie Hammond e un uomo dai
capelli scuri tagliati a spazzola, con la camicia tutta sporca di sangue. Que-
st'ultimo, seduto su di un tavolino d'acciaio inossidabile, si reggeva il polso
sinistro. Anzi, no, si rese conto Twilley: quella intorno al polso non era la
mano dell'uomo. Era una mano col braccio mozzato al gomito.
- Signoriddio - mormor Twilley.
- Me l'aspettavo - comment Early, con un sorriso sinistro. - Ho
chiesto a Tom di condurti qui perch immaginavo che avresti voluto ve-
dere una cosa del genere, dal momento che sei in buoni rapporti con cada-
veri e tutto il resto. Dai pure un'occhiata pi da vicino.
Twilley si accost al tavolo. L'uomo dai capelli scuri rimase a testa chi-
na. Twilley vide accanto a lui una siringa e cap che l'uomo era sotto seda-
tivi. Sul tavolo, in un piccolo vassoio di plastica, c'erano bisturi, specilli e
una sega per ossa. Twilley diede un'occhiata al gomito e disse:
- Questo non  osso.
- Ah, no, non  certo osso. - Con uno specillo Early batt qualche
colpo su quella che sembrava una fitta bobina di filo metallico azzurrastro
sporgente dalla ferita. - Anche questo non  muscolo. - Indic il tessuto
lacerato, rossastro, dal quale era colato un liquido grigio che aveva formato
una chiazza sul pavimento. - Ma ci va molto vicino.  materia organica,
ma di un tipo che non ho mai visto. - Con un cenno indic sul banco un
microscopio e il vetrino che conteneva un frammento di tessuto. - Dai
pure un'occhiata, se vuoi.
Twilley diede un'occhiata, mettendo a fuoco con dita pallide e sottili il
microscopio. - Dio onnipotente! - esclam, usando quella che per lui
era l'imprecazione pi forte. Aveva visto quello di cui tutti gli altri erano
gi a conoscenza: il tessuto muscolare era in parte materia organica e in
parte minuscole fibre me tattiche.
- Peccato, colonnello, che non gli abbia staccato la testa - disse Early.
- Mi sarebbe piaciuto dare un'occhiata al cervello.
- Scenda lei in quel buco! - ribatt Rhodes, con voce rauca. - Forse
avr pi fortuna di me.
- No, grazie. - Early prese un paio di forcipi. - Doc Jessie, le di-
spiace spostare un poco la luce da questa parte?
Jessie accese una piccola torcia a stilo e la punt sulle unghie metalliche
conficcate nel polso del colonnello. Un dito aveva schiacciato il quadrante
dell'orologio e l'aveva fermato sulle dodici e quattro minuti, cio circa
mezz'ora prima. Per la stretta, la mano del colonnello aveva assunto un co-
lorito livido.
- Bene, cominciamo da questo - decise Early; si apprest a estrarre la
piccola lama seghettata.
Alla luce della torcia a stilo, Jessie scorse macchioline senili disseminate
sul dorso della falsa mano. Una nocca aveva una piccola cicatrice bianca-
stra, forse di bruciatura. Un contatto con una padella bollente. Chiunque
avesse creato quel meccanismo, aveva riprodotto alla perfezione la consi-
stenza e il colore della carne di una donna anziana. All'anulare c'era una
sottile banda d'oro, ma filamenti di pseudopelle vi erano cresciuti sopra e
l'imprigionavano, come se l'autore di quel duplicato avesse ritenuto anche
l'anello una parte organica della mano.
- Quest'affare non viene fuori - disse McNeil. Il dito resisteva al for-
cipe. - Le porter via un po' di pelle, colonnello. Mi auguro che non glie-
ne importi.
- Pensi solo a toglierlo.
- Gli avevo detto di non scendere nel buco. - Vance si sent girare la
testa; prima che le gambe gli mancassero, si lasci cadere su di uno sgabel-
lo. Minuscoli rampicanti di sangue si erano intrecciati intorno al polso di
Rhodes. - Che diavolo facciamo adesso?
- Cerchiamo Daufin - rispose Rhodes. -  la sola a sapere chi ab-
biamo contro. - Trasal e tir il fiato, quando Early estrasse la prima un-
ghia. - Quel tunnel... probabilmente passa sotto il fiume. - Guard la
torcia di Jessie. Sent che il cervello gli tornava a funzionare e ricord che
la creatura si era protetta gli occhi dal raggio della torcia. - La luce -
disse. - La luce non gli piace.
- Cosa? - domand Tom, accostandosi al tavolo.
- Cercava di schermarsi gli occhi. Credo che la luce gli faccia male.
- Quel maledetto mostro col viso di Dodge se ne fregava della luce -
disse Vance. - C'erano lumi a petrolio appesi al soffitto.
- Giusto. Lumi a petrolio. - Rhodes cominciava a ritrovare un po' di
forza, ma ancora non se la sentiva di guardare la mano grigiastra che gli
serrava il polso. Early cercava d'estrarre la seconda unghia. - Lei non a-
veva una torcia elettrica, vero?
- No.
- Forse gli fa male solo la luce elettrica. Quella del fuoco ha uno spet-
tro diverso, no?
- Spettro? - Vance si alz. - E che diavolo sarebbe?
- Una parola buffa per descrivere l'intensit delle onde luminose -
disse Early. - Fermo, ora. - Strinse il forcipe e strapp la lama se-
ghettata. - Questa ha sfiorato un'arteria. - Le altre dita serravano ancora
il polso di Rhodes, simili a zampe di ragno.
- Quindi  possibile che le onde della luce elettrica gli feriscano gli oc-
chi - prosegu Rhodes. - Ha detto: "brucia" e si  scavato un tunnel sot-
to i miei piedi, perch la luce non gli piaceva. Se ha sbagliato a imitare os-
sa e denti, forse ha sbagliato anche gli occhi.
- Diavolo, la luce  solo luce! - disse Vance. - Non c' niente che
possa fare male a nessuno.
- Un pipistrello non sarebbe d'accordo con lei, sceriffo. - Noah Twil-
ley si stacc dal microscopio e si gir verso di loro. - E anche un'intera
enciclopedia di roditori, pesci e insetti che vivono nelle grotte. I nostri oc-
chi sono abituati alla luce elettrica, ma essa acceca molte altre specie ani-
mali.
- Cosa intende dire? Che questo mostro vive in una grotta?
- Forse non proprio una grotta, ma un ambiente dove non esiste la luce
elettrica - disse Rhodes. - Un pianeta di tunnel, per quel che ne sappia-
mo. A giudicare dalla rapidit con cui scava, direi che Stinger  abituato a
muoversi nel sottosuolo.
- Ma la luce elettrica non infastidisce Daufin - ricord Jessie. - Pri-
ma che scendesse la piramide, in casa nostra tutte le luci erano accese.
Rhodes annu. - Questo particolare si accorda con la mia teoria: Daufin
e Stinger sono due forme di vita differenti che provengono da ambienti di-
versi. Una si trasferisce avanti e indietro in una sferetta nera, l'altra viaggia
nel sottosuolo e crea simulacri come questo - lanci un'occhiata di disgu-
sto alla falsa mano - per muoversi in superficie. Forse, su ogni mondo
dove scende, crea copie delle forme di vita indigene. Non ho la minima i-
dea del procedimento, ma di sicuro  molto rapido.
- E molto forte, anche. - Early faceva del suo meglio per forzare le
dita, usando forcipe e specillo. - Noah, apri l'ultimo cassetto in basso.
- C' solo una bottiglia di vodka - disse Twilley.
- Giusto. Togli il tappo e portala qui. Non posso fumare, ma un goccio
riesco a mandarlo gi lo stesso. - Prese la bottiglia, tracann una sorsata
e offr la bottiglia a Rhodes, che lo imit. - Non esageri, ora. Non vo-
gliamo che si sbronzi. Doc Jessie, mi dia dei tamponi, cos asciughiamo un
po' di sangue.
Early chiese a Tom di prendere un altro forcipe e di aiutarlo a staccare
dal polso di Rhodes un dito alla volta. Fu necessria la forza di tutt'e due,
per eseguire il lavoro. Le dita si spezzavano con un piccolo schiocco me-
tallico, ma alla fine la mano cadde sul tavolo. Il polso di Rhodes mostrava
un livido violaceo con i contorni della mano e delle dita; subito il colon-
nello vi vers un po' di vodka e lo strofin con un tovagliolo di carta, ria-
prendo i tagli. Vers sulle ferite altra vodka, trasal per il bruciore, ma con-
tinu a sfregarsi, finch il tovagliolo non si ridusse a brandelli. Early gli
afferr la spalla, con una stretta che avrebbe attirato l'attenzione anche di
un toro Brahma.
- Basta, figliolo - disse con calma. Tolse di mano a Rhodes i resti del
tovagliolo e li gett nel cestino. - Tom, le dispiace accompagnare il co-
lonnello nella camera in fondo al corridoio? Un po' di riposo gli far bene.
- No. - Rhodes scost Tom. - Sono a posto.
- Non credo. - Early tolse a Jessie la torcia a stilo e se ne serv per e-
saminare le pupille del colonnello. La reazione fu lenta e Early cap che
Rhodes era sull'orlo d'un collasso nervoso. - Direi che ha passato una
brutta nottata, non le pare?
- Sono a posto - ripet Rhodes, spingendo da parte la torcia. Sentiva
ancora sul polso il freddo di quelle maledette dita e forse nel suo intimo
non avrebbe mai smesso di tremare. Ma doveva far mostra di coraggio, a
qualsiasi costo. Si alz, distolse lo sguardo dalla falsa mano. - Bisogna
trovare Daufin. Non ho tempo di riposare. - Sent la puzza del sangue e
del liquido acre schizzato dalla libellula. - Vorrei cambiarmi la camicia.
Questa  da buttare.
Early, accigliato, brontol. Rhodes non l'aveva ingannato neppure per un
istante: si reggeva insieme per miracolo, come incollato con lo sputo. -
Posso dargliene una da lavoro. Fa lo stesso? - Prese da un armadietto una
leggera camicia verdemare e la tir a Rhodes. - Ce ne sono di due misu-
re: troppo stretta e troppo larga. Provi a metterla.
La camicia era larga, ma non troppo. La maglietta imbrattata di sangue
segu nel cestino il tovagliolo di carta.
- Ho lasciato mia madre da sola - disse Noah Twilley. - Sar meglio
che torni a casa.
- Tu e la vecchia Ruth dovreste stare in un luogo dotato di luce elet-
trica... come questo - disse Early, indicando le luci di emergenza. - Se il
colonnello ha ragione, quel maledetto Stinger si terr lontano dalle luci.
- Giusto. Vado a prenderla e torno qui. - Si sofferm un istante a
spingere uno specillo contro la mano stesa sul tavolo, a palmo in su, con le
dita piegate come zampe d'un granchio morto. Lo specillo tocc il centro
del palmo e le dita si strinsero a pugno, con un movimento improvviso che
rischi di far saltare in aria tutti quanti... e Rhodes in particolare. - Rea-
zione automatica - disse Noah, con un debole sorriso; prov a liberare lo
specillo, ma le dita erano ben serrate attorno allo strumento e lui lasci
perdere. - Vado a prendere mia madre - disse, uscendo in fretta dal la-
boratorio.
- Ci mancava proprio avere intorno quella pazza chiacchierona -
brontol Early, appena Noah fu uscito. Prese un tovagliolo e vi avvolse la
mano, specillo e tutto; poi bevve un'altra sorsata di vodka direttamente dal-
la bottiglia.
Bussarono alla porta. Senza aspettare d'essere invitata, la signora Santos
sporse la testa. - Sceriffo, due ragazzi chiedono di lei.
- Per quale motivo?
- Non lo so. Ma le consiglio di venire subito. Sono stravolti.
- Portali nel mio ufficio - disse Early. - Ed, vai pure l a parlare con
loro.
La signora Santos and a chiamare i due ragazzi, ma Vance esit, perch
fiutava altri guai e capiva che pure doc Early si era insospettito.
- Come facciamo a trovare Daufin? - domand a Rhodes. - Qui in
giro ci sono migliaia di nascondigli.
- Dal campo di forza non  uscita di sicuro - rispose il colonnello.
- Per non penso che si sia allontanata dal paese. Qui sa di potersi na-
scondere, ma ignora cosa c' fuori di Inferno e di Bordertown.
- Ci sono molte case disabitate - disse Tom. - Potrebbe essere in
una qualsiasi.
- Non andr molto lontano dalla sferetta - intervenne Jessie. Non ri-
cordava se aveva chiuso a chiave la porta di casa, nella fretta di scoprire
che cosa era sceso nel deposito di Cade. - Tom o io dovremmo tornare a
casa e aspettare l. Forse si far vedere.
- Giusto. Dir a Gunny di radunare dei volontari e frugare le vie.
- La ricerca non sarebbe stata agevole, con la foschia e la visibilit
sempre pi scarsa. - Se andiamo di porta in porta, forse troveremo qual-
cuno che l'ha vista. - Si strofin il polso sinistro per scaldarlo, ma l'im-
pressione di dita gelide non voleva scomparire. - Ho bisogno di un caff
forte e nero - decise. - Devo tirare avanti.
- Forse al Brandin' Iron ne hanno ancora - sugger Vance. - Ne ten-
gono un bricco pieno, finch la brodaglia non mette le zampe e se ne va da
sola.
Jessie guard per un momento il colonnello: era ancora pallido, ma ave-
va ripreso un po' di colore e pareva di nuovo galvanizzato. Le ronzava in
mente una domanda, che sapeva di condividere con Tom. Doveva formu-
larla... e questo era il momento. - Se... quando... troviamo Daufin, cosa
ne faremo?
Rhodes sapeva gi dove la domanda mirava. - Mi pare che Stinger sia
molto pi forte di lei... e di noi tutti. Di sicuro Stinger sa che Daufin  fuori
della sferetta, in un corpo ospite, quello che chiama "guardiano". Non spe-
gner il campo di forza finch non avr Daufin. Perci le dico subito che
non so cosa accadr a Stevie.
- Se esiste ancora una Stevie - mormor Tom. Anche Jessie pensava
la stessa cosa e prov una stretta d'angoscia. Ma Daufin aveva detto che
Stevie era al sicuro: Jessie si rese conto d'aggrapparsi alle parole di una
creatura di cui il giorno prima non si sognava neppure l'esistenza. - Vado
a dare un'occhiata a Ray - disse, per togliersi di mente l'alieno che viveva
nel corpo della bambina. Usc dal laboratorio, percorse il corridoio ed en-
tr nella camera di Ray.
- Meglio che vada a vedere cosa vogliono quei due ragazzi - disse
Vance. Si avvi alla porta, con la paura delle novit che l'aspettavano nel-
l'ufficio di Early. Piove sempre sul bagnato, si disse, con folle diver-
timento. Si ferm sulla soglia. - Tom, vieni con me?
Tom annu e uscirono insieme.
L'ufficio di McNeil, piccolo e ingombro, era decorato con poster di cor-
ride e gruppi di cactus in vaso sui davanzali. Vance diede uno sguardo alla
faccia sconvolta di Rick Jurado e di Zorro Alhambra, ai loro occhi infossa-
ti e cerchiati. Cap subito che ormai erano tutti nella merda fino al collo.
- Cos' accaduto? - chiese a Rick, che continuava a rabbrividire e a
massaggiarsi la gola.
Rick raccont l'avventura, con voce esitante e incerta. Con Zorro era an-
dato nell'ufficio dello sceriffo; Danny Chaffin gli aveva detto che Vance
era al laboratorio dell'ospedale. Il vice era impegnato a lanciare per radio
richieste d'aiuto in un mare di statiche e si era circondato di armi cariche
prese dalla dotazione dell'ufficio.
Quando Rick disse che il corpo del mostro terminava con una coda irta
di punte, Vance emise un gemito soffocato e fu costretto a sedersi.
- Ha ucciso padre Ortega - continu Rick. - L'ha colpito in piena te-
sta. Come se niente fosse. - Trasse un respiro profondo. - Mi ha in-
seguito. Mi ha afferrare con... con quella coda. Voleva sapere dov' la
bambina.
- Santiddio - disse Tom.
- Credevo che mi avrebbe ucciso. Invece ha detto... - Rick fiss negli
occhi lo sceriffo. - Ha detto che dovevo portarle un messaggio. Vuole in-
contrarla. Ha detto che lei sa dove.
Vance non rispose, perch la stanza roteava troppo in fretta e le luci
d'emergenza creavano sulle pareti ombre mostruose.
- Dove? - domand Tom.
- Nella casa dei Creech - rispose finalmente Vance. - Non posso
tornarci. - Gli manc la voce. - Oddio, non posso. - Un'eco brutale ar-
riv fino a lui: Burro! Burro! Burro! Il Cortez Park e facce da pantera tur-
binarono intorno a lui. Vance serr i pugni.
Era sceriffo di Inferno: un lavoro da operetta. Dava la caccia ai cani
smarriti e a chi violava le norme del traffico. Una mano sugli occhi e l'altra
tesa a Mack Cade. Il bambino grassoccio dentro di lui trem di terrore.
Vance vide la porta della casa dei Creech dilatarsi per inghiottirlo.
Una mano gli tocc la spalla. Con occhi umidi, Vance alz la testa e si
trov a fissare Tom Hammond.
- Abbiamo bisogno di te - disse Tom.
Una frase che nessuno gli aveva mai detto. Abbiamo bisogno di te. Suo-
nava semplicissima, eppure ebbe la forza di sbrindellare il vecchio coro di
scherno come se fosse ragnatela nel vento del deserto. Vance abbass la
testa, ancora trafitto dalla paura. Che per gli parve meno intensa di qual-
che istante prima. Era stato da solo per moltissimo tempo... fin troppo: era
il momento che quel ciccione deboluccio che portava per le vie di Border-
town una mazza Louisville Slugger diventasse adulto. Forse non avrebbe
trovato la forza di rimettere piede nella casa dei Creech; forse sarebbe arri-
vato alla porta, avrebbe urlato e sarebbe scappato di corsa fino a cadere
sfinito o finch un mostro con la coda irta di punte non fosse sbucato da-
vanti a lui.
Forse. E forse no. Era lo sceriffo di Inferno. La gente aveva bisogno di
lui.
Il coro beffardo diceva la verit, ma il fatto di capirlo serv a scacciarlo,
come se fosse un prepotente che si era accorto che il bambino ciccione nel
Cortez Park ora gettava un'ombra d'uomo.
Vance sollev la testa e col dorso della mano grassoccia si asciug gli
occhi. - D'accordo - disse. Non promise niente: doveva ancora ve-
dersela con quella porta. Si alz e ripet: - D'accordo.
Tom usc a chiamare il colonnello Rhodes.
34
Cibo per i vermi
- Typhoid! Vieni qui, bello! - Le grida di Cade cominciavano a per-
dere forza. A fianco del padrone, Lockjaw uggiolava e saltava, nervo-
sissimo, fermandosi per lanciare rapide serie di latrati in direzione della pi-
ramide. Cade lo lasci fare, con la speranza che i latrati richiamassero
Typhoid.
Non c'era segno del dobermann. Il fumo di pneumatici bruciati turbin
lentamente intorno a Cade, che si trov a camminare in un tenebroso mon-
do di rovina. Stringeva nella destra la .38, col cane armato, pronta per
qualsiasi cosa fosse in attesa.
A ogni passo s'inoltrava sempre pi nel deposito. Conosceva ogni cen-
timetro di quel terreno e adesso di ogni centimetro aveva paura. Ma dove-
va trovare Typhoid, altrimenti non c'era cocaina che l'avrebbe fatto stare
tranquillo, quella notte. Quei due cani erano i suoi amici, i suoi portafortu-
na, le sue guardie del corpo, il suo potere trasferito in forma animale. Vaf-
fanculo la gente, pens Cade; gli esseri umani non valevano una merda.
Solo i cani contavano.
La piramide nera, con le piastre umide inondate di luce violacea, parve
terribilmente vicina. Cade cambi direzione, allontanandosi da essa. I luci-
di stivaletti italiani sollevarono ceneri e polvere. Cade si guard indietro e
non riusc pi a scorgere le case di Bordertown, ma vide solo buio su buio.
Le ben note costruzioni del deposito, officine e magazzini, erano state
spianate e sventrate dall'urto e dall'esplosione dei bidoni di benzina e di o-
lio lubrificante. Le lucide auto ricostruite, Porsche, BMW, Corvette, Ja-
guar, Mercedes, parcheggiate in bell'ordine e pronte per il carico e la con-
segna ai padroni di Cade, erano bruciacchiate, ammaccate, sbattute via
come giocattoli.
Sono in brache di tela, pens Cade. No, peggio: sono cibo per i vermi.
Prima o poi sarebbero arrivati i poliziotti. E poi i giornalisti. Era la fine:
e l'improvviso cambiamente di fortuna lo sconvolgeva ancora di pi. Se-
condo le sue previsioni, la fine - se mai fosse giunta - sarebbe stata causata
da un'irruzione dei federali, o dalla soffiata di un avvocato di pochi scrupo-
li insoddisfatto dei compensi, o da un pesce piccolo che cantasse per sal-
varsi la pelle. Nessuna ipotesi di disastro aveva mai contemplato una
stronzissima piramide nera giunta dallo spazio. Cade pens che la cosa sa-
rebbe stata divertente, se per in quel momento lui si fosse trovato sulla
spiaggia di un'isola dei Caraibi dove non c'erano accordi d'estradizione.
- Typhoid! Vieni qui, bello! Per favore... torna qui! - grid di nuovo.
Lockjaw uggiol, col muso gli urt la gamba, corse avanti per qualche me-
tro, torn subito da lui.
Cade si ferm. - Siamo rimasti solo noi due, amico - disse a Lockjaw.
- Noi due soli contro il mondo.
Lockjaw gua. Piano.
- Cosa c'? - Cade conosceva quel modo di guaire: un segnale d'al-
larme. - Cos'hai senti...
Lockjaw mand un basso ringhio di gola e appiatt l'orecchia.
Dal terreno provenne un rumore lacerante, come di vena rocciosa che si
spezzi. La sabbia turbin intorno agli stivali di Cade e form una sorta di
gorgo. Cade si trov a girare violentemente come un cavatappi. Il terreno
cedette e lui sprofond fino al ginocchio.
Inspir di colpo e sent in gola il sapore acre del fumo. Qualcosa di umi-
diccio l'aveva afferrato per le gambe e lo trascinva di sotto. Nel giro di se-
condi era sprofondato fino alla cintola: si dimen e grid, ma non riusc a
liberare le gambe, trattenute con forza. Lockjaw abbaiava a tutto spiano e
gli girava intorno. Cade spar nel terreno. Il proiettile sollev uno schizzo
di sabbia, ma la cosa che lo aveva afferrato continu a tirarlo. Cade conti-
nu a sparare, finch non ebbe pi proiettili.
Era sprofondato fino al petto. Lockjaw si avvicin di scatto. Cade agit
le braccia, afferr il cane, lo tir a s e cerc di sfruttare la forza del do-
bermann per liberarsi. Lockjaw agit pazzamente le zampe, ma la sabbia
cominci a risucchiare anche lui. Cade non moll la presa. Cerc di grida-
re e si ritrov la bocca piena di sabbia e di cenere che gli scivolarono in
gola.
Uomo e cane scomparvero insieme. Il panama di Mack Cade mulin sul-
la sabbia e infine rimase per met sepolto, mentre il vortice di terriccio ral-
lentava e si fermava.
35
La porta spalancata
Mentre Rick e Zorro aspettavano nell'ufficio di McNeil, Cody Lockett
apr gli occhi e si rizz a sedere, con un sobbalzo che gli riacutizz il mar-
tellio nel cranio.
Accost l'orologio alla candela fissata sul comodino di compensato e
lesse l'ora: le 12 e 58. Era trascorsa quasi un'ora, da quando era tornato a
casa, aveva preso un'aspirina mandandola gi con un sorso di Seven-Up
dalla lattina quasi vuota trovata nel frigo e si era disteso per far riposare il
cervello. Non era sicuro d'avere dormito realmente, forse era solo piomba-
to in un inquieto dormiveglia, ma il mal di testa gli era diminuito e i mu-
scoli del collo si erano in parte rilassati.
Non sapeva dove fosse suo padre. L'ultima volta che l'aveva visto, il
vecchio Curt se la stava squagliando, mentre l'elicottero e l'altra macchina
volante battagliavano sopra Inferno. Cody aveva assistito a tutto lo scon-
tro; quando l'elicottero si era schiantato in Cobre Road, si era allontanato
come uno zombie, in qualche modo era arrivato alla moto davanti alla
Warp Room ed era tornato a casa.
Indossava ancora la maglietta Texaco strappata e sporca di sangue. Si
alz dal letto e si sostenne all'intelaiatura di ferro, perch gli pareva che le
pareti ondeggiassero e ruotassero lentamente. Passato il capogiro, prese dal
primo cassetto del com una T-shirt bianca e pulita e si cambi, trasalendo
alla fitta di dolore al torace. Gli brontolava lo stomaco. Stacc la candela
dalla piccola pozza di cera rappresa e and in cucina.
Nel frigo c'erano un paio di confezioni di pasti surgelati solo da scaldare,
rovinati dalla muffa, qualche fettina di carne scura avvolta in foglio d'al-
luminio, un pezzo di Limburger al formaggio che lui non avrebbe dato
nemmeno a un cane e un assortimento di tazze e scodelle piene d'avanzi.
Non si fidava di quella roba, ma scopr un sacchetto di carta sporco d'un-
to, con quattro ciambelle glassate, bottino proveniente dal panificio. Erano
dure come ruote di gomma, ma Cody riusc a mangiarne tre, prima che lo
stomaco implorasse piet.
In fondo al frigo c'era una bottiglia di succo d'uva Welch. Cody allung
la mano per prenderla e proprio allora sent tremare il pavimento.
Si blocc con le dita strette intorno al collo della bottiglia.
La casa scricchiol. Dalla credenza provenne un garbato acciottolio di
piatti e bicchieri. Poi lo schiocco secco di un tubo che si spezzava sot-
toterra.
Qualcosa sotto la casa, cap Cody, con il cuore in tumulto, ma la mente
fredda e lucida. Sotto le scarpe di tela sentiva la vibrazione dell'assito, co-
me un tempo al passaggio dei lenti treni merci carichi sullo snodo ferrovia-
rio della compagnia mineraria.
Le vibrazioni del pavimento rifluirono e cessarono. Uno sbuffo di polve-
re si libr nella luce della candela. Cody aveva trattenuto il fiato e lo lasci
uscire solo quando i polmoni reclamarono aria. La cucina puzzava di
gomma bruciata: il fetore del deposito di Cade penetrava dalle fessure.
Cody tolse dal frigo la bottiglia di succo d'uva, svit il tappo e con un sor-
so si ripul la bocca dalle ultime briciole di ciambella.
Il mondo era impazzito, da quando quel maledetto bastardo era atterrato
al di l del fiume. Cody non stette a fare ipotesi su che cosa era passato
sotto il pavimento: in ogni caso, pareva almeno a quattro metri sottoterra.
Ma non intendeva nemmeno stare l per vedere se tornava. Il suo vecchio,
dovunque fosse, stavolta doveva pararsi il culo da solo. Tanto, il Signore
aiuta bambini e ubriachi.
Spense la candela, la pos sul bancone della cucina e usc di casa. Mont
sulla moto e si mise gli occhialoni. La via era illuminata di luce violacea;
strati di fumo sfioravano l'asfalto e conferivano a Inferno l'aspetto e l'odore
d'un campo di battaglia. Tra la cappa di fumo Cody scorse il bagliore delle
luci del fortino e decise di andarci: da tutte le altre parti c'era troppo buio.
Ma prima voleva passare dalla casa di Tank, pi su in Circle Back Street,
per vedere se il suo amico era l con i genitori. Pest un paio di volte sul
pedale d'avviamento e finalmente il motore si accese; allora si diresse ver-
so Celeste Street.
Durante lo scontro, il vetro del faro si era rotto, forse fracassato da una
bottiglia di birra, ma la lampadina funzionava ancora. La luce squarci la
foschia piena di polvere. Cody mantenne velocit moderata, perch l'asfal-
to di Brazos Street era pieno di crepe e di gobbe alte in qualche punto an-
che quindici centimetri. I sobbalzi gli fecero capire che la cosa passata sot-
to casa sua aveva fatto quella stessa strada.
E poi Cody rischi di finirle addosso.
Una figuretta ferma in mezzo alla via.
Una bambina con i capelli biondo rame e occhi che mandavano bagliori
rossastri nella luce del faro.
- Attenta! - grid Cody, ma la bambina non si mosse. Lui sterz a si-
nistra e fren; se le fosse passato pi vicino, le avrebbe portato via un o-
recchio. La Honda oltrepass la bambina e con la gomma anteriore colp
un rigonfiamento dell'asfalto. L'intelaiatura vibr. Cody strinse con forza
manubrio e freno per non finire in un cespuglio di cactus. Sterz a mezzo
metro dai cactus, fra schizzi di sabbia. Il motore toss e si spense.
- Sei pazza? - grid Cody alla bambina. Quest'ultima era rimasta
ferma in mezzo alla via e teneva qualcosa nelle mani a coppa. - Ti  par-
tito il cervello? - Cody si tolse gli occhialoni; gocce di sudore gli brucia-
vano gli occhi.
La bambina non rispose. Pareva non capire nemmeno il pericolo appena
corso. - A momenti ti facevi ammazzare! - prosegu Cody. Abbass il
cavalietto, scese dalla moto e si avvicin alla bambina per tirarla via dalla
strada. Ma quando le fu accanto, lei abbass le braccia e Cody vide che co-
sa cullava fra le mani.
- Questo cos'? - domand la bambina.
Era un gattino fulvo tigrato, forse d'un mese. Cody si guard intorno per
orizzontarsi e vide che si trovavano davanti alla casa della Cat Lady; qual-
che metro pi in l, mamma gatta sedeva sulle zampe posteriori in paziente
attesa del ritorno del piccolo.
- Cosa vuoi che sia! - rispose Cody, con i nervi ancora a fior di pelle.
- Un gattino. Tutti sanno cos' un gattino.
- Un gat-ti-no - ripet la bambina, come se non avesse mai udito la
parola. - Gattino. - Stavolta le riusc pi facile. Gli lisci il pelo. -
Morbido.
Cody pens che la bambina avesse qualcosa di bizzarro. Non parlava nel
modo giusto e neppure stava in piedi nel modo giusto. Teneva la schiena
troppo rigida, come se facesse forza contro il peso delle ossa. Aveva viso e
capelli sporchi di polvere; lo stato dei blue-jeans e della T-shirt faceva
pensare che si fosse rotolata per terra. Per aveva un viso noto: l'aveva gi
vista da qualche parte. Ecco dove: a scuola, un pomeriggio d'aprile. Quan-
do moglie e figlia erano venuti a prendere il signor Hammond. La piccola
si chiava Sandy, o Steffi, o qualcosa del genere.
- Sei la figlia del signor Hammond - disse Cody. - Cosa fai in giro
da sola?
La bambina era concentrata sul gattino. - Grazioso - disse. Aveva de-
dotto che era la forma di vita pi giovane della creatura che aspettava poco
lontano, proprio come la forma da lei occupata era la forma femminile pi
giovane degli esseri umani. Con tocco gentile accarezz il gattino. - Que-
sto gattino  una costruzione fragile - disse.
- Eh?
- Fragile - ripet lei, alzando gli occhi. - Non  il termine corretto?
Per qualche secondo Cody non rispose. Aveva perso la voce. Era una si-
tuazione molto, molto bizzarra. Prudentemente rispose: - I gattini sono
pi robusti di quanto non sembri.
- Anche le figlie - disse Daufin, pi a se stessa che a lui. Con cautela
si chin e pos a terra il gattino, nel punto esatto in cui l'aveva trovato. Su-
bito l'animale adulto afferr per la collottola il cucciolo e con quattro balzi
spar dietro l'angolo della casa.
- Ah... come ti chiami? - Cody aveva di nuovo il batticuore e un rivo-
lo di sudore lungo la schiena. - Sandy, vero?
- Daufin. - La bambina lo fiss intensamente.
- Credo d'essere pronto per la gabbia dei matti. - Si pass le dita fra i
capelli arruffati. Forse la bambina aveva avuto un brutto choc e dava i nu-
meri. - Sei la figlia della signora Hammond, vero?
La bambina riflett per rispondere correttamente alla domanda. Quel ti-
po aveva curiose scoloriture in viso e chiaramente in lui lo stupore aveva
preso il posto della collera. L'avrebbe ritenuta una creatura aliena, ma del
resto la considerazione era reciproca. E che cos'era quella bizzarra esten-
sione che gli penzolava dalla coppa uditiva detta "orecchio"? Perch un
organo visivo era pi grande dell'altro? E che cos'era quel mostro, ora si-
lenzioso, che aveva rombato contro di lei nel buio? Enigmi, enigmi. Eppu-
re in lui non sentiva il terrore che aveva percepito negli altri, quando era
scappata dalle macerie del luogo di culto. Spieg: - Ho scelto di... -
Qual era la traduzione migliore? - Di rivestirmi dei panni di sua figlia. -
Alz le mani, quasi a mostrare un abito nuovo e meraviglioso.
- Rivestirti. Ah-hah. - Cody annu, con un occhio sgranato e quello
gonfio che si contraeva. Amico, si disse, hai saltato il cerchio di sicuro.
Quella bambina sembrava proprio la figlia degli Hammond, ma non ado-
perava certo parole da bambina. A meno che non fosse fuori di senno: uno
dei due lo era di sicuro. - Dovresti essere a casa - prosegu. - E non
andare in giro da sola, con quell'affare fermo laggi.
- S, il grosso mangiacristiani - rispose lei.
- Giusto. Vuoi che ti accompagni a casa?
- Oh! - mormor con un rapido sospiro. - Oh, se tu potessi! -
Guard la griglia nel cielo: il buio nascondeva ogni punto di riferimento.
- Abiti in Celeste Street - le ricord Cody. Indic la clinica veteri-
naria, un paio d'isolati pi avanti. - Laggi.
- Casa mia. Casa mia. - Daufin tese le braccia al cielo. - Casa mia 
molto lontano da qui e non vedo la via. - Sent il corpo ospite tremare.
Dentro di esso, cominciarono a dispiegarsi i ricordi di casa. Le giunsero
nel suo stesso linguaggio scampanellante, ma sintetizzati attraverso il cer-
vello umano. - Vedo le maree. Le sento alzarsi e abbassarsi. Percepisco
vita nelle maree. Mi sento completa. - Il suo corpo cominci a ondeggia-
re, come se seguisse il ritmo delle correnti d'un oceano spettrale. - Ci so-
no grandi citt e boschetti riposanti. Le maree si muovono sopra monta-
gne, sopra valli e giardini dove ogni fatica  amore. Le sento: mi toccano,
perfino qui. Mi chiamano a casa. - Rimase bruscamente immobile. Si fis-
s le mani, spaventose appendici di carne aliena... e i ricordi fuggirono da-
vanti all'orrore della realt.
- No - disse. - No. Il mio mondo era cos un tempo. Ora le maree
portano sofferenza, i giardini sono in rovina. Non ci sono pi canti, non c'
pi pace. Il mio mondo soffre nell'ombra dell'odio. In quell'ombra! - Al-
lung il braccio verso la piramide e contrasse le dita a formare un artiglio.
Chiuse gli occhi, incapace di sopportare il ricordo. Quando li riapr, aveva
la vista confusa e gli occhi le bruciavano, inumiditi. Daufin si tocc la
guancia per scoprire come mai non funzionavano bene. Scost la mano,
con le dita luccicanti; una singola goccia di liquido le rimase sospesa sulla
punta del dito pi lungo.
Un'altra goccia le col sul viso e le fin nell'angolo della bocca. Aveva il
sapore delle maree del suo mondo.
- Non vincerai - mormor, fissando la piramide. Gli occhi le ar-
devano d'una forza che indusse Cody a ritrarsi, con la paura che esplodesse
in fiamme, se indirizzata contro di lui. - Non ti permetter di vincere.
All'inizio Cody aveva pensato che lui o la bambina erano piombati a ca-
pofitto nell'Ardente Gabbia di Matti, ma ora... ora non ne era pi sicuro. La
piramide aveva di certo un pilota o una sorta d'equipaggio. Forse la bam-
bina faceva parte di quest'ultimo e aveva assunto le sembianze della figlia
del signor Hammond. In quella notte soffocante, pazzesca, tutto pareva
possibile. Cos Cody le rivolse la domanda che in qualsiasi altra notte della
sua vita avrebbe decretato la sua residenza permanente nell'Ardente Gab-
bia di Matti: - Tu non... non sei di queste parti, vero? Voglio dire... non
sei di... di questo pianeta?
La bambina batt le palpebre per eliminare le ultime lacrime cocenti e
con grazia gir la testa verso Cody. - No - rispose. - Non sono di que-
sto pianeta.
- Uau. - Cody aveva in gola un groppo grosso quanto un pallone.
Non seppe cos'altro dire. Ora si spiegava come mai la bambina girasse da
sola nel buio e non avesse mai visto un gattino; ma perch una creatura co-
s gentile con un gattino avrebbe distrutto l'elicottero? E se la bambina era
un alieno uscito dalla piramide, che cosa scavava tunnel sotto le vie?
- Quell'affare  tuo? - disse infine, indicando la piramide.
- No. Appartiene a... Stinger.
Cody ripet il nome. - Sarebbe... il capitano?
Lei non cap. Disse: - Stinger ... - Esit, esaminando a mente i vo-
lumi della Britannica e il dizionario. Dopo qualche secondo trov la frase
precisa nel linguaggio della Terra. - Un cacciatore di taglie.
- E chi cerca?
- Me.
Per Cody era troppo, in una volta sola. Gi era assurdo incontrare in pie-
na Brazos Street una bambina proveniente dallo spazio, ma l'idea di un
cacciatore di taglie galattico in una piramide nera era davvero scon-
volgente. Con la coda dell'occhio colse un movimento: due gatti annu-
savano gli arbusti secchi del prato della signora Stellenberg. Un altro gatto,
fermo sui gradini della veranda, miagolava disperatamente. Dagli arbusti
zampettarono dei gattini che si rincorrevano. Era l'una di notte: come mai i
gatti della signora Stellenberg erano fuori?
Cody and alla Honda e spost il manubrio in modo da illuminare la ca-
sa della Cat Lady. La porta era spalancata. Il gatto sui gradini inarc la
schiena e soffi, irritato dalla luce.
- Signora Stellenberg! - chiam Cody. - Tutto bene?
Volute di fumo passarono nel cono di luce. Cody prov a chiamare di
nuovo, ma non ebbe risposta.
Era attirato e al tempo stesso respinto dalla porta spalancata. E se la
donna, al buio, fosse caduta e avesse perso i sensi? Se si fosse rotta una
gamba o addirittura l'osso del collo? Cody non era uno stinco di santo, ma
non riusciva a fingersi indifferente. And alla base dei gradini. - Signora
Stellenberg! Sono Cody Lockett!
Nessuna risposta. Il gatto sulla veranda miagol, innervosito, e saett
verso i cespugli.
Cody inizi a salire i gradini. Dopo due passi si sent tirare per il gomito.
- Attento, Cody Lockett - lo ammon Daufin, ferma al suo fianco.
Sapeva che Stinger era passato da quella parte: il suo lezzo permeava an-
cora l'aria.
- Gi. - Non se lo sarebbe fatto dire due volte. Sal gli scalini e si
ferm davanti al riquadro buio della porta. - Signora Stellenberg? -
chiam ancora. - Sta bene?
Silenzio. Se la Cat Lady era in casa, non poteva rispondere. Cody in-
spir a fondo e varc la soglia.
Mise il piede nel vuoto e perdette l'equilibrio. Ruzzol in avanti e cadde
nel buio; Daufin cerc d'afferrarlo con mezzo secondo di ritardo. Cody
grid di terrore: il soggiorno non aveva pavimento e lui sarebbe precipitato
fino a sfondare il tetto dell'inferno.
Sent sotto l'ascella destra un colpo mozzafiato ed ebbe la presenza di
spirito d'afferrarsi all'ostacolo invisibile. Rimase appeso con entrambe le
mani a un oggetto ondeggiante che al tatto pareva una tubatura. Terriccio e
sassi piovvero nel buio sottostante. Cody non li ud colpire il fondo. Poi la
tubatura smise di ondeggiare e lui rimase a penzolare a mezz'aria.
Respirava a fatica, con il cervello che gli pareva una massa rovente di
circuiti sovraccarichi. Prov a scalciare, ma colp il vuoto. La tubatura ri-
prese a ondeggiare. Cody smise di dibattersi. Dall'alto giunse la voce di
Daufin. - Cody Lockett? Sei vivo?
- S - ansim con voce rauca. Cap che la bambina non l'aveva udito e
alz la voce: - S! Non sono stato abbastanza attento, eh?
- Puoi... - Mentre scorreva in fretta i banchi di memoria alla ricerca
del termine esatto, si sporse nel foro, ma non riusc a vedere Cody. - Puoi
arrampicarti?
- Non credo. Sono aggrappato a una tubatura. - Prov di nuovo a
scalciare, ma la tubatura mand un cigolio di malaugurio e altri grumi di
terriccio caddero nel buio. - Non so cosa c' sotto di me! - Si sent az-
zannare dai primi morsi di panico. Aveva le mani scivolose di sudore. Pro-
v a sollevarsi a forza di braccia per passare la gamba intorno alla tubatura
e sostenersi meglio, ma le costole incrinate gli diedero fitte di dolore. Do-
po tre inutili tentativi, decise di risparmiare le forze. - Non posso tirarmi
fuori di qui! - grid.
Dalla voce, Daufin calcol che Cody si trovava, in misure terrestri, quat-
tro metri e dieci centimetri pi in basso, anche se l'eco dava una di-
storsione di sette centimetri in pi o in meno. Si resse allo stipite ed esa-
min la stanza priva di pavimento, cercando qualcosa di utile per arrivare
fino a Cody. Alle pareti piene di crepe c'erano solo dei quadri.
- Ascoltami bene! - grid Cody. - Devi cercare qualcuno che mi
aiuti! Capito?
- S! - rispose Daufin, con il muscolo nel petto che faticava furio-
samente. Ora capiva lo schema: Stinger la cercava invadendo le abitazioni
umane e impadronendosi di chiunque incontrasse. - Trover aiuto! -
promise. Scese in fretta i gradini e corse verso il centro del paese, lottando
contro la gravit del pianeta e la goffaggine delle proprie appendici moto-
rie.
Cody serr gli occhi per non farvi entrare le goccioline di sudore. Se a-
vesse mollato la presa per una sola frazione di secondo, sarebbe scivolato
dalla tubatura e precipitato Dio sa dove. Per non avrebbe resistito a lungo.
- Fai in fretta! - grid. Ma Daufin era gi andata via. Cody rimase appe-
so nel buio ad aspettare.
36
La Bocca del Sud
- Mamma! - grid Noah Twilley, arrivando alla porta di casa. - An-
diamo all'ospedale! - Prese il lume a petrolio lasciato acceso sul tavolino
dell'ingresso e si diresse alla scala interna. - Mamma? - chiam di nuo-
vo. Quando era andato via con Tom Hammond, Ruth Twilley era rimasta
in camera da letto, con le lenzuola tirate fin sotto il mento. Noah inizi a
salire la scala.
Dopo sei gradini la scala terminava. Noah rimase con la mano sulla rin-
ghiera rotta e scrut l'abisso buio che aveva inghiottito il resto della scala.
In fondo al buco baluginava un fuoco. Un lume rotto, cap Noah. Una poz-
za di petrolio ancora in fiamme.
- Mamma? - La voce gli manc. La luce proiettata dal lume corse
lungo le crepe delle pareti. Ruth Twilley, la Bocca del Sud, era silenziosa.
Il pezzo di scala ondeggi e cigol sotto il peso. Noah si ritrasse len-
tamente.
Si ferm alla base della scala, intontito e tremante. - Mamma, dove
sei? - Un grido simile al gemito d'un bambino abbandonato.
La luce trasse riflessi dal pavimento. Orme. Orme viscide, che partivano
dal buco e scendevano la scala. Schizzi e macchie d'una sostanza grigia
simile a moccio imbrattavano gradini e corridoio. Andavano verso il retro
della casa. Qualcuno ha bisogno di un Kleenex, pens Noah. Oh, la mam-
ma perder le staffe, per questo sporco! Era al piano di sopra, a letto, con
le lenzuola tirate fin sotto il mento. O no?
Segu fino in cucina la scia di chiazze limacciose. Il pavimento era svir-
golato e sconnesso, come se una creatura enorme avesse distrutto le fon-
damenta stesse della casa. Noah illumin la cucina e lei era l. In piedi, nel-
l'angolo accanto al frigo, con la camicia da notte di seta bianca umida e
luccicante, filamenti di limo impigliati nei capelli rossi, il viso ridotto a
una maschera livida, grigia.
- Chi  il guardiano? - domand. I suoi occhi erano pozzi senza fon-
do.
Noah aveva perso la voce. Arretr d'un passo e urt il bancone.
- La bambina. Spiega. - Ruth Twilley avanz lentamente. Fra le lab-
bra piene e scarlatte c'era un bagliore d'aghi argentei.
- Mamma... io non... - Noah contrasse la mano e il lume cadde per
terra, ai suoi piedi. Il vetro si ruppe, rivoli di fiamma serpeggiarono sul li-
noleum.
Ruth gli fu quasi addosso. - Chi  il guardiano? - ripet, avanzando
sul fuoco.
Non era sua madre. Noah cap che c'era un mostro, dietro il falso viso di
Ruth Twilley; e quel mostro voleva afferrarlo, perch allungava verso di
lui la mano munita d'unghie metalliche seghettate. Noah la guard muove-
re come se fosse la testa d'un crotalo e si appiatt contro il bancone, ma non
aveva via di scampo.
Col braccio sfior un oggetto che cadde con rumore di ferraglia sul pia-
no di formica. Sapeva che cos'era, perch l'aveva lasciato l per spruzzare
gli angoli: non si sa mai cosa pu strisciare in casa dal deserto, una volta
spente le luci.
La donna distava solo un passo e sporgeva verso di lui la faccia. Un ri-
volo di mucillagine le colava dal mento.
Noah si trov sotto le dita la bomboletta di Raid. Tolse il coperchio,
punt il beccuccio contro gli occhi del mostro e premette.
La schiuma insetticida ricopr il viso di Ruth Twilley come una grottesca
maschera di bellezza. Le riemp gli occhi, le penetr nelle narici, s'infil
tra le file di denti simili ad aghi.
La donna arretr barcollando, forse ferita, forse solo accecata, e vibr la
mano contro la testa di Noah. Lui sollev il braccio per pararsi e fu colpito
alla spalla, come da un mattone avvolto in filo spinato. Per la sorpresa e il
dolore si lasci sfuggire la bomboletta di Raid. Fu sbattuto contro la parete
della cucina. Un fiotto di sangue gli bagn la mano.
La donna gir su se stessa come un giocattolo a molla impazzito, rove-
sci il tavolo della cucina e le sedie, rimbalz contro il frigo, si conficc in
faccia e negli occhi le unghie seghettate. Noah vide volare via grumi di
carne grigiastra e cap che la donna cercava di strapparsi la pelle.
Il ruggito della creatura divenne l'urlo che Noah aveva udito ogni giorno,
quattro o cinque volte, come un ordine regale emesso dalla camera da letto
bianca: - Noooaaahhhhh!
A Noah Twilley non interessava se la mostruosit nel corpo della madre
sapesse o meno che questo era il suo nome: lui ud in quell'urlo il fracasso
della porta d'una cella chiusa con forza per tenerlo per sempre prigioniero
in una cittadina che odiava, legato a un lavoro che odiava, in una casa che
odiava, con una pazza che lo chiamava negli intervalli di telenovelas e gio-
chi a premi. Sent l'odore del suo stesso sangue, lo ud gocciolare sul pa-
vimento; mentre guardava quel mostro dai capelli rossi agitarsi e fracassa-
re i mobili della cucina, impazz con la rapidit d'uno schiocco di dita.
- Sono qui, mamma - disse, con la massima calma. Gli occhiali gli
pendevano da un orecchio e schizzi di sangue macchiavano le lenti. - So-
no qui - ripet. Mosse quattro passi e dal cassetto estrasse un coltellaccio
da macellaio. - Noah  qui - disse. Sollev il coltello e le and incontro.
Vibr il coltello di lato, contro la gola. La lama penetr nella finta carne
per almeno dieci centimetri, prima d'incontrare resistenza. Noah estrasse il
coltello, lo vibr di nuovo; la mano del mostro lo colp in pieno petto e lo
sbatt contro il bancone. Noah si alz a sedere: aveva perso gli occhiali,
ma stringeva ancora tra le dita il coltello ricurvo. Perdeva sangue dagli
squarci al torace. Con un gorgoglio nei polmoni, toss catarro rossastro.
Le mani del mostro spazzavano l'aria, cercavano lui; la creatura si era
cavata gli occhi e strappata gran parte della carne del viso. I prodotti chi-
mici bruciano, pens Noah; il buon vecchio Raid funziona su tutte le spe-
cie d'insetti. Si alz, senza fretta, e avanz verso di lei, con il coltello alza-
to e negli occhi una luce di follia.
E fu allora che la schiena della cretura mostruosa si pieg con un rumore
d'ossa spezzate. Il dorso della camicia da notte si lacer; dalla protuberan-
za scura sempre pi accentuata alla base della spina dorsale emerse una
coda squamosa e robusta che terminava in una palla irta di punte.
Noah si blocc, fissando con stupore la creatura, incurante del petrolio in
fiamme intorno ai piedi.
La coda frust verso sinistra, schiant una credenza e scagli da tutte le
parti pezzi di vasellame, come schegge di shrapnel. Il mostro era quasi
piegato in due; la rete di muscoli e di tessuti connettivi era bagnata di li-
quidi lubrificanti che sgorgavano dalla base della coda. La palla irta di
punte comp uno stretto giro, strapp dal soffitto una pioggia d'intonaco e
sibil con un fischio micidiale a poca distanza dal viso di Noah.
- Mio Dio! - mormor quest'ultimo, lasciando cadere il coltello.
Il viso privo d'occhi si gir verso il mormorio. Il corpo met umano, me-
t d'insetto, si mosse velocemente contro Noah. Le mani gli afferrarono i
fianchi e unghie seghettate si conficcarono nella carne. La coda si rizz
curvandosi in un arco maestoso. Noah fiss la coda, cap di guardare la
propria morte. Ricord la collezione di scorpioni trafitti da spilli. Pens:
"La vendetta  mia, dice il Signore". Emise una risata soffocata.
La coda si mosse con la velocit d'un pistone. La palla irta di punte fra-
cass in mille pezzi il cranio di Noah Twilley. Poi la coda si agit avanti e
indietro, descrivendo rapidi archi selvaggi; nel giro d'un secondo, il corpo
tremante stretto fra mani aliene perdette l'aspetto umano. La coda continu
a strappare brandelli, finch il cadavere maciullato non ebbe pi reazioni;
allora le mani gettarono via quel che ne restava e lo sbatterono contro la
parete come un sacco di spazzatura.
La creatura accecata usc dalla cucina, continuando a flagellare l'aria e
segu la traccia del proprio odore; torn alla scala rotta e si lasci cadere
nel buio.
37
Bob Wire Club
- Riempi ancora, Jacky! - Curt Lockett batt il pugno sul ruvido pia-
no del banco. All'estremit opposta, dove chiacchierava con Harlan Nu-
gent e Pete Griffin, Jack Blair, il barista, tarchiato e con la barba grigia, al-
z gli occhi. La luce delle lampade a cherosene gli brill sugli occhiali ro-
tondi; sopra le lenti, le sopracciglia erano ispide come peli di bruco.
- Ne hai fatta fuori quasi mezza bottiglia, Curt - disse Jack, con voce
simile a rombo di bulldozer. - Forse  meglio che fai fagotto.
- Ah, magari! - replic Curt. - Potessi andarmene da questo pozzo
di merda, perdio, non mi girerei nemmeno a dare l'ultima occhiata!
- Batt di nuovo il pugno. - Dai, Jacky! Non lasciare a secco un vec-
chio amico!
Per un istante Jack lo fiss con astio. Sapeva come si comportava Curt,
quando aveva in corpo pi di mezza bottiglia. A un tavolino, Hal McCu-
tchins e Burt Keene fumavano una sigaretta e discutevano; altri erano en-
trati e usciti. Tutti gli avventori del Bob Wire Club non avevano un altro
posto dove andare, n una moglie che aspettasse il loro ritorno, e niente da
fare se non ammazzare un po' il tempo bevendo all'una e un quarto di not-
te. Jack non aveva in simpatia Curt Lockett, che per era un cliente abitua-
le. And dietro il banco, prese una bottiglia mezzo vuota di Kentucky Gent
(la marca pi a buon mercato del locale) e gli vers un altro bicchiere.
Quando fece il gesto di posare la bottiglia, Curt gliela tolse di mano, con
presa ferrea.
- Ho una sete del diavolo - disse. - Proprio una gran sete.
- Tientela, allora - rispose Jack, cedendo all'inevitabile.
- Sissignore, l'ho vista! - disse Pete Griffin, proseguendo il discorso.
Era un cowboy dal viso color cuoio, occhi azzurri infossati in un viso grin-
zoso cotto dal sole. - Quella maledetta roba blocca la statale, otto chilo-
metri a nord. - Bevve dalla bottiglia una sorsata di birra tiepida Lone
Star. - Ero pronto a premere a tavoletta e far passare la vecchia Betsy,
quando ho visto l'altra roba. - S'interruppe per bere un altro sorso. La
vecchia Betsy era la giardinetta rossa, fiorita di ruggine, ferma nel par-
cheggio sabbioso davanti al locale.
- Cos'hai visto? - lo pungol Jack.
- Animali morti - disse Pete. - Sono sceso a dare un'occhiata da vi-
cino. Conigli bruciati e un paio di cani morti, proprio dove la maledetta
roba s'infila nel terreno.  trasparente, sembra meno robusta d'una ragnate-
la, ma... be', ho visto anche cosa c'era dall'altro lato. Forse i rottami d'un
camioncino. Fumavano ancora. Cos sono risalito sulla vecchia Betsy e ho
deciso di fare un giro da queste parti.
- E io ti dico che  impossibile - replic Harlan, con voce impastata
da quattro whisky con birra. - Quella roba non pu essere solida!
- Invece s, perdio! Cristo, gli occhi ce li ho ancora! Quella roba  soli-
da come un muro di pietra e ha anche bruciato gli animali!
Curt sbott in una risata rauca. - Griffin, sei pazzo come un rospo a tre
zampe. Le cose solide non sono trasparenti, lo so perfino io!
- Allora vai laggi e prova a passare! - sbott Pete, incollerito. - Ti
verr dietro e ramazzer le tue ceneri... anche se non credo che tuo figlio le
vorrebbe!
- Gi! - ridacchi Harlan. - Per farti contento, Curt, le metteremo in
una bottiglia di whisky. Cos riposerai in pace.
- Anzi, sotto spirito - disse Jack. - Curt, perch non te ne vai a casa?
Non pensi a tuo figlio?
- Cody sa badare a se stesso. L'ha sempre fatto. - Curt si scol il bic-
chiere di whisky. Ora si sentiva a posto. Aveva ripreso coraggio, ma suda-
va troppo per ubriacarsi. Nel Bob Wire Club si moriva di caldo, senza cor-
rente elettrica per i ventilatori. Curt aveva la camicia incollata alla pelle.
- Non ha bisogno di me. E io non ho certo bisogno di lui.
- Se avessi famiglia, starei a casa, in una situazione come questa. -
Per forza d'abitudine Jack prese uno straccio e si mise a pulire il bancone.
Viveva da solo in una roulotte dietro il Bob Wire Club. Aveva tenuto aper-
to il locale, anche senza corrente elettrica, perch tanto non sarebbe riusci-
to a dormire. - Mi sembra appena giusto che un padre stia con suo figlio.
- Gi, come una moglie dovrebbe stare con suo marito! - replic
Curt, brusco. La frase gli era scappata. Gli altri lo fissarono e lui scroll le
spalle e bevve una sorsata direttamente dalla bottiglia. - Lasciamo perde-
re - disse. - Cody non  pi un bambino.
- Be', non mi pare giusto lo stesso - prosegu Jack, seguendo i ghiri-
gori dello straccio. - Con quel maledetto bastardo ferm al di l del fiume
e tutti i diavoli scatenati in paese.
- Ho sentito dire che c' un colonnello dell'aviazione - intervenne Hal
McCutchins. - Era nell'elicottero che  precipitato, ma si  salvato. Un fi-
glio di puttana  uscito in volo dalla piramide e l'ha abbattuto come se fos-
se di carta!
- Quella  un'astronave. - Buri Keene, col ventre sporgente che tre-
molava contro il bordo del tavolo, allung la mano a prendere dalla ciotola
una manciata di noccioline. - Cos si dice. Quell'affare viene da Marte.
- Non c' nessuno, su Marte. - Jack smise di lucidare il banco. - Gli
scienziati l'hanno dimostrato. No, quell'affare viene da molto pi lontano.
- Gli scienziati non sanno niente - ribatt Burt, sgranocchiando noc-
cioline. - Diavolo, non credono nemmeno che ci sia stato il giardino del-
l'Eden!
- Marte  solo roccia! Hanno fatto delle foto e tutti lo possono vedere!
Curt si accigli e si port di nuovo alla bocca la bottiglia. Non gli im-
portava se la piramide aveva portato invasori da Marte o uomini gatto da
Plutone: finch lo lasciavano in pace, se ne fregava. Ascolt Jack e Burt
discutere di Marte, ma pensava a Cody. Forse doveva vedere se il ragazzo
stava bene. Forse sbagliava, a starsene l seduto e a pensare che Cody riu-
scisse a cavarsela in ogni situazione. No, decise subito dopo, era meglio
che Cody contasse solo sulle proprie forze. A volte era un maledetto idiota,
ma duro come un artiglio. Poteva cavarsela. E poi, probabilmente era an-
dato al condominio, con quella sua banda. Tutti ragazzi affiatati come la-
dri, che si difendevano a vicenda. Non aveva di che preoccuparsi.
Inoltre, un po' d'asprezza avrebbe fatto bene a Cody. Le difficolt fanno
maturare i ragazzi. Lui era stato allevato a minacce e legnate. Cody si sa-
rebbe rafforzato, cos.
Gi, pens Curt. Strinse il collo della bottiglia fino a farsi sbiancare le
nocche. Rafforzato, proprio come il suo vecchio.
Non riusciva a ricordare l'ultima volta in cui aveva parlato a Cody senza
esplodere. Forse perch non sapeva come parlargli. Ma il ragazzo era te-
stardo e indisciplinato, nessuno riusciva a comunicare con lui. Tirava dritto
per la propria strada, giusta o sbagliata che fosse. Ma a volte, nel viso di
Cody, lui rivedeva Treasure, chiaro come il giorno, e soffriva come se l'a-
vessero preso a calci.
Ma erano pensieri inutili. Non gli giovavano a niente e gli davano solo il
mal di testa. Guard la bottiglia ambrata e il liquido che ancora vi restava:
sorrise, come se avesse rivisto un vecchio amico. Ma c'era una vena di tri-
stezza, in quel sorriso, perch le bottiglie piene finiscono sempre per svuo-
tarsi.
- Forse hanno delle caverne - diceva in quel momento Burt Keene. -
Sotto la superficie di Marte. Forse si sono nascosti l dentro, quando hanno
fatto le foto.
Curt stava per dirgli di smetterla di sparare stronzate, ma ud il tintinnio
delle bottiglie sugli scaffali dietro il banco.
Non fu un rumore forte, tanto che Jack e Burt non smisero di discutere.
Ma Curt l'aveva udito chiaramente e poco dopo lo ud di nuovo. Pos sul
banco la bottiglia e vide che il whisky sciaguattava. - Jack? - disse.
Blair non gli bad. - Ehi, Jack! - ripet Curt, a voce pi alta.
Jack lo guard, stufo di sopportarlo. - Che c'?
- Mi sembra il terremo...
All'improvviso il pavimento del Bob Wire Club si gonfi, con lo schioc-
co di tavoloni spezzati. Due biliardi si sollevarono di trenta centimetri e le
palle numerate saltarono via dal triangolo. Dietro il banco, bottiglie e bic-
chieri si ruppero rumorosamente. Jack fin lungo disteso e lo sgabello di
Curt si rovesci. Curt, con la schiena per terra, sent le assi del pavimento
sollevarsi come le spalle d'un cavallo selvaggio.
Il pavimento smise di tremare. Curt si alz a sedere, stordito, e vide una
scena orribile: dalla bottiglia rovesciata colavano per terra le ultime gocce
di Kentucky Gent.
Anche Harlan e Pete erano finiti lunghi distesi; Burt, mezzo soffocato,
tossiva e sputava goccioline. Harlan si alz sulle ginocchia. - Cosa ci ha
colpiti? - grid.
Ci fu un tonfo, come di maglio contro legno. Curt ud il rumore di chiodi
che saltavano via. - Laggi! - indic. E tutti videro che, tre metri pi in
l, un'asse del pavimento si sollevava. Il secondo colpo la scagli contro il
soffitto. Una mano sottile e un braccio sporsero dallo squarcio. Un'altra as-
se fu scalzata; la mano afferr il bordo di una terza e la strapp via. Ora
c'era spazio sufficiente perch una persona strisciasse fuori; tre secondi
dopo, una figura emerse dal pavimento.
- Gesummaria - mormor Jack, rialzandosi dietro il banco, con la
barba sporca di segatura.
La figura spinse fuori testa e spalle, poi i fianchi e un paio di gambe lun-
ghe e nude. Si tir in piedi.
Era una ragazza snella, bionda, carina, forse di sedici anni, con indosso
solo un reggiseno di pizzo e un paio di mutandine rosa con "Venerd" ri-
camato sul davanti. Si tese in tutta la sua altezza, mostrando le costole sot-
to la pelle chiara, con i capelli lucidi d'umido. Aveva un'espressione sere-
na, come se fosse abituata a entrare ogni notte nei bar passando dal pavi-
mento; con sguardo attento e gelido pass in rassegna i presenti.
- Sono morto - ansim Burt. - Non c' altra spiegazione.
Curt cerc di reggersi in piedi, ma le gambe si rifiutarono di sostenerlo.
Conosceva la ragazza, Laurie Rainey, che di pomeriggio lavorava al Pa-
perback Kastle, vicino alla panetteria; veniva spesso a comperare ciambel-
le alla marmellata d'uva. Era graziosa e a lui piaceva guardarla mangiare.
Riprov ad alzarsi, stavolta con successo.
La ragazza parl. - Ora mi direte tutto della bambina - disse, con una
forte e sonora cadenza texana e un sottofondo rauco e metallico. La pelle
era lucida, come velata di brillantina. - E me lo direte subito!
Nessuno apr bocca, nessuno si mosse. Laurie Rainey si guard intorno,
muovendo a scatti la testa, come se nel collo e nella spalle avesse ruote
dentate al posto dei muscoli.
- La bambina - ripet stupidamente Jack. - Quale bambina?
- Quella che  il guardiano. - Punt lo sguardo su Jack, che ebbe la
sensazione di scrutare due fosse piene di serpenti. - O parlate, o cambio
maniere.
- Laurie... - Il cervello di Curt tossicchiava come un motore appena
spento. - Cosa ci facevi, sotto il pavimento?
- Laurie. - La ragazza spost la testa in direzione di Curt. -  que-
sto, il nome del guardiano?
- No,  il tuo nome. Cristo, non sai nemmeno come ti chiami?
La ragazza non rispose. Batt lentamente le palpebre, elaborando l'in-
formazione, e serr le labbra con ira. - Non riusciamo a capirci - disse.
Si gir verso sinistra, con tre passi si accost al biliardo pi vicino e di
scatto lo rovesci, come se pesasse quanto un cartoccio di pannocchia. Il
biliardo vol dalla vetrata del Bob Wire Club e si fracass nel parcheggio,
riempiendo di schegge la Buick di Curt e il camioncino di Pete Griffin.
La ragazza and a passo deciso al secondo biliardo, strinse il pugno e
colp il rivestimento di panno verde, passandolo da parte a parte. Poi affer-
r il biliardo per un angolo e lo scagli in fondo alla sala, contro un paio di
flipper. Tutti rimasero a guardare, inebetiti; Jack Blair rischi di perdere i
sensi, perch sapeva che occorrevano tre uomini, per sollevare uno di quei
biliardi.
La ragazza mosse a scatti la testa e guard i danni. Non aveva segni sulle
mani e neppure il fiatone. Si gir verso gli uomini. - Adesso faremo una
bella chiacchierata - disse.
Burt Keene gua come un cane bastonato e si lanci verso la porta, ma fu
troppo lento. Mentre allungava la mano per afferrare la maniglia, con un
balzo la ragazza lo raggiunse, gli prese il polso e lo torse con un movimen-
to secco. Le ossa si spezzarono all'altezza del gomito e i bordi frastagliati
fuoruscirono dalla carne. Burt url, dibattendosi ancora per arrivare alla
porta; la ragazza diede uno strattone al braccio rotto e con l'altra mano vi-
br un colpo di taglio contro il viso. Il naso di Burt esplose e i denti gli sal-
tarono in gola. L'uomo cadde sulle ginocchia, col sangue che gli sgorgava
dal viso fracassato.
Dallo scomparto accanto al registratore di cassa Jack estrasse un fucile a
pallettoni. Mentre la ragazza si girava verso di lui, arm il cane e punt il
fucile. Non sapeva con che razza di mostro avesse a che fare, ma non vo-
leva finire come Burt. Premette il grilletto.
Il fucile tuon e s'impenn. Un foro grosso quanto un pugno comparve
nel ventre della ragazza, appena sopra il bordo degli slip; frammenti di
carne e di tessuto grigiastro schizzarono dalla schiena. La ragazza fu solle-
vata in aria e sbattuta contro la parete. Ricadde a terra e lasci una scia di
mucillagine grigia.
- Dio onnipotente! - grid Curt, nel silenzio che segu lo sparo. -
L'hai ammazzata!
Hal McCutchins raccolse una stecca da biliardo e pungol il corpo tre-
mante. Una sorta di groviglio di vermi si contorse nello stomaco squarcia-
to. - Signoriddio - disse Hal, con voce strozzata. - Le hai fatto salta-
re...
La ragazza si alz a sedere.
Prima che Hal si ritraesse, afferr la stecca e gliela strapp di mano, cos
rapidamente da bruciargli il palmo; con l'impugnatura appesantita dal
piombo lo colp alle ginocchia e gli ruppe le rotule. Hal cadde supino.
La ragazza si tir in piedi: dal ventre perdeva un fluido grigio e sulle
labbra aveva un ghigno malefico. La luce brill sugli aghi che le riempi-
vano la bocca. - Volete gioco pesante? - disse con voce stridula. - Be-
ne, vi accontento!
Con la parte smussata della stecca colp la testa di Hal McCutchins. La
stecca si spezz e il cranio di Hal si apr come una noce. Le gambe si di-
menarono in una danza di morte e il cervello rimase esposto alla luce.
- Spara! - url Curt. Ma gi il dito di Jack premeva il grilletto. La ra-
gazza, colpita al fianco, gir su se stessa e vol all'indietro. Una nebbiolina
grigiastra rimase sospesa nell'aria. Curt strill perch si ritrov sulla cami-
cia e sulle braccia frammenti di sostanza bagnata e appiccicosa. La creatu-
ra rovesci un tavolino, ma si raddrizz senza cadere a terra. Nella ferita al
fianco, le costole parevano fatte di metallo azzurrino, ma dallo squarcio al
ventre sporgeva un tratto spinoso d'intestino rossastro. La creatura avanz
verso il banco. Impugnava il manico scheggiato.
Jack armeggi per inserire nella camera di scoppio un'altra cartuccia.
Curt sgattaiol a quattro zampe sotto un tavolino. Harlan e Pete, stretti alla
parete, parevano insetti intrappolati contro la zanzariera.
Jack arm il cane e alz il fucile per sparare. La creatura lanci il pezzo
di stecca come un giavellotto. La punta penetr nella gola di Jack ed emer-
se dalla nuca, in uno schizzo di sangue. Le dita di Jack si contrassero sul
grilletto. I panettoni portarono via al mostro la parte destra del viso, aspor-
tarono tessuto grigio e muscolo rossastro, esposero l'osso della mandibola,
di metallo azzurrino. L'occhio destro si rovesci, mostrando solo il bianco.
Jack, soffocato dal sangue, si artigli la gola e cadde dietro il banco.
- Via! Via! - gridava istericamente Pete, ma Harlan prese una sedia e
la scagli contro la mostruosa creatura. Quest'ultima non bad alla sedia e
si lanci alla carica; afferr per il collo Harlan e lo sollev da terra. Gli
torse la testa, con la stessa facilit con cui si torce il collo a una gallina. Il
viso di Harlan divenne cianotico, l'attimo prima che l'osso si spezzasse.
Pete cadde in ginocchio, a mani alzate per supplicare piet. - Ti pre-
go... oddio, non uccidermi! Ti prego, non uccidermi!
La creatura butt da parte come un sacco vecchio il cadavere di Harlan
Nugent e fiss negli occhi Pete. Sorrise, nonostante il liquido grigiastro
che le sgorgava dalla ferita in viso; afferr Pete per le braccia, gli piant il
piede contro il petto e diede uno strattone.
Tutt'e due le braccia si staccarono dagli incavi. Il torace, scosso da spa-
simi, cadde a terra. Le labbra di Pete si mossero ancora, ma ne usc solo un
mormorio sconvolto.
Sotto il tavolino, Curt sent il sapore del sangue: per non urlare si era
morsicato la lingua. Le tenebre dell'incoscienza, simili a un fiume profon-
do e invitante, lo attiravano. La creatura tenne davanti a s le braccia di Pe-
te Griffin, come se studiasse anatomia. Le dita di Pete continuavano a ser-
rarsi e ad aprirsi; il sangue picchiettava l'assito come scroscio di pioggia.
Ora tocca a me, pens Curt; Dio m'aiuti, tocca a me.
O restava dov'era, o tentava la fuga: non aveva molta scelta. Prese di ta-
sca le chiavi dell'auto. Ci fu un tintinnio. La testa del mostro ruot in una
posizione impossibile, tanto che la faccia venne a trovarsi al posto della
nuca. L'unico occhio inquadr il bersaglio.
Curt schizz da sotto il tavolino e si lanci di corsa verso la vetrina fra-
cassata. Ud due tonfi, quando la creatura lasci cadere le braccia di Pete, e
poi il rumore d'un tavolino rovesciato: il mostro lo inseguiva. Con un balzo
a capofitto Curt varc la vetrina, come chi si tuffa attraverso un cerchio;
atterr carponi e strisci freneticamente verso la Buick. Si sent afferrare
per la camicia: il mostro l'aveva raggiunto.
Reag d'istinto. Con la sinistra prese una manciata di sabbia e la scagli
contro il viso maciullato di Laurie Rainey.
Accecato, il mostro gli strapp la camicia e con l'altra mano gli vibr
una sventola. Curt si scans, vide lo scintillio di unghie seghettate che gli
sfioravano il viso. Tir un calcio, colp la creatura allo sterno, ritrasse la
gamba prima che quella l'afferrasse. Scatt in piedi e si mise a correre; rag-
giunse la macchina, si mise al volante, infil la chiave d'avviamento.
Il motore emise il brontolio di protesta di quando non aveva voglia di
partire, ma stavolta parve il tonfo d'un pugno sul coperchio d'una bara. -
Parti, maledetto! - rugg Curt e premette l'acceleratore fino in fondo. La
marmitta erutt fumo nerastro, il brontolio del motore si mut in un rin-
ghio, la Buick scatt a marcia indietro. Ma non abbastanza velocemente.
La creatura si lanci all'inseguimento e attravers con lo scatto d'un cen-
tometrista olimpionico il parcheggio del Bob Wire Club. Mentre le gomme
urtavano il marciapiede della Statale 67, Curt lott col volante nel tentativo
di girare l'auto in direzione di Inferno. Ma il mostro aveva quasi raggiunto
la macchina. Curt inser di forza la prima e acceler nel tentativo di travol-
gerlo. L'attimo prima dell'urto, il mostro spicc un balzo, afferr il bordo
del tettuccio e strisci sopra la macchina.
Curt sterz a destra e a sinistra, nel tentativo di sbalzarlo via. Il mostro
mantenne la presa. Curt acceler a tavoletta. Accese i fari: nel bagliore
verdastro del cruscotto, l'ago del contachilometri balz oltre i sessanta.
Curt cap d'essere nella direzione sbagliata, nord anzich sud, ma era trop-
po atterrito e mantenne il piede sull'acceleratore. Agli ottanta, le vibrazioni
delle gomme lisce minacciarono di strappargli di mano il volante; ai no-
vanta, il vecchio motore cominci a sibilare dalle guarnizioni.
Un colpo sordo risuon contro il tettuccio; nella lamiera spunt una bol-
la. La creatura cercava di afferrare Curt nonostante l'ostacolo. Colp ancora
il tettuccio, provocando una seconda ammaccatura. Infil la mano nell'auto
e cerc di scoperchiarla. Alcune viti saltarono via. Segu un gemito di me-
tallo arrugginito: la creatura piegava il tettuccio come il coperchio d'una
scatola di sardine. Sul parabrezza comparve una crepa a zigzag.
Con un ruggito al limite delle proprie capacit, il motore raggiunse i
centodieci e port via Curt lungo la Statale 67.
38
Le vie di Inferno
Nei sette minuti da quando aveva lasciato Cody Lockett, Daufin non vi-
de altri esseri umani per le vie di Inferno. Era tornata alla casa di Tom, Jes-
sie e Ray: la porta non era chiusa a chiave, ma in casa non c'era nessuno.
Daufin prov ad aprire la porta di altre due abitazioni; la prima era chiusa
a chiave; la seconda casa era deserta. Il buio s'infittiva e Daufin scopr che
gli occhi umani avevano un campo visivo molto limitato. Si sentiva brucia-
re e lacrimare i suoi, a causa della foschia marrone, e riusciva a vedere in-
torno a s solo per una decina di metri. Continu a percorrere Celeste
Street in cerca d'aiuto.
Tra il fumo si avvicinavano due luci. Daufin si ferm ad aspettare. Dal
rumore cap che si trattava del rozzo veicolo spinto da motore a combu-
stione interna, detto automobile. Ma l'auto rallent e svolt a destra; le
macchie rosse dei fanalini di coda si allontanarono rapidamente. Daufin
corse dietro all'auto, nel pezzo di terreno sabbioso dove quella sera si era
nascosta sotto il guscio protettivo e aveva incontrato la creatura Sarge
Dennison. Un altro paio di fari pass lungo Celeste Street, diretto a est, ma
a velocit troppo alta. Intanto lei era arrivata in Cobre Road. Riprese a cor-
rere nella direzione della prima auto; nel giro di qualche istante scorse di
nuovo i puntini rossi dei fanalini di coda, proprio all'inizio della via.
L'auto era ferma, ma il motore rombava ugualmente. Daufin si avvicin:
le portiere del veicolo erano spalancate, ma non si vedeva nessuno. Un
piccolo rettangolo fissato sul retro del veicolo portava una scritta: CADE-
1. L'auto era parcheggiata davanti a un edificio le cui aperture per la luce -
finestre, si chiamavano - avevano i vetri rotti; anche la porta era spalanca-
ta. In alto, un riquadro con una scritta identificava l'edificio: FERRA-
MENTA INFERNO.
- Il locale  stato ripulito - disse Rick a Zorro, nel retro dell'edificio.
Aveva trovato una torcia elettrica con le relative batterie e illuminava il
banco di vetro, ora fracassato, dove erano esposte le pistole. Delle otto so-
litamente in vetrina non ne restava neppure una. - Qualcuno ha derubato
il signor Luttrell. - Punt il raggio luminoso sulla rastrelliera che prima
conteneva sei carabine: anche queste erano scomparse. I lucchetti erano
stati forzati a colpi d'ascia o di machete. Dagli scaffali mancavano pure le
scatole di munizioni; solo qualche cartuccia sparsa riflett il raggio lumi-
noso.
- Se vogliamo un fucile, dobbiamo cercare in un altro posto - disse
Zorro. - Muoviamo il culo e torniamo dall'altra parte.
- Un momento. Il signor Luttrell tiene in ufficio una pistola. - Rick
varc la porta girevole ed entr nel magazzino; Zorro lo segu. L'ufficio
era chiuso a chiave, ma con due calci Rick spalanc la porta e and alla
scrivania, ingombra di carte. Anche i cassetti erano chiusi a chiave. Rick
torn nel magazzino e trov una scatola di cacciaviti; con l'aiuto di Zorro
si mise a forzare i cassetti. Nell'ultimo, sotto una pila di Playboy con le pa-
gine piene d'orecchie, c'era una .38 carica e una scatola di proiettili di scor-
ta. All'ospedale, Rick e Zorro avevano ascoltato la storia del colonnello
Rhodes a proposito delle due navi spaziali e delle creature chiamate Daufin
e Stinger. Rick sentiva ancora intorno alla gola le viscide scaglie della co-
da di Stinger e non intendeva tornare a Bordertown senza una pistola. La
Zanna di Ges non reggeva certo il confronto con una Smith & Wesson.
- Andiamo via, amico! - lo incit Zorro, nervoso. - Hai trovato quel
che cercavi!
- Giusto. - Uscirono dall'ufficio e varcarono di nuovo la porta del
magazzino. All'improvviso, dal negozio provenne un fracasso che li lasci
col cuore in gola. Zorro mand un gemito di terrore; Rick tolse alla .38 la
sicura e arm il cane. Mosse intorno a s la torcia, seguendo con la rivol-
tella il raggio luminoso.
Non vide nessuno. Forse un altro, come loro, era venuto a cercare armi
da fuoco. Si augur che fosse la spiegazione giusta. - Chi c'? - grid.
Scorse sulla sinistra un movimento. Spost la torcia e inquadr gli scaf-
fali dove erano tenuti rotoli di corda e di fil di ferro. - Ho una pistola! -
avvert. - Ti faccio un buco in... - Si blocc, perch il raggio luminoso
l'aveva trovata.
Era l, ferma; reggeva fra le mani un rotolo di corda. Il fracasso era stato
provocato da una matassa di filo di rame che, cadendo dallo scaffale, ave-
va rovesciato una serie di barattoli di chiodi. Indossava una T-shirt Jetson
tutta impolverata e blue-jeans, proprio come aveva detto il colonnello
Rhodes. Il viso era quello della figlia degli Hammond. Ma dietro quella
faccia, secondo Rhodes, c'era una creatura aliena chiamata Daufin. Era la
bambina che il mostro nel deposito di Cade cercava. - Non ti muovere -
disse Rick. Si sent soffocare. Aveva un tale batticuore da sentire nelle o-
recchie il rombo del sangue. - Ho una pistola - ripet; ma la destra gli
tremava.
- Cody Lockett ha bisogno d'aiuto - disse con calma Daufin, soc-
chiudendo gli occhi nella luce intensa. Nei banchi di memoria trov il ter-
mine "pistola" e identific l'oggetto come un'arma primitiva che funziona-
va mediante percussione di una capsula. Dalla voce cap che anche quel-
l'essere umano era terrorizzato, perci rimase immobile.
-  lei! - bisbigli Zorro. Si sent piegare le ginocchia. - Oh, Cristo,
 proprio lei!
- Che ci fai, qui? - domand Rick, senza togliere il dito dal grilletto.
- Ho visto il vostro veicolo. Vi ho seguiti. Cody Lockett ha bisogno
d'aiuto. Venite con me?
Rick impieg qualche secondo a capire il significato delle parole. - Co-
sa gli  successo?
-  caduto. Di sotto.
- Di sotto dove?
Daufin ricord il nome con cui Cody Lockett aveva chiamato l'abitante
della casa e lo pronunci con difficolt: - La casa della signora Stel-len-
berg. Vi guido io.
- Per niente! - disse Zorro. - Noi ce ne torniamo a Bordertown!
Giusto, Rick?
Rck non rispose. Non era sicuro d'avere capito bene. A sentire la creatu-
ra, pareva che Lockett fosse caduto sotto una casa. - Sai a che profondit
si trova?
- Quattro metri e dieci centimetri, misura terrestre. Calcolo con ap-
prossimazione di cinque centimetri in pi o in meno.
- Ah.
- A vista calcolo che questa fune  lunga quattro metri e mezzo. - Al-
z a fatica il pesante rotolo di corda tirato gi dallo scaffale. - Mi aiutere-
te?
- Lascia perdere Lockett, amico! - obiett Zorro. - Torniamo dai
nostri!
Daufin non cap il motivo del rifiuto. - Cody Lockett non  uno dei vo-
stri?
- No - disse Rick. -  un 'Gade. Noi siamo Rattlers... - Si blocc,
rendendosi conto di quanto una frase del genere suonasse sciocca a una
creatura d'un altro pianeta. -  diverso.
- Cody Lockett  un essere umano. Voi siete esseri umani. Qual  la
differenza?
- La nostra gente vive al di l del fiume - disse Zorro. - Ed  l che
andiamo. - Percorse il corridoio centrale fino alla porta, ma si ferm sulla
soglia, vedendo che Rick non lo seguiva. - Vieni via, amico!
Rick punt sul viso della bambina il raggio della torcia. Lei rimase a
guardare, in attesa di una risposta. Per Rick, Cody Lockett non era niente,
eppure... pareva proprio che fossero tutti nella stessa bagna. La griglia a-
veva intrappolato Renegades e Rattlers insieme.
- Per favore - disse Daufin.
Rick sospir e abbass la .38. - Torna alla chiesa - disse a Zorro. -
Di' a Paloma che sto bene.
- Sei fuori di testa! Lockett non farebbe una merda, per te!
- Pu darsi, ma io non sono Lockett. Vai avanti, prendi l'auto. Ti rag-
giungo appena posso.
Zorro inizi a protestare ancora, ma se Rick prendeva una decisione,
nessuno gliel'avrebbe fatta cambiare, e lui lo sapeva. - Maledetto stupido!
- borbott. Poi, a voce pi alta: - Attento al culo. Capito?
- Capito - rispose Rick. Zorro si mise al volante della Mercedes di
Cade e si diresse al ponte.
- Bene - disse Rick a Daufin, quando la Mercedes scomparve ed era
troppo tardi per i ripensamenti. - Portami da lui.
...
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....
FINE Parte 2.